Giovanni Audiffedi, Vanity Fair n.32 17/8/2011, 17 agosto 2011
INTERVISTA A BARBARA BERLUSCONI
Sarà un’intervista diversa dalle due storie di copertina che, su Vanity Fair, l’hanno preceduta. Barbara parlerà apertamente, e per la prima volta, della sua passata relazione con Giorgio Valaguzza – l’ex compagno dal quale ha avuto due figli, Alessandro e Edoardo – e del rapporto che ha iniziato sei mesi fa con Alexandre Pato, attaccante del Brasile e del Milan. Con pudore, ha scelto di vincere la sua reticenza. Anche perché lei e Pato formano il più grande spettacolo dell’estate per i paparazzi, in Italia come in ogni pare del mondo in cui cerchino inutilmente di ritagliarsi un po’ di privacy.
In meno di un anno ha rivoluzionato la sua vita.
«Un vortice di emozioni, non tutte belle. Una serie di vicende umane e lavorative, che stavano maturando, sono esplose contemporaneamente. Gestirle non è stato semplice. Ho anche sofferto, ma mi sono rimessa in piedi a tempo di record. Mi ha aiutato il senso di responsabilità nei confronti dei miei figli e della mia famiglia».
E si è rifatta una vita.
«Rifatta, non direi. Perché non è andata in pezzi la mia vita, né è andata in pezzi quella che io e il mio ex compagno, Giorgio Valaguzza, abbiamo costruito per i nostri figli. Non ho azzerato nulla: sono semplicemente cambiati i nostri rapporti, perché sono cambiati i sentimenti. La separazione, certo, è stata un passaggio doloroso per tutti. Ma sia io che Giorgio abbiamo sempre dato il massimo: evidentemente non è bastato e doveva andare così».
Si spieghi meglio.
«È ovvio che si è trattato di un trauma. Ti lascia un po’ senza fiato prendere atto che un amore durato dieci anni è finito. Entrambi siamo arrivati a questa consapevolezza gradualmente, ragionando tra noi, confrontandoci, con l’affetto che ha sempre contraddistinto il nostro rapporto. E che continua a contraddistinguerlo. Giorgio è un uomo che stimo e rispetto. Una persona intelligente, e un ottimo padre».
Ma non state più insieme. Perché?
«Forse non siamo così diversi da tante altre giovani coppie. Siamo cresciuti insieme, io avevo 16 anni e lui 22, ci siamo dedicati al nostro amore con serietà, l’unico modo in cui entrambi sappiamo fare le cose. Con il passare del tempo però ci siamo formati, siamo cambiati nel carattere e nelle aspirazioni, senza riuscire ad arginare le diversità che affioravano. Dopo dieci anni ci siamo ritrovati più maturi, ma distanti».
Che cosa vi ha diviso?
«Obiettivi, desideri, ambizioni, visioni di come costruire un futuro. Se già ora non ci si trova su punti così importanti, continuare sarebbe troppo difficile. Il rispetto, il bene reciproco, l’autentico scambio di emozioni non sono mai mancati. Ma non possono bastare per far durare una relazione tutta la vita».
Che cosa ha provato, quando se ne è resa conto?
«Sarebbe stato di aiuto avere un po’ di tempo per riprendere fiato. Ma ha prevalso il mio carattere, l’attaccamento alla realtà, e anche al dovere. Con l’ingresso nel Milan mi ero assunta una responsabilità alla quale do grande peso. Non potevo fermarmi: l’avrei presa come una sconfitta. E poi è anche vero che rimanere nel flusso della quotidianità ti anestetizza, ti impedisce di chiuderti in te stessa».
I suoi figli come hanno reagito?
«Io e Giorgio ci siamo separati, ma il nostro rapporto è saldo e lavoriamo insieme per cercare di dare sempre il massimo delle attenzioni ai nostri figli. Al primo posto ci sono sempre i bambini: Alessandro e Edoardo sono la nostra vita. Quando li guardo, così sereni, felici, pieni di curiosità, sono orgogliosa, perché rappresentano le buone scelte che abbiamo fatto e che continuiamo a fare insieme. E loro, per ora, sembrano non aver risentito eccessivamente delle nostre vicende, perché, fatto tutt’altro che banale, l’equilibrio familiare non si è mai rotto. Il tesoro dell’armonia di casa non è mai stato compromesso».
