Varie, 15 agosto 2011
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 15 AGOSTO 2011
«Caro Vasco, nell’agosto delle vacanze generali lei è arrivato come uragano, sconvolgendo tutti i cerimoniali e distruggendo i filtri della comunicazione. I media la ringraziano: ogni giorno fa notizia, senza intermediari» (Marinella Venegoni). [1]
Il 26 giugno Vasco Rossi, «forse l’artista che dopo Modugno ha dato la scossa più violenta alla musica leggera italiana» (Paolo Giordano) [2] ha annunciato via Tg1 il suo ritiro «da rockstar» [3], il 6 agosto ha fatto scalpore confessando via facebook la sua depressione («un velo opaco, grigio su ogni cosa») [4], nel frattempo ha attaccato più d’una volta il collega rivale Ligabue: «Penso che sia un bicchiere di talento in un mare di presunzione», «deve mangiare ancora un po’ di polenta prima di potersi confrontare con me». ecc. [5]
«Sono qui in rappresentanza del mito» è il motto del rocker numero uno d’Italia. Giuseppe Videtti: «Per Vasco Rossi prendere le distanze dal personaggio che sul fronte del palco è venerato come un eroe era diventato un esorcismo, il mantra che lo faceva restare coi piedi per terra perché, come ci disse una volta, “in questo mestiere non ci sono certezze, oggi sei nell´Olimpo, domani nella polvere”. Il 26 giugno ai 2,2 milioni di fan che lo seguono su Facebook raccomandava: “Questa sera va in onda alle 23,30 su RaiUno Vasco registrato ad Ancona. Intervista e dichiarazioni a sorpresa”. Il clamoroso annuncio del Blasco a Vincenzo Mollica era arrivato intorno alla mezzanotte: “Dichiaro felicemente conclusa la mia straordinaria, trentennale attività di rockstar. Continuerò a scrivere canzoni, magari anche a fare concerti, non è che mi ritiro, ma a sessant’anni uno non può più fare la rockstar. Questo è il mio ultimo tour”» (l’intervista era stata registrata il 5 giugno ad Ancona, data zero). [6]
Anche se le performance degli ultimi concerti a qualcuno sono parse sottotono («il peggiore quello del 22 giugno scorso a San Siro, quando si è presentato sul palco in ritardo di un’ora e un quarto, tagliando canzoni dalla scaletta» ha scritto Michela Proietti sul Corriere della Sera [7]), gli ultimi exploit di Vasco non giustificano il ritiro: l’ennesimo album di successo, “Vivere o niente”, per settimane in testa alle classifiche, quattro concerti milanesi che hanno richiamato più di 250 mila persone, due sold out all’Olimpico di Roma. [6] Venegoni: «Come un atleta che si ritiri dopo una medaglia d’oro alle Olimpiadi. Ventun anni alla cima delle attenzioni negli stadi, a partire dal 1990, quando in una botta sbaragliò Rolling Stones e Madonna nelle prevendite. Da allora mai un’incertezza c’è stata nell’incredibile progressione del suo successo. Usciva da anni difficili, aveva conosciuto la droga e la galera, aveva sofferto. Ma uscivano cifre pazzesche di biglietti venduti e di fans». [8]
Giunto alla soglia dei sessanta anni (li compirà il prossimo 7 febbraio), Vasco ha sentito il bisogno di mettere un punto. Videtti: «Le sue dichiarazioni assomigliano più a quelle di Cher e Tina Turner (che hanno prolungato per anni i loro Farewell Tour – e ancora sono vive, vegete e velleitarie) che a un definitivo addio, alla Greta Garbo per intenderci». [6] Negli ultimi giorni Vasco ha ribadito che non smettera «di scrivere canzoni e di cantarle e non smetterò di fare concerti... Insomma non mi sono ritirato, dimesso non vado in pensione. Voglio cambiare la “forma” non la “sostanza”». Venegoni: «Lo cercheremo nei teatrini alla Longiano? Dovremo prenotare i posti l’anno prima? Si metterà la cravatta? E farà finalmente concerti tutti acustici, come già prova ora allo stadio, in quei siparietti dove sta con la gamba sulla sedia e la chitarra in mano?». [8] Vasco: «Farò concerti all’improvviso. Arrivo in un posto, mi metto a suonare e chi c’è c’è». Già in passato aveva fatto dichiarazioni a effetto di questi tipo. Andrea Laffranchi: «Nel 2007 si era detto “stanco” di fare album e aveva annunciato che di lì in poi avrebbe pubblicato una canzone alla volta. Sappiamo bene come è andata». [3]
