Nino Materi, il Giornale 8/8/2011, 8 agosto 2011
Quando il papà del piccolo Mané portò quello scricciolo al provino organizzato dallo Sport Club Pau Grande, il mister delle giovanili allargò le braccia sentenziando: «Con quel corpo stortignaccolo, tuo figlio non potrà mai diventare un calciatore»
Quando il papà del piccolo Mané portò quello scricciolo al provino organizzato dallo Sport Club Pau Grande, il mister delle giovanili allargò le braccia sentenziando: «Con quel corpo stortignaccolo, tuo figlio non potrà mai diventare un calciatore». Il padre, sconsolato, abbassò lo sguardo e disse a Mané: «Te l’avevo detto... ». Mané era l’abbreviazione di Manoel Francisco dos Santos, meglio noto con lo pseudonimo di Garrincha: cioè lo stesso atleta che sarebbe diventato il Dio del dribbling più celebrato al mondo. Anche campioni del calibro di Del Piero, Baggio, Mancini eccetera furono guardati - da ragazzini - con una certa diffidenza, per via di un fisico da «schiappa»: chi troppo magro, chi troppo basso, chi troppo gracile (Nino Materi, il Giornale 8/8/2011). Altri personaggi liquidati in in quattro e quattr’otto, a inizio carriera, da frettolosi esaminatori: Adriano Celentano («stonato»), Naomi Campbell («le top model di colore non vanno bene»), Alberto Sordi («non idoneo per fare l’attore»). Perfino Leonardo da Vinci fu catalogato nei primi anni di studio come soggetto «non particolarmente dotato». Stessa sorte per Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio che dovettero faticare non poco per trovare un posto «a bottega». Mentre Einstein fu bocciato in fisica e matematica.