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 2011  agosto 18 Giovedì calendario

COM’È GIALLO IL LAGO DI COMO

Altro che i russi, con il loro fare spavaldo da "compro tutto io" e quelle loro mogli o amanti iperattive, determinate come un carrarmato, use a far rigare diritto chiunque abbia a che fare con loro. I cinesi sono tutto l’opposto. "Riservati. Affabili. Rispettosi. Non urlano, non fanno confusione. Guai però se sbagli o ignori anche una sola delle loro regole di comportamento, per esempio non devi mai rivolgerti direttamente al capo ma solo ai suoi assistenti, né camminare dietro di lui ma sempre un passo innanzi", racconta Barbara Magro, bionda signora milanese che media immobili di superlusso. Cinesi ormai il 5 per cento dei suoi clienti, acquirenti di interi palazzi nel cuore di Milano. E suo è il mandato per cedere alla bellezza di 50 milioni di euro la settecentesca villa Passalacqua di Moltrasio sul ramo di Como dell’omonimo lago: tanti ne chiede il magnate dell’Arizona Jim Cantwell, che la comprò nel 1999 per 6 miliardi di lire e ne spese altri 10 per recuperare i 4 mila metri su tre piani, affreschi, dipinti, statue, cappella, un ettaro di parco e giardino all’italiana: il luogo dove Vincenzo Bellini compose "Norma" e "La Sonnambula" e Winston Churchill soggiornò, si dice a caccia dei diari di Mussolini. E chi è in trattative per comprare villa Passalacqua, dopo che ci aveva messo gli occhi David Beckham? Appunto un cinese: di Pechino, anni 55, compostissimo dal ciuffo nero al ritmo basso e regolare della voce, boss dell’alimentare e proprietario di una catena di centri commerciali, nome celato per motivi di riservatezza.
Ville come quella se le può permettere solo chi nuota nell’oro: con la crisi mondiale, giusto i capitalisti dell’ultimo impero comunista. E infatti, sul lago di Alessandro Manzoni e George Clooney, li considerano la prossima ondata. È appena cominciata. Non i cinesi in tutina grigia Mao Zedong che bivaccavano in Occidente in un’ormai scolorita pellicola di Godard, né i pur ricchi grossisti di via Paolo Sarpi e della Chinatown milanese. Imprenditori di Shanghai, di Beijing, dello Yunan e dello Zhejiang. Industriali. Proprietari di catene commerciali. Detentori di pezzi importanti dei mercati dell’energia. Alcuni con residenze e sedi di società a Londra o Zurigo. Tanto ricchi da annichilire i concorrenti nelle trattative per accaparrarsi le dimore storiche più estese e lussuose.
I primi fecero capolino quattr’anni fa da turisti al Villa D’Este di Cernobbio, l’hotel dei Seminari Ambrosetti. E oggi, con indiani, brasiliani e australiani, sono la fetta di clientela in crescita: "Assai meno stanziali degli americani, fanno scarsa vita d’albergo, si vedono poco perché girano molto, vuoi per escursioni naturalistiche, vuoi a Milano per lo shopping", racconta il direttore Danilo Zucchetti. Da qualche mese, però, arrivano anche per comprare, di solito con quattro o cinque assistenti al seguito, tutti uomini. Cercano solo cose uniche. Un cinese, industriale cinquantenne, voleva a Fino Mornasco, che proprio sul lago non è ma quasi, la villa dove Garibaldi si unì alla contessina Raimondi e subito la ripudiò perché incinta di un altro: ma, racconta l’intermediaria Daniela Moroni, "la voleva tutta per sé, mentre noi avevamo già cominciato a vendere per lotti su un progetto di frazionamento e non siamo riusciti a recedere. Peccato". A Gavirate, lago sì ma di Varese, dieci chilometri da quello di Como e 35 dalla Malpensa, per una cifra tra i 7 e gli 8 milioni di euro il castelletto ottocentesco villa Baumann sta per essere ceduto a un cinese che in patria è leader nella produzione di pistoni. Il compratore parla un po’ di italiano, cerca una residenza per venirci in vacanza ma in primo luogo come sede di rappresentanza della sua holding in Europa: "Avevamo un progetto di frazionamento, ma abbiamo fermato tutto", racconta Piero Giacometti, costruttore e mediatore immobiliare. Perché dannarsi a fare lo spezzatino, ora che sono tornati i super ricchi che un mausoleo lo vogliono tutto intero solo per sé?