Però non siete più voi quattro in vacanza, quest’estate.
«E invece è proprio questo il punto: noi quattro stiamo spesso insieme, e senza costrizioni. Nei confronti dei bambini non abbiamo costruito una finzione per proteggerli dalle amarezze della vita. Io e Giorgio non fingiamo di volerci bene per Edoardo e Alessandro: ci mostriamo, senza ipocrisia, uniti e compatti nelle decisioni. Ci vogliono impegno, comprensione, affetto e tanta stima reciproca nel nostro ruolo di genitori. Impegno, comprensione, affetto e stima che, fortunatamente, non sono mai venuti a mancare».
Non ha provato sensi di colpa nei confronti dei suoi figli?
«Per il tempo che sottraggo loro lavorando, sì. Sempre».
Come ha reagito la sua famiglia alla separazione?
«Con dolore, perché Giorgio gode dell’affetto di tutti. È un simpatico introverso e grazie alle sue qualità ha saputo farsi apprezzare e stimare».
Veronica Lario l’ha rimproverata?
«Lei è sempre stata il mio primo interlocutore nei sentimenti: ha capito le nostre ragioni».
I bambini quanto tempo passano con sua madre?
«Dipende. Mia madre è la persona a cui Giorgio e io preferiamo affidare i bambini in nostra assenza, o quando, durante l’estate, non possiamo portarli con noi perché entrambi lavoriamo. Con lei hanno un legame fortissimo: mamma è pluridecorata anche come nonna. Ma i miei figli vivono con me: nessuno mi ha mai sostituita nelle mie funzioni quotidiane, nel mio ruolo di guida per Alessandro e Edoardo».
Lei, crescendo, che madre è diventata?
«Non sono una madre morbosa, non ho l’ossessione di non potermi staccare dai miei figli, anche perché il lavoro che svolgo richiede che io sia a volte via di casa, fortunatamente per brevissimi periodi. Tante donne che lavorano, e che ambiscono ad avere una vita che vada oltre la maternità, potranno sicuramente capirmi. Per me è importante che i miei figli possano instaurare relazioni profonde con le persone che veramente tengono a loro: i genitori, certo, ma anche i nonni e gli zii. E loro sono davvero fortunati perché, essendo due bambini sereni e parecchio estroversi, sanno farsi amare».
Nel crescerli, che messaggi cerca di trasmettere?
«Li spingo a provare, a non avere timori, a elaborare le esperienze. Sono precisa e severa, esigo la buona educazione e il rispetto per gli altri. Ma cerco anche di essere affettuosa, e fisica nel coccolarli: credo che anche questo sia importante per riuscire a esternare i propri sentimenti, le proprie sensazioni».
Va bene ambire a una vita che vada oltre la maternità, ma che cosa l’ha spinta a scegliere il Milan?
«In un momento delicato e speciale per il club, c’era bisogno di essere presenti, di portare un filo diretto con la famiglia. Prima ho fatto l’osservatrice e poi, una volta comprese le dinamiche della gestione aziendale, c’è stata l’occasione di interagire in modo diretto, con l’ingresso in consiglio di amministrazione».
Questo è servito anche a rinsaldare il rapporto con suo padre? Da quando lei è al Milan sembrate più legati.
«Abbiamo sempre avuto un rapporto di grande affetto. Certo, la mia entrata nella realtà aziendale ci ha dato la possibilità di avere più momenti di condivisione e di confronto».
Si è mai sentita giudicata da suo padre?
«Da lui ho sempre ricevuto sostegno, e consigli preziosi. Per me, in questo momento di formazione professionale, il suo giudizio, sempre costruttivo, è un buon parametro per valutare me stessa e crescere».
Il Tribunale di Milano, con sentenza di appello, ha stabilito che Fininvest dovesse pagare 560 milioni di euro al Gruppo Cir per la vicenda del Lodo Mondadori. Come influirà questo sul Milan?
