Nicola Lombardozzi, la Repubblica 14/8/2011, 14 agosto 2011
IOSIF BRODSKIJ, GENIO RAGAZZINO IMMUNE AL POTERE
Qualche schizzo, due tratti di penna, un paio di figurine leggere che sdrammatizzano la profondità dei versi. Al secondo piano di Litejnj Prospekt 24/27, in un palazzo che risuonò a lungo di rime vietate e di critiche coraggiose al regime sovietico, i foglietti con i disegni improvvisati di Iosif Brodskij sono il tesoro più atteso. Dopo una mostra itinerante durata quasi un anno, i bozzetti del poeta diventeranno l´attrazione principale della casa museo in tormentato allestimento da oltre dieci anni. Poeta e dunque «parassita» per le logiche di regime, condannato ai lavori forzati e poi a una vita da esiliato, Brodskij è adesso uno degli autori più amati dai russi. Anche per questo il comune di San Pietroburgo si aspetta un grande successo dalla prossima apertura del museo a lui dedicato, allestito proprio nelle due camere dell´appartamento all´interno 28, in cui il poeta viveva con la famiglia, all´interno di una kommunalka, le abitazioni collettive del sistema sovietico. Anni difficili ma fecondi nei «dieci metri quadri più felici della mia vita» come egli stesso li definì successivamente quando si divideva, famoso e celebrato premio Nobel, tra l´Europa e gli Stati Uniti.
L´anteprima, del resto, ha dato già l´idea dell´amore e della curiosità del pubblico: in migliaia sono arrivati da tutta la Russia per la mostra "Orologio a polvere" allestita qualche mese fa in una sala della Biblioteca nazionale con una raccolta inedita o quasi, di disegni, schizzi, bozzetti di Brodskij raccolti con un lungo lavoro in giro per il mondo, tra gli amici del poeta e varie collezioni private. In molti hanno scoperto quello che si sapeva da tempo. Oltre che uno dei più straordinari poeti del Novecento, Brodskij era un ottimo disegnatore. Amava adornare i suoi manoscritti con schizzi improvvisati così come faceva del resto il suo punto di riferimento culturale più forte, Aleksandr Pushkin, padre immortale della letteratura russa. La capacità tecnica la si vede a cominciare dalla pagelle dei primi anni di scuola dove Brodskij disegnava accanto al voto 3 (sufficiente) degli elaborati e decoratissimi numeri 5 (ottimo).
E poi gatti, fiori, autoritratti in tunica romana con tanto di corona d´alloro, proprio come alcuni ritrovati a margine dei manoscritti di Pushkin, adornano i foglietti con le poesie più tristi e dolorose. Un sorriso e un po´ di autoironia per allontanare la malinconia. Perfino sul foglio dove scrisse «La vecchia sta da sola alla finestra...», una delle poesie più cupe su una donna "dekulakizzata" finita in un gulag con tre figlie, disegnò se stesso come un giovane dal sorriso presuntuoso che guarda compiaciuto i suoi versi con un fiore nella cintura dei pantaloni.
E mentre già alla vigilia dell´esilio il successo delle sue poesie diffuse in samizdat (le pubblicazioni clandestine) gli conferiva un ruolo fondamentale nella poesia russa di tutti i tempi, disegnava una vignetta che ridimensionasse la sua autostima crescente: Pushkin vi è ritratto solenne a bordo di una elegante carrozza trascinata da un cavallo con la faccia di Brodskij con tanto di sigaretta tra le labbra. Il cielo è stellato e un vigile urbano rivolge allo strano convoglio un saluto militare.
Lo sfogo del disegno servì soprattutto per rendere più sopportabili i diciotto mesi di lavori forzati impostigli dal regime in una cittadina del nord siberiano nei pressi di Arkangel. In una lettera da inviare ai genitori per tranquillizzarli disegna se stesso in forma di centauro mentre trascina un aratro. Ai margini, perfino il filo spinato e le torrette d´avvistamento dei guardiani hanno un´aria rassicurante da cartone animato.
Poi l´esilio, la fama, e disegni meno complessi e più leggeri: tanti gatti ancora, fiori, caravelle con vele e bandiere al vento. Secondo la sua decisa volontà di minimizzare le sue sofferenze, di non sentirsi l´unica vittima di un sistema ottuso e prevaricatore: «Qualunque boat-people o tutti quei venditori di accendini che vengono da chissà quale paese, hanno un´esperienza dell´esilio ben più drammatica della mia». Tutti i disegni, quelli simbolici e quelli di puro divertimento arriveranno presto ad arredare le due stanze dell´ex kommunalka. Insieme al celebre dialogo tra il poeta e il suo giudice nel processo che portò alla sua condanna.
Giudice: «Qual è la tua professione?»
Brodskij: «Traduttore e poeta».
Giudice: «Chi ti ha riconosciuto come poeta? Chi ti ha arruolato nei ranghi dei poeti?»
Brodskij: «Nessuno. Chi mi ha arruolato nei ranghi del genere umano?»