"I cinesi stanno per dare un altro ribaltone al mercato", racconta Mario Margheritis, noto come impenitente dongiovanni e bon viveur nonché come ex marito e attuale datore di lavoro del "teste omega" Stefania Ariosto, in realtà l’architetto che negli ultimi decenni ha ristrutturato (spesso comprato e rivenduto) le grandi ville di lusso del lago: con business anche in Russia e Montenegro e una dépendance appena aperta proprio a Shanghai, ché se loro vengono a comprare da noi, noi andiamo a costruire da loro. Un tempo, ricorda, "c’erano gli inglesi, poi arrivarono americani e tedeschi, ma negli anni Settanta fu il limbo: i costi di manutenzione e personale s’impennarono, le famiglie nobili italiane proprietarie cominciarono a svendere o a lasciar andare in abbandono ville e parchi, il nostro bellissimo lago nessuno se lo filava più". Con alcuni soci, Margheritis s’inventa allora il frazionamento. Un’eresia, prendere dimore cariche di storia, stucchi, dipinti e soffitti a cassettoni e farne tanti lotti: ma in questo modo ciò che nessuno voleva per mezzo miliardo rende, frazionato, tre volte tanto. Prima fra tutte la villa Rospini a Blevio del barone Casana rovinato da Michele Sindona, in giardino le colombe in pietra di Picasso, venduta nel ’74 per un totale di un miliardo e mezzo nel giro di un weekend piazzando un tavolino in mezzo al parco e aspettando gli acquirenti in coda. Per giunta con la benedizione dell’allora amministrazione Pci al grido di "finalmente case di lusso anche per il popolo!": ma insomma questo è il lago di Como, veri proletari con le toppe ai gomiti non è che ne incontravi tanti neanche allora.
Da eretico a salvatore della patria, per vent’anni Margheritis spezzetta e ristruttura il fior da fiore delle ville sei-settecentesche sui due rami del lago: Trotti-Bentivoglio a Bellagio, Gaeta ad Acqua al Serio, Maria e Giuseppina a Griante di Cadenabbia, Cademartori e Sardagna a Blevio, le due Borletti con annesso ex lebbrosario del Cinquecento e tante altre. Finché, intorno al 2001, cominciano ad arrivare "i russi". In senso lato, ex Urss. Il primo fu infatti un ucraino, che comprò allora villa Giuseppina a Griante, per cederla nel 2008 a un petroliere kazako, Nurlan Kapparov, il quale l’ha ora messa di nuovo in vendita per 25 milioni di euro. Ma a far schizzare all’insù i prezzi è George Clooney. Raddoppiano quasi di colpo quando nel 2005 l’attore compra, per 3 milioni, la villa a Laglio ora in vendita a 24, sempre che non sia una trovata pubblicitaria come molti sospettano. L’altro botto lo fa, nel 2008, Arkadij Novikov, re della ristorazione russa detto "il barone del blini", la frittella russa: si aggiudica per 35 milioni la villa Fontanelle che fu di Gianni Versace. Nella sua magione è un viavai di amici oligarchi o aspiranti tali. Anche loro a caccia di lussuosi rifugi sul lago: uno ha già comprato, un altro, impero tra immobiliare e commercio e stretti legami più con Medvedev che con Putin, sarebbe ancora in corsa per villa Passalacqua. Ma pare difficile la spunti contro l’uomo di Pechino.
La sindrome cinese, nutrita dalla speranza di lucrosi business col Drago di denari, non ha contagiato, al lago, solo gli immobiliaristi. Ora ci si mettono anche le Province (sono due, Como e Lecco): prima è arrivato un senatore di Shanghai, a metà settembre verrà un ex ministro della Cultura con un codazzo di funzionari, tour operator, giornalisti, persino qualche moglie. Previsti eventi annuali "per valorizzare l’offerta turistica legata alla seta". E poco importa se in tutto il comasco non trovi più un baco da seta neanche a cercarlo col lanternino.