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 2011  agosto 12 Venerdì calendario

NEOLOGISMI E PAROLACCE LA CAMERA APERTA PER FERIE ALL’ULTIMA SPIAGGIA

Per comprendere il fine ultimo di una giornata di ordinaria crisi - fra commissioni e supervertici - è forse utile passare attraverso un glossario. Oltre alle «patrimoniali», ai «downgrading» e ai «vincoli di bilancio», sono state spese parole più irrituali e quindi probabilmente più indicative degli umori e dei proponimenti che scuotono le leadership.

Scemo Così il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, ha definito Giulio Tremonti dopo che il ministro aveva proposto un esercizio di spirito non del tutto spumeggiante: «Casini (che sosteneva d’aver saputo della manovra più dai giornali che dal titolare dell’Economia, ndr) ha fatto un intervento anche abbastanza ironico e non me ne vorrà se userò pari ironia: domani leggerò sui giornali più dettagli rispetto al suo intervento». Nella replica - consegnata a un collega di partito - Casini ha scelto un profilo più rurale: «Ma questo è tutto scemo, da ricoverare».

Schiavista «Il ministro dell’Economia parla di libertà di licenziare: Tremonti non vorrà per caso riproporre lo schiavismo?». Questa articolata analisi è stata offerta dal verde Angelo Bonelli.

Pezze al...

La giornata di Casini è stata sostanziosa, a tratti di stampo fieristico. Per illustrare le condizioni dei comuni dopo l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, ha detto che alcuni si ritrovano con le «pezze al... pezze al... al dove sapete voi».

Rotture di...

Non è facilissimo decrittare i discorsi di Umberto Bossi, specialmente adesso che il timbro tenorile è declinato a sussurro gutturale. Quando poi il gran capo leghista non si aiuta con le braccia, le mani e soprattutto le dita, l’intervista è subito zoppicante. Comunque i bravi giornalisti delle agenzie, rotti all’esperienza della decodificazione, assicurano che, quando gli hanno chiesto di che cosa avesse parlato il giorno prima con Silvio Berlusconi, Bossi ha risposto: «Di rotture di coglioni». Ah, questi noiosi e lenti giorni di vita...

Regina del focolare Non l’ha detto ma ci è andato vicino: quando si è opposto con vibrante indignazione all’ipotesi di innalzamento dell’età pensionabile per le donne, il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, ha battuto un pugno sul tavolo e ha esclamato: «Sono il fulcro della famiglia! Ammortizzatori sociali insostituibili! Hanno a carico gli anziani e i bambini!». Purtroppo non c’era spazio per andare avanti: bastoni della vecchiaia, cardini tradizionali dei fornelli, pietre angolari della pulizie di primavera.

Salamandra Coltissimi i riferimenti di Francesco Rutelli che ha riconosciuto nell’esecutivo una suggestiva «sindrome della salamandra». Ecco il resoconto testuale della diagnosi: «La sindrome della salamandra significa sistemarsi sul bordo di un fiume, guardarsi attorno e cercare il proprio rifugio. Prima o poi il sole la brucerà (la salamandra, ndr)». E poi: «Significa che, se il governo resterà nell’inerzia, si brucerà assieme a tutto il Paese». Qualche screanzato già chiama Tremonti «il Salamandra».

Andare a letto con la Bce La raccapricciante figura retorica appartiene ad Antonio Di Pietro. A Tremonti, che non rivela il contenuto della lettera confidenziale della Bce per questioni di galateo, il ruspante leader dell’Idv ha detto: «Lo so anch’io cosa vuole dire “confidenziale”, che cosa crede? Ma lei mica ci è andato a letto con la Bce, che ci ha la confidenza...».

Arrosticino Rientrato su un terreno semantico a lui già più congeniale, Di Pietro ha trovato il modo di riepilogare il discorso di Tremonti, davanti al quale già Bossi aveva sollevato qualche perplessità («Fumoso», ha detto il capo padano). L’ex pm ha così raggiunto la perfezione metaforica: «Tra aria fritta e fumoso, capisce che ci passa poca differenza, qualche arrosticino di Ferragosto...».

Reazionari furibondi Era chiaro che da una giornata così il Pd non sarebbe uscito illeso. Paolo Ferrero, di Rifondazione, ha dato il suo contributo all’unità della sinistra paragonando Walter Veltroni agli «esponenti del Tea Party, un accrocchio di reazionari furibondi».

Allibito Parla di sé, Gianfranco Fini. Lo si viene a sapere da «fonti della presidenza della Camera». È allibito dalla replica di Tremonti in commissione, anche se non è chiaro quale parola, frase, periodo (o se l’intera performance) allibisca il presidente.

Milanese Né il meneghino né la cotoletta, ma l’ex braccio destro. Elegantissimo come sempre, il finiano Italo Bocchino ha gridato a Tremonti: «Fattela spiegare da Milanese!». Il ministro stava giudicando «di grande ampiezza» l’analisi del futurista, «che mi riservo di studiare». Ma Bocchino non apprezza il sarcasmo, e se non della casa di Montecarlo, si parli di quella di Campo Marzio.