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 2011  agosto 12 Venerdì calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 154 - ROTTURA COMPLETA

Magari gli inglesi erano intanto riusciti a placare gli austriaci, eh?
Sì, il lavoro inglese sugli austriaci aveva dato risultati migliori. Vienna, per non aver mandato soldati in Crimea, s’era trovata isolata al congresso di Parigi e dopo l’ultimatum non poteva più contare neanche sulla Russia. In queste condizioni era disposta a dar retta a Londra. L’imperatore richiamò Radetzky e mandò a Milano suo fratello, il principe Massimiliano, quello del castello di Miramare a Trieste che sarebbe poi stato fucilato in Messico. Massimiliano e sua moglie Carlotta erano due zuccheri, alle loro feste la nobiltà lombarda era finalmente ammessa, sorrisi da tutte le parti, un clima completamente diverso. Gli inglesi insistevano perché i sequestri dei beni degli emigrati, decisi nel 1853 dopo la fallita rivolta di Milano, venissero tolti.

Sì, era stato per quello che le relazioni diplomatiche col Regno di Sardegna s’erano quasi rotte...

Erano stati richiamati gli ambasciatori e i rapporti fra i due paesi erano rimasti affidati agli incaricati d’affari. Ma se Buol si fosse persuaso a un atto di clemenza... In quel caso Cavour si sarebbe visto tagliare gli artigli e non avrebbe potuto rifiutare la nomina di un nuovo ministro a Vienna.

L’atto di clemenza consisteva nel rinunciare al sequestro dei beni degli emigrati?

Proprio così. E gli austriaci, infatti, dissequestrarono. Fecero anzi di più: tolti i sequestri, Francesco Giuseppe annunciò che avrebbe visitato le province italiane, allo scopo di mostrare ai sudditi la propria benevolenza. Meglio: l’amore che portava loro. La notizia mise in allarme i patrioti milanesi. Le autorità austriache fecero il giro delle case patrizie raccomandando o addirittura intimando di non mancare alla festa indetta per l’arrivo di sua maestà. I salotti erano in subbuglio, si nominava qualcuno e gli altri subito a chiedere: ci va? o non ci va?, con seguito di « scommesse a proposito di qualche signora in pericolo » (Visconti Venosta). Nel mandare a vuoto la festa imperiale c’erano anche difficoltà di natura privata. A suo tempo l’imperatrice Maria Teresa aveva imposto matrimoni tra la nobiltà lombarda e quella austriaca, e adesso molti rifiuti a partecipare diventavano offese a membri della stessa famiglia. In ogni caso, l’imperatore venne accolto molto male a Venezia e freddamente a Milano, dove la carrozza imperiale, arrivata da piazzale Loreto, entrò in città dalla Porta Orientale (Porta Venezia) e sfilò tra due ali di folla silenziosa. Le finestre dei palazzi erano serrate: niente bandiere, niente fanciulle affacciate a salutare. Cavour, dal suo lato, diede un buon contributo a rovinare la festa. Proprio in quel giorno 15 gennaio 1857, i giornali di Torino annunciarono che dalla Lombardia erano arrivate settemila lire per i cento cannoni di Alessandria e che i milanesi avevano deciso di costruire un monumento all’esercito sardo, affidandone l’esecuzione allo scultore Vincenzo Vela. Il giorno successivo, la «Gazzetta piemontese», organo ufficiale, riprese entrambe le notizie. Con l’imperatore in visita a Milano, era tutto molto offensivo. Ma quando Paar, l’incaricato d’affari austriaco, si presentò a protestare, Cavour lo accolse alla sua maniera: « L’organo officiale del Governo nostro non potrà dunque come tutti gli altri giornali officiali pigliare nota di quei fatti che onorano il Paese e darne notizia al pubblico? Ed a che mai servirebbero i giornali officiali se non servissero a dare queste notizie? Quando il “Moniteur universel” pubblica le notizie di testimonianze d’onore date dall’estero all’esercito francese fa dunque atto di provocazione? Siamo forse provocatori perché l’Austria non riesce a guadagnarsi il cuor dei lombardi? ».

Gli inglesi?

La gran mediazione britannica stava andando in malora. Soprattutto Buol perse completamente la testa. Incaricò Paar di presentare a Cavour un dispaccio durissimo, in cui si diceva che la stampa di Torino aveva «abitudini abiette», e incoraggiava alle rivoluzioni e al regicidio. Cavour gli rispose a tono: « Se monsieur Buol si lamenta della violenza di una stampa interamente libera e che non ha accesso negli Stati austriaci, che dovremmo dire noi di una stampa sottomessa a una censura severa che non risparmia né le istituzioni né gli uomini del nostro Paese e che circola liberamente tra noi? ». Di ben altro si poteva lamentare il governo di Torino considerando le azioni di quello di Vienna... Buol allora ordinò a Paar di chiedere i passaporti e venirsene via. Era la rottura completa, perché Cavour fece lo stesso con l’incaricato d’affari sardo, Cantono di Ceva, facendolo rientrare da Vienna. Paar venne a dare le dimissioni il pomeriggio del 22 marzo, una domenica. Cavour lo aspettava al ministero degli Esteri. «Gli affari austriaci saranno curati, per ogni eventualità, dal rappresentante prussiano». Cavour lo guardava. Paar aggiunse: «Mi rincresce». «Via, diamoci la mano» fece il conte. E affermò di esser certo che a un determinato punto della loro storia Austria e Italia sarebbero state amiche.