Armando Torno, Corriere della Sera 12/08/2011, 12 agosto 2011
IL NEMICO DI AMLETO ERA UN ASTRONOMO
Peter Andersen Vinilandicus, discendente del sommo Hans Christian Andersen, insegna letteratura tedesca a Strasburgo. Ha pubblicato nel 2007 Die Nibelungen zogen nach Dänemark (I Nibelunghi emigrarono in Danimarca). Per questo studioso il dramma Amleto di Shakespeare, entrato nell’immaginario collettivo per quell’«essere o non essere» proferito dal principe danese, fu in realtà un’opera astronomica. Ecco cosa ci ha confidato.
Lei ha appena finito una nuova interpretazione dell’«Amleto». Ha trovato «qualcosa di marcio in Danimarca»?
«Certo! Sono sette anni che indago sul Paese dei miei antenati, esaminando in particolare la fine del XVI secolo. All’epoca, l’Europa scoprì la Danimarca grazie all’astronomo Tycho Brahe (1546-1601). Il fatto curioso è che questi morì l’anno in cui Shakespeare fece l’adattamento per le scene londinesi di una vecchia leggenda danese. La simultaneità dei due eventi non è fortuita. Ho la certezza che la morte dell’astronomo sia descritta nell’Amleto. Ne ho le prove».
Chi era questo astronomo?
«Un uomo straordinario, forse uno dei tre danesi più illustri di tutti i tempi. A 26 anni, raggiunse fama internazionale per la descrizione di una supernova. Federico II (1534-1588), re di Danimarca e di Norvegia, gli regalò allora un’isola vicina al proprio castello di Elsinore, all’entrata dello stretto di Øresund. È qui che, pare, si svolga l’Amleto, poiché Shakespeare situa il dramma a Elsinore. Sull’isola donatagli, Tycho fece costruire un altro castello che chiamò Uraniborg in onore di Urania, la musa dell’astronomia. Ed è qui, infatti, che ha inizio il dramma inglese. "Elsinore" non è la città di Elsinore, ma l’isola di Tycho, Elsewhere in Øresund».
Chi è allora il principe Amleto?
«Il principe dai dubbi esistenziali è Cristiano IV (1577-1648), successore di Federico II. Lo si ricorda, grazie a Shakespeare, con il nome di Amleto e il cranio in mano, mentre vede apparire sugli spalti del castello di Elsinore lo spettro del re suo padre che gli rivela di essere stato assassinato. Comunque Cristiano IV, dopo l’incoronazione del 1596, intentò un processo a Tycho, il quale non tardò ad andarsene in esilio. Fin dall’arrivo sul suolo tedesco, l’astronomo disse addio alla patria ingrata, rallegrandosi di aver ritrovato la libertà. Ben presto, l’imperatore lo invitò a Praga ed è qui che Tycho morì dopo aver partecipato a un pranzo sospetto».
E Tycho Brahe nell’«Amleto»?
«L’astronomo è impersonato da Claudio, l’usurpatore che avvelena il vecchio re e ne sposa la vedova (è il nome che Shakespeare fa rivelare dallo spettro ad Amleto). Correva voce che Tycho avesse una relazione con la regina Sofia, che nel giugno del 1586 trascorse due notti a Uraniborg, senza il marito Federico II. L’astronomo era noto come seduttore, e non lo nascondeva. Poco prima d’essere cacciato da Uraniborg, cambiò il nome della propria isola, Hven, in "Venusia"».
Il fantasma che invoca vendetta ad Amleto sarebbe dunque Federico II?
«Sì. Dopo la scappatella di Sofia nel paradiso di Venere, "Venusia", la salute del re si guastò e nell’aprile 1588 spirò fra le braccia della sua bella moglie dalla dubbia virtù. All’epoca, il principe Cristiano era troppo giovane per accedere al trono. Quindi, per 8 anni, secondo il mondo intero, fu Tycho Brahe a fare le veci del re. E Shakespeare, ripeto, nella tragedia ricorda il matrimonio di Claudio con la regina».
Su cosa basa la sua interpretazione?
