Sissi Bellomo, Il Sole 24 Ore 12/8/2011, 12 agosto 2011
TRA ORO E PLATINO «DERBY DEI PREZIOSI» MA IL LINGOTTO RISCHIA
Sul mercato dell’oro è suonato un campanello d’allarme. Non il primo, a dire la verità, perché la corsa al rialzo del metallo giallo è diventata talmente sfrenata negli ultimi giorni (quasi il 10% in quattro sedute questa settimana) da aver evidenziato sui grafici parecchi segnali anticipatori di correzione, come l’insolito sorpasso del valore del platino: un’inversione molto rara, che in passato è stata spesso rettificata attraverso forti vendite di oro.
Il campanello di ieri è però particolarmente significativo. Perché a suonarlo è stato il Cme Group: il gruppo che controlla la borsa dei futures sull’oro, il Comex di New York, ha decretato un rialzo dei margini di garanzia per gli operatori speculativi. E che rialzo. Gli investitori per "scommettere" sull’oro da oggi dovranno depositare un margine iniziale di 5.500 dollari per ogni contratto (corrispondente a 100 once d’oro), mentre il margine cosiddetto di mantenimento sale a 7.425 dollari: in entrambi i casi un aumento del 22,2%, uno dei rincari più forti degli ultimi folli anni di rally del lingotto.
La decisione di variare i margini, benché non proprio di routine, è comunque abbastanza frequente per le Borse in cui si scambiano derivati: il margine è una sorta di polizza, che protegge dal rischio che chi gioca alla pericolosa roulette dei futures non riesca a pagare i debiti di gioco, nel caso in cui le cose dovessero andargli male. Di solito vengono calcolati sulla base della massima perdita che si prevede possibile in una sola seduta, ma intervengono anche altre considerazioni: un forte rialzo dei margini viene spesso utilizzato per allontanare dal tavolo i giocatori troppo disinvolti, che fanno salire eccessivamente la posta, esagerando i rischi non solo per sé ma anche per tutti gli altri partecipanti. Il Cme in questo caso sembra aver agito proprio con l’intento di espellere un po’ di speculazione.
Un ritocco di oltre il 20% dei margini è tanto. E ha riportato alla mente il ricordo, ancora freschissimo, della parabola dell’argento: il metallo era raddoppiato di prezzo in meno di un anno, fino a sfiorare lo scorso aprile la soglia dei 50 dollari l’oncia, record da oltre trent’anni, salvo poi precipitare a 36 dollari nel giro di cinque sedute, dopo una serie di aggressivi rialzi dei margini di garanzia decisi proprio dal Cme Group.
L’oro – che ieri, tanto per cambiare, aveva ancora una volta aggiornato il record storico, salendo a 1.817 $ l’oncia – ha risentito della decisione: una fetta di speculazione si è in effetti allontanata dal mercato, approfittando anche della bonaccia sui listini azionari per cogliere l’occasione di generose prese di profitto, e a fine seduta le quotazioni del metallo giallo risultavano in calo di circa il 2 per cento. Al Comex l’oro ha chiuso a 1.748,80 $/oncia, di nuovo sotto il platino (che sullo stesso mercato valeva ieri sera 1.792,40 $/oncia).
Tuttavia, assicurano gli analisti, è ben difficile che l’oro possa replicare nei prossimi giorni il crollo dell’argento: allora si trattava di una vera e propria bolla speculativa, mentre oggi non sarebbe affatto così. «L’oro è guidato al rialzo dalla ricerca di sicurezza – spiega Ubs in una nota –. È guidato dai timori sulla crescita globale e dal potenziale abbassamento del rating dei debiti sovrani negli Usa e in Europa. Inoltre c’è anche la probabilità che la Fed mantenga i tassi invariati fino al 2013. Tutte queste motivazioni sono completamente diverse e molto più sostanziali rispetto alla ricerca di un rapido guadagno, che era all’origine dell’ultimo strappo dell’argento all’inizio della seconda tornata di quantitative easing».
Con queste premesse, ampiamente condivise dagli analisti, il derby oro-platino sembrerebbe destinato a durare molto più a lungo che in passato. Prolungando quella che in senso stretto è una vera e propria anomalia. Anche nell’ultimo decennio, caratterizzato da una salita ininterrotta dei prezzi dell’oro, il rapporto è rimasto quasi sempre a vantaggio del platino, con un rapporto di circa 1,8 a 1 in media. Il platino del resto è trenta volte più raro dell’oro. Ci sono minori scorte. E la sua produzione è concentrata per quasi l’80% in un solo Paese, il Sudafrica, il che accresce i rischi relativi all’offerta.
Tutto ciò però non tiene assolutamente in conto una questione cruciale: benché oro e platino siano entrambi classificati come metalli preziosi, in realtà non lo sono pienamente. Né l’uno, né l’altro.
Se l’oro, specie di questi tempi, viene apprezzato soprattutto per le sue caratteristiche di valuta, il platino d’altra parte è sempre di più un metallo industriale: oltre la metà della domanda proviene ormai dall’industria, in particolare quella automobilistica, che la impiega nella produzione di marmitte catalitiche. Un motivo in più per chi non crede che le proporzioni di prezzo con l’oro si ristabiliranno facilmente: se l’economia globale rallenta, è difficile che la produzione di autoveicoli non ne risenta, quindi le prospettive di domanda per il platino non appaiono certo brillanti.