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 2011  agosto 16 Martedì calendario

FARE Giano dell’Umbria, 15 agosto 2011 - LACRIME amare, in un torrido Ferragosto diventato di gelo, per i familiari di Antonio Venanzi, 43 anni, direttore della filiale Unicredit di Narni Scalo

FARE Giano dell’Umbria, 15 agosto 2011 - LACRIME amare, in un torrido Ferragosto diventato di gelo, per i familiari di Antonio Venanzi, 43 anni, direttore della filiale Unicredit di Narni Scalo. L’uomo, sabato pomeriggio, si è allontanato da casa con l’auto, in compagnia della sua pistola, ha parcheggiato in un luogo appartato e si è ucciso con un colpo alla tempia. I familiari di Venanzi, ieri, erano chiusi in casa, sconvolti, confortati da amici e parenti e dal parroco della vicina chiesa di San Francesco, don Emo Moretti. Nella palazzina rosa dove l’uomo risiedeva con la moglie e la figlia di dieci anni, le serrande sono chiuse. Lacrime e interrogativi si consumano a casa della madre della signora Venanzi, che abita sempre a Bastardo di Giano e, raggiunta telefonicamente, dice con voce rotta: «Non ce la sentiamo di parlare, è un momento terribile, siamo sconvolti». Una tragedia maturata in un contesto inquietante. «Non reggo più allo stress dell’indagine». Questo e altro avrebbe lasciato scritto Venanzi prima di premere il grilletto in quell’area di sosta al riparo da occhi indiscreti, a Cimacolle di Massa Martana, un piccolo slargo sotto gli alberi, immerso nel verde, lontano dalle case. «La famiglia è sconvolta — ha detto don Emo —, non si aspettavano una tragedia di questo genere. La moglie era al corrente ovviamente delle preoccupazioni del marito legate al suo lavoro e all’indagine di cui si è parlato in queste ore, ma non avrebbe mai pensato ad un gesto simile». L’uomo aveva avuto a quanto sembra anche dei problemi di salute, ma non di tale emergenza da giustificare un gesto estremo. «Venanzi veniva abbastanza spesso in chiesa con la famiglia, faceva la comunione — racconta ancora il parroco — ed era conosciuto come una persona seria, con una sua integrità. Mi capitava anche di incrociarlo quando veniva a riprendere la figlia al catechismo, una persona tranquilla. La sensazione dei familiari è che sia stata proprio l’angoscia dell’indagine, per una persona perbene come lui, ad averlo schiacciato, toccato profondamente». «Non ce la faccio più, mi sento perseguitato», avrebbe detto Venanzi nelle tre lettere-memoriale scritte prima di morire, una indirizzata alla moglie, una ad un’amica e la terza piena di riferimenti a quell’inchiesta della Procura di Terni, che più volte lo aveva chiamato in causa come testimone. Non era indagato Venanzi, ma forse si era convinto che, suo malgrado, in quell’inchiesta rischiava di finirci dentro. Gli inquirenti sembrano convinti che la morte del bancario sia correlata a quella del commercialista ternano Gianluca Boninsegni, che si era ucciso gettandosi da un ponte, a Narni. Per quella vicenda erano stati arrestati gli imprenditori Gianni Rossi e Andrea Palmieri. I rilievi sul luogo del suicidio di Venanzi sono stati effettuati dai carabinieri di Todi, non è escluso che si proceda con l’autopsia, al momento non è stato possibili fissare la data del funerale. Patrizia Peppoloni