«Ho argomenti letterari, tossicologici e astronomici, ma non ancora biologici. Poche particolarità sceniche non basterebbero a stabilire il collegamento fra Amleto e la morte dell’astronomo, ma esse sono una legione. Per esempio, il castello di Claudio si situa in cima ad una falesia e ad ovest di un’alta collina. È esattamente lo stesso per Uraniborg. Il castello di Elsinore è costruito, invece, a livello del mare».
Cosa si sa sulla morte di Tycho Brahe?
«Analisi minuziose hanno rivelato che è morto a Praga per avvelenamento al mercurio. Nella versione scenica della storia danese, è proprio questo veleno ad essere versato nell’orecchio del vecchio re prima che sia alzato il sipario, e ad infettare anche le coppe di vino nell’ultimo atto. Claudio muore per il proprio veleno, il mercurio. La cosa stupefacente è che in due lettere del marzo 1600 Tycho accusa un nemico danese di essere instabile come il mercurio e di averlo tradito. Non rivela il nome del traditore e si accontenta di chiamarlo "Mercurio"».
Chi era il nemico danese?
«Si chiamava Jonas Jakobsen, era soprannominato Venusiano, perché diceva d’esser nato sull’isola di Hven, e soprattutto era un grande ammiratore di Orazio, poeta originario di Venosa (in latino, Venusia). Jakobsen, in contatto con Shakespeare, era pieno di progetti innovativi e fu il primo scandinavo a difendere apertamente le idee di Copernico. Si trovava così nello stesso campo di Giordano Bruno, mentre Tycho era sempre dell’idea che la Terra fosse immobile, al centro dell’Universo. Un giorno, trattò Bruno da "nullità" ironizzando su "Nola", patria del filosofo. Il suo discorso era gradito alla Chiesa».
Quale sarebbe il legame fra Bruno e Shakespeare?
«Fedele alle proprie convinzioni, Bruno subì il martirio nel febbraio del 1600. Qualche settimana dopo, Jakobsen apprese che Tycho prendeva in giro anche lui chiamandolo "Mercurio" e questo scatenò la sua vendetta: fece credere al re che Tycho stesse preparando un attentato a Copenaghen e che era quindi necessario eliminarlo. Tramite lo zio, Cristiano IV contattò in Svezia un lontano parente dell’astronomo, il conte Erik Brahe. Questo aristocratico lasciò il proprio Paese nell’agosto del 1600, attraversò la Danimarca e dal luglio del 1601 si introdusse nel palazzo di Tycho a Praga. Il 24 ottobre, alle 9 del mattino, il conte stringeva un cadavere impregnato di mercurio».
Come può essere certo di tali dettagli?
«Erik Brahe annotò fatti e gesta della propria vita in un diario, con la precauzione di utilizzare un alfabeto in codice. Non c’è alcun dubbio che egli servì da sicario. Tra l’altro, era uno degli ultimi cattolici del suo Paese e in Svezia rischiava la vita».
E Shakespeare, in tutto questo?
«Ignoriamo l’identità del poeta dell’Amleto, ma il suo dramma dimostra che era fra i primi copernicani d’Inghilterra. Claudio, alias Tycho, combatte contro un polacco anonimo, che è stato identificato con Copernico. Jakobsen era in corrispondenza con numerosi umanisti europei e, lo ripeto, ebbe contatti personali con Shakespeare».
Ne è certo?
«Nel dramma inglese, Jakobsen appare sotto le sembianze di Orazio, amico di Amleto, al quale il principe affida l’incarico di narrare la sua storia. È un personaggio positivo che sopravvive al massacro finale e rivelerà al mondo intero quanto è realmente accaduto. Questo nome molto italiano è un’allusione al soprannome di Jakobsen. Del resto, l’umanista danese attingeva l’ispirazione dall’Italia, anche nel trasformare il proprio crimine in opera d’arte. Orazio dichiara: "sono più Romano che Danese"».
Prima, ha evocato prove biologiche…
«Il corpo di Tycho è stato riesumato lo scorso novembre. Grazie ai denti prelevati a Praga, presto conosceremo il Dna dell’astronomo. La prossima tappa consisterebbe nel confrontarlo con quello di Cristiano IV per verificare le voci su una possibile parentela tra l’astronomo e il re. La soluzione dell’enigma dipende dalla firma di Margherita II, capo dello Stato danese. Una domanda d’accesso alle tombe reali le è stata già indirizzata».
Armando Torno