«Nella stagione passata abbiamo sostenuto la squadra con un importante investimento di capitale. Cercheremo di non far mancare nulla, così come è accaduto in 25 anni».
Però, dopo che Fininvest ha provveduto al pagamento, si è parlato dell’arrivo di nuovi soci per il Milan. E di un suo ancor maggiore coinvolgimento. Che cosa c’è di vero?
«Il Milan è sinonimo di vittoria e di prestigio. A tutti, quindi anche a me, farebbe piacere partecipare attivamente alla sua storia. Per ciò che riguarda gli assetti societari quello che ho letto è solo nel campo delle ipotesi giornalistiche, di concreto non c’è nulla».
Lei che cosa pensa del maxi risarcimento per il Lodo Mondadori?
«È una vicenda grave, non ancora giudiziariamente conclusa. E in un momento in cui l’Italia è tra i Paesi sui quali la speculazione internazionale antieuropea si abbatte con più forza, le lotte intestine non fanno bene al paese. Mi sarei aspettata dagli osservatori, almeno da quelli meno politicizzati, commenti che avessero più a cuore il bene dei lavoratori di una grande realtà come Fininvest. Anche nella disputa più accesa tra le parti, l’etica d’impresa dovrebbe prevedere, oltre al profitto, il tentativo di non impoverire inutilmente la realtà produttiva. Ma, come dicevo, manca il verdetto finale della Cassazione».
Di certo c’è invece che da sei mesi la sua relazione con Alexandre Pato riempie le copertine. A giugno mano nella mano a Rio de Janeiro, a luglio i baci sullo yacht. Era pronta a incontrare un nuovo amore?
«No, ma è successo».
È passata con tutti i semafori rossi.
«Ho sempre condotto la mia vita in modo equilibrato e consapevole, più nella sostanza che nell’apparenza. Questa relazione non è un colpo di testa».
Allora è una cosa seria?
«Se non fossi innamorata, non starei con un uomo».
Come vive questi momenti?
«Sono felice. Alexandre è una persona con cui è bello condividere. Cerchiamo di ritagliarci dei momenti per noi, sfruttando le vacanze».
Siete la coppia preferita dai paparazzi. L’attenzione la infastidisce?
«Mi dispiace solo che quelle immagini possano creare una distorsione rispetto a ciò che è realmente la mia vita. È normale che i giornali pubblichino quello che fa più notizia: un abbraccio in mezzo al mare. Ma sono momenti, particolari di una vita privata che è molto più articolata e complessa. Ne ho trascorsi di altri, e bellissimi, giocando con i miei figli in Sardegna».
È arrivata al Milan e dopo poco ha cominciato a uscire con uno dei suoi campioni. Una mossa azzardata?
«Mi sento una ragazza normale che si innamora di un ragazzo che la colpisce. Non ne farei una questione di status o di etichetta violata. Le caste e le categorie non fanno parte della mia vita: non le considero in nessuna scelta».
Giusto per provocare: suo fratello Piersilvio, vicepresidente di Mediaset, è fidanzato – e ha anche un figlio – con Silvia Toffanin, di fatto una sua dipendente, conosciuta quando faceva la Letterina, e che ora conduce in azienda un programma di successo. Perché invece per lei, a parti rovesciate, tante critiche?
«Non mi piace che giudichino la mia vita, figurarsi se mi permetto di giudicare quella degli altri. Mi sembra però che la coppia che lei ha citato funzioni alla grande, e nessuno abbia da ridire. Forse alle scelte di noi donne si applicano categorie di giudizio differenti. Ma se avrò commesso un errore lo scoprirò da me: non posso certo vivere secondo i criteri, peraltro tutti da verificare, che altri si arrogano di scegliere».
Però suo fratello avrebbe detto di recente che Pato è incedibile perché è «uno di famiglia».
«Si riferiva forse alla famiglia del Milan? In questi anni abbiamo sempre tenuto e sostenuto i giocatori che hanno contribuito in modo decisivo ai successi del club, e a cui i tifosi si sono legati in modo particolare. Ