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 2011  agosto 12 Venerdì calendario

James Brown, morto il giorno di Natale del 2006, fin dal 1988 aveva scritto nel suo testamento: «A quelli là non voglio lasciare un centesimo: finisca tutto ai bambini poveri»

James Brown, morto il giorno di Natale del 2006, fin dal 1988 aveva scritto nel suo testamento: «A quelli là non voglio lasciare un centesimo: finisca tutto ai bambini poveri». «Quelli là», che non meritavano nulla, erano le ex mogli e i figli (veri e presunti). Tutti diseredati con un colpo di penna per dare il 100% del patrimonio — al momento della morte erano oltre 100 milioni di dollari, 70 milioni di euro — ai bambini sfortunati come sfortunato era stato, da piccolo, lo stesso Brown (abbandonato dalla mamma e mandato a vivere da una zia che gestiva un bordello, gettato in strada a guadagnare qualche spicciolo come lustrascarpe, lavamacchine, a ballare il tip-tap sui marciapiedi con le scarpine sfondate per divertire i soldati in licenza di una vicina base militare). Ma quando i parenti — tre mogli con le quali ebbe vari episodi di violenza domestica, nove figli legittimi e almeno tre illegittimi ma il conteggio di questi ultimi aumenta periodicamente — scoprirono di essere rimasti diseredati, il «trust» istituito da Brown fu bloccato da una valanga di ingiunzioni e cause civili (motivazione: il cantante sarebbe stato plagiato e/o incapace d’intendere). Risultato: patrimonio bloccato dal 2006 a oggi e una serie di sconfitte legali (postume) per Brown che aveva dimenticato - cavillo fondamentale - di aggiornare il testamento dopo aver fatto un figlio (nel 2001) con l’ultima compagna, la cantante Tomi Rae Hynie, 36 anni più giovane di lui. Di conseguenza almeno il 50% del patrimonio verrà diviso tra i familiari (con modalità tutte da decidere: potrebbero volerci anni) e il restante 50% ai bambini poveri come da volontà del defunto. Tutte le (gigantesche) spese legali di tutte le parti coinvolte, ovviamente, vengono addebitate al patrimonio di Brown, che desiderava essere sepolto in un mausoleo e invece, in attesa di un accordo definitivo, è a tutt’oggi ospitato in una cripta provvisoria.