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 2011  agosto 12 Venerdì calendario

IL TESORO DI JAMES BROWN. LA DISFIDA DELLE EX MOGLI —

Si era auto-battezzato (perché decideva tutto James Brown, anche i suoi soprannomi, una lista lunghissima che rimbombava dagli altoparlanti prima che salisse sul palco) «il più grande lavoratore dello show-business», the hardest-working man in showbusiness: il Padrino del Soul, lo stakanovista della musica nera, l’uomo da 300 concerti all’anno in giro per il mondo tra session in sala di registrazione e apparizioni tv e interviste radio piene di aneddoti pazzeschi a alto contenuto di raucedine. E in un certo senso gli farebbe piacere sapere che non riesce a riposarsi neanche da morto: ma quella del riposo impossibile di James Brown, morto il giorno di Natale del 2006 e a tutt’oggi ospitato in una cripta provvisoria in attesa della sepoltura definitiva, è una storia triste. Farebbe sorridere come il Gianni Schicchi di Puccini — i parenti-ventriloqui che fanno riscrivere il testamento del morto ricco e avaro — se non ci fossero di mezzo migliaia di bambini poveri che non avranno accoglienza e borse di studio e assistenza.
Brown non riposa perché le direttive del suo testamento erano chiare fin dal 1988: «A quelli là non voglio lasciare un centesimo: finisca tutto ai bambini poveri». «Quelli là», che non meritavano nulla, erano le ex mogli e i figli (veri e presunti). Tutti diseredati con un colpo di penna per dare il 100% del patrimonio — al momento della morte erano oltre 100 milioni di dollari, 70 milioni di euro — ai bambini sfortunati come sfortunato era stato, da piccolo, lo stesso Brown. Abbandonato dalla mamma e mandato a vivere da una zia che gestiva un bordello, gettato in strada a guadagnare qualche spicciolo come lustrascarpe, lavamacchine, a ballare il tip-tap sui marciapiedi con le scarpine sfondate per divertire i soldati in licenza di una vicina base militare. «Sono il più grande lavoratore dello spettacolo perché ho imparato da subito a lottare per ogni soldino», ripeteva con aria da maestro Zen coi capelli afro (al netto dei sei anni di prigione che gli toccò scontare, perché il Padrino del Soul non era un santo: tre anni da ragazzo per furto e tre nel 1988 per un inseguimento a 170 all’ora, con sparatoria, tra la sua auto e quelle della polizia di due Stati, Georgia e South Carolina).
Ma quando i parenti — tre mogli e mezza con le quali ebbe vari episodi di violenza domestica, nove figli legittimi e almeno tre illegittimi ma il conteggio di questi ultimi aumenta periodicamente — scoprono di essere rimasti diseredati (con l’eccezione dei figli riconosciuti e ancora minorenni), il «trust» istituito da Brown viene bloccato da una valanga di ingiunzioni e cause civili (motivazione: il cantante sarebbe stato plagiato e/o incapace d’intendere). Patrimonio bloccato dal 2006 a oggi e una serie di sconfitte legali (postume) per Brown che aveva dimenticato — cavillo fondamentale — di aggiornare il testamento dopo aver fatto un figlio con l’ultima compagna (mai sposata legalmente: lei era ancora sposata a un pachistano che l’aveva pagata per ottenere il permesso di lavoro negli Usa), la cantante platinata Tomi Rae Hynie di 36 anni più giovane di Brown, ex imitatrice di Janis Joplin negli spettacolini di serie C a Las Vegas.
Perché nel 2001, quando nacque l’ultimo rampollo, James Joseph Brown II, il cantante avrebbe dovuto aggiornare il testamento. Non lo fece, e la conseguenza è che almeno il 50% del patrimonio ora verrà diviso tra i familiari (con modalità tutte da decidere: potrebbero volerci anni) e il restante 50% ai bambini poveri come da volontà del defunto. Tutte le (gigantesche) spese legali di tutte le parti coinvolte, ovviamente, vengono addebitate al patrimonio di Brown. Che desiderava anche essere sepolto in un mausoleo ad hoc per trasformare la sua bella casa di Beech Island, South Carolina, nella Graceland dei neri, proprio come la villa di Elvis Presley è diventata un popolarissimo santuario del rock.
Ma la salma di Brown resta ancora in una cripta provvisoria, sempre in attesa di un accordo definitivo. Tutto era cominciato nell’avidità, e lì finirà: dopo la sua morte, la bara era rimasta per due mesi in una sala a temperatura controllata della villa, mentre gli eredi (chiusi fuori da una delle mille ingiunzioni) davano il via alla fiera dell’avidità e delle carte bollate per i cento milioni di dollari destinati ai bambini poveri, il sogno impossibile del Padrino del Soul, Mr Dinamite, la Stella dello Show, Nero e Orgoglioso.
Matteo Persivale