Guido Olimpio, Corriere della Sera 12/08/2011, 12 agosto 2011
LA BIGELOW GIRA UN FILM SU BIN LADEN: «LE HANNO RIVELATO SEGRETI DI STATO»
Kathryn Bigelow fa litigare repubblicani e Casa Bianca. Un duello velenoso dal sapore elettorale. Motivo: il prossimo film dedicato all’uccisione di Bin Laden. Gli avversari del presidente sono andati all’attacco sostenendo che la Casa Bianca avrebbe passato alla regista informazioni riservate. Risvolti inediti sulla missione ad Abbottabad e le tattiche usate dai Navy Seals, i grandi protagonisti del blitz. «Confidenze» che metterebbero a rischio la sicurezza nazionale e potrebbero «aiutare i nemici degli Stati Uniti». In realtà ai repubblicani piace poco — e lo hanno detto apertamente — che il film esca nelle sale il 12 ottobre 2012, a poche settimane dal voto presidenziale. La storia raccontata dalla regista — premio Oscar con «The Hurt Locker» — potrebbe trasformarsi in un grande spot per Barack Obama. Al punto che qualcuno — forse esagerando — ha definito il film «la sorpresa di Ottobre», in grado di condizionare qualche indeciso. E anche la graffiante giornalista del New York Times, Maureen Dowd, ha ipotizzato che la regista abbia avuto accesso a dati di prima mano grazie all’aiuto della Casa Bianca.
Frecciate che sono diventate scontro quando il serissimo Peter King, presidente (repubblicano) della commissione sulla sicurezza interna, ha inviato una lettera alla Cia e al Pentagono con una serie di domande stringate ma precise: 1) Se e quali consultazioni si sono svolte tra l’ufficio esecutivo della Casa Bianca, ufficiali dell’esercito e dell’intelligence sull’opportunità di fornire informazioni top secret riguardanti la missione Bin Laden; 2) Se una copia del film sarà mostrata, prima della sua uscita, a responsabili della Cia per capire se sono state compromesse tattiche delle forze speciali. 3) Se gli incontri tra la regista, il suo staff e i funzionari della sicurezza sono stati equilibrati e non hanno messo in pericolo la loro «copertura». King, nel spiegare la sua mossa, ha anche svelato che tra gli 007 non tutti sono d’accordo nel collaborare con la Bigelow: «Qualcuno è disposto, altri meno». Sempre il parlamentare ha insistito sulla necessità di mantenere il massimo riserbo su certi aspetti della missione che ha permesso di eliminare Osama. «Sono sistemi che le nostre forze speciali potrebbero usare di nuovo» — ha osservato — e dunque è opportuno che rimangano segrete. Polemiche non nuove. Anche all’indomani della morte del capo qaedista, dopo il coro iniziale, si erano levate voci critiche verso gli uomini del presidente, accusati di «parlare troppo». Persino all’interno dell’amministrazione erano emersi screzi, con l’uscita pubblica dell’allora segretario alla Difesa Robert Gates: «Eravamo tutti d’accordo di stare abbottonati e poi il giorno dopo…». Appunto, il giorno dopo un diluvio di dettagli sulle indagini, i mezzi sofisticati e le unità impiegate. Un «fiume» che non si è mai fermato. Solo poche settimane fa il settimanale New Yorker ha offerto ai lettori una megaricostruzione dell’assalto.
La Casa Bianca, anche se c’è ben altro a cui badare in questi giorni, è stata costretta a reagire. Il portavoce Jay Carney ha definito «ridicole» le accuse mosse dai repubblicani. Più articolata la risposta di Kathryn Bigelow. Il film, che avrà come protagonista Joel Edgerton, racconta «la caccia decennale» a Osama, uno sforzo che ha coinvolto altri presidenti, come Bill Clinton e George W. Bush. «Il lavoro pericoloso che ha permesso di trovare l’uomo più ricercato — ha affermato la produzione del film — è stato condotto da funzionari e militari che hanno agito senza badare alla loro affiliazione politica». Questa storia «è un trionfo dell’America, eroico e bipartisan».
Guido Olimpio