«Lui fa ogni cosa nel miglior modo possibile, ma a un certo punto si annoia e ha paura di non riuscire a reinventarsi un futuro». Gaetano Curreri, voce e leader degli Stadio, grande amico di Vasco: «Avevamo 25 anni e lui faceva il dj alla radio. Lo faceva benissimo, era diventato un numero uno nel settore. E un giorno mi chiese: “Secondo te io a 31 anni farò ancora il dj? Perché se a 31 anni fai ancora il dj allora vuol dire che sei proprio cretino”. Ecco lui guardava avanti e nel tempo è riuscito a conquistarsi un ruolo nel mondo del rock che nessun altro artista era mai riuscito a raggiungere in Italia. Lui si muove con una particolare sagacia. Basti pensare a quando si è dedicato a un team motociclistico portandolo a vincere il campionato del mondo. Per non parlare di quando scrive per gli altri: ha la destrezza di un sarto, cuce addosso la canzone». [9]
Quando il 6 agosto Vasco ha confessato la sua depressione, era reduce dal ricovero nella clinica privata Villalba, sui colli bolognesi (19 luglio-1 agosto). Ernesto Assante: «Vasco sta male. Vasco è in coma. Droga, sesso, rock’n’oll. Basta che si sparga la voce di un malanno, di un malessere, di un problema di salute e immediatamente le voci sullo stato di salute di Vasco Rossi, nonostante le smentite arrivate da portavoce e sito Internet, si gonfiano a dismisura. Ad alimentarle il tam tam incessante dei siti dei fan». Il problema sta in una massa tra la spalla e il collo che spingendo contro le ossa gli ha fatto rompere una costola e scheggiarne un’altra (complice lo sforzo dei concerti). [10] La prima preoccupazione era che si trattasse di un tumore, «ma dopo tutti gli esami lo hanno finalmente escluso»: «Io, che sono un medico della domenica, credo sia colpa del cortisone che ho preso durante i concerti, rende fragili le ossa». [11]
Quanto alla depressione, Vasco ha confidato ai fan un momento di tristezza avuto nel 2001: «Era morto prima Massimo Riva, il mio chitarrista, poi un mio carissimo amico d’infanzia, mi sentivo un sopravvissuto, niente mi sembrava più importante, e ho preso pastiglie antidepressive, blande, dosi minime, un calmante e delle vitamine, un momento che ho superato». [11] L’ex manager Enrico Rovelli. «Il male di vivere è da sempre il suo tormento. Durante la degenza in clinica gli ho inviato un messaggio d’amicizia, al quale non ha risposto. Vasco è un uomo che teme più di tutto il resto la solitudine e alla fine, per paradosso, finisce per cederle». Proietti: «Il racconto è quello di una persona mai del tutto pacificata con la fama, non capace di godere del successo, trasgressivo quanto basta da scambiare il giorno per la notte e rimanere sveglio fino all’alba senza un perché». [7]
«Poiché nel suo mondo niente succede per niente, ci sarà un motivo per cui la canzone del momento che riempie vascorossi.net canta: “Io non ho più voglia di fare finta/ che vada tutto bene solo perché “è”/ guardami/ io sono qui/ e te lo voglio urlare/ io sto male...”, eccetera» (Venegoni). [8] Franco Giubilei: «Per reggere la “Vita spericolata” serve benzina, per esporsi davanti a migliaia di persone servono barriere, per affrontare i mass media serve la pelle dura che un artista per sua natura spesso non ha. E allora giù di cocaina e superalcolici, i guai con la giustizia, la fama di ribelle e fottuto che cresce. Storie vecchie, storie degli anni Ottanta, ma intanto il tempo corre, siamo nel 2004 e la maturità sembra raggiunta: il grande successo che lo consacra unica rockstar italiana si accompagna all’apparente sensazione di un nuovo equilibrio personale, eppure il senso di tutta la vicenda continua a sfuggire se Vasco sente il bisogno di cantare: “Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha”». [12]
Vasco non ha mai nascosto la sua depressione. Giubilei: «Ma di recente dev’essergli successo qualcosa di serio per aver sentito il bisogno di spiegarsi non con una canzone, ma con una lettera su Facebook». [12] Rovelli: «Se questo è il suo stato d’animo attuale, ha fatto bene a condividerlo con il pubblico. Le persone di cui si fida di più sono la madre e la zia, oltre alla moglie Laura, che ha accettato di salire con lui in un ottovolante di emozioni. Stargli vicino è anche doloroso». [7] Adesso Vasco si sfoga via facebook con «due milioni e trecentomila persone, una potenza di comunicazione immensa». [11] Dice che il social network gli ricorda i tempi della radio: «Mi diverto, mi passo il tempo e comunico direttamente. A tutti quelli che dicono che sono impazzito, dovrei smettere e addirittura che questo sia un segnale di un malessere, una crisi di senilità, un segno di declino e tutte le cretinate possibili, rispondo che: ai miei fans fa piacere questa mia quotidiana presenza sul web. E a me, sinceramente, interessano solo loro!». [1]
«Depresso o no, incazzato o no, Vasco Rossi è precipitato in quella fossa delle Marianne che è il web sezione social network, uno scivolo senza filtri che impedisce la riflessione e butta lì tutto en plein air , anche ciò che magari, sedimentandosi, semplicemente non (r)esisterebbe» (Giordano). [2] Andrea Scanzi: «Di fronte ai suoi ormai ciclici fiumi in piena, in cui da una parte attacca la stampa e dall’altra la usa genialmente (come ha sempre fatto), le reazioni sono tre. Il timore per una condizione psicofisica problematica, dalla “macchia nera sopra il polmone” agli sfoghi – su Face-book, sui quotidiani: ovunque – in cui il primo desiderio sembra quello di ribadire, anzitutto a se stesso, di esistere. Vivo e, in quanto pubblicamente fragile, a suo modo invulnerabile». [12]
«C’è poi l’imbarazzo di assistere, per desiderio ostentato del protagonista, al calvario esistenziale di una figura che rinuncia al ruolo di vip per presentarsi come uomo: ferito, malato, indomito». Scanzi: «E poi il terzo aspetto: la capacità di rompere “le vecchie e obsolete leggi del business” (e degli uffici stampa). Il Vasco attuale non è irraggiungibile: cerca, al contrario, il sistematico confronto diretto. Una rivoluzione, a suo modo: il suo atto più dichiaratamente rock degli ultimi anni. Che però, a lungo termine, può ritorcerglisi contro. Quando esterni a raffica, vieni presto a noia e prima o poi – prima – qualcuno ti prende per pazzo. A lungo andare noioso. E allora ti butta via». [12] Giordano: «Magari, dice qualcuno usando un termine da brivido, sta soltanto “destrutturando” la sua leggenda. Fosse così, passi. Ma no che non lo è». [2]
Note: [1] Marinella Venegoni, La Stampa 11/8; [2] Paolo Giordano, Il Giornale 7/8; [3] Andrea Laffranchi, Corriere della Sera 27/6; [4] Silvia Fumarola, la Repubblica 7/8; [5] La Stampa 8/8, Marinella Venegoni, La Stampa 27/6; [6] Giuseppe Videtti, la Repubblica 27/6; [7] Michela Proietti, Corriere della Sera 7/8; [8] Marinella Venegoni, La Stampa 27/6; [9] Mario Luzzatto Fegiz, Corriere della Sera 7/8; [10] Ernesto Assante, la Repubblica 23/7; [11] Ernesto Assante, la Repubblica 11/8; [12] Andrea Scanzi, il Fatto Quotidiano 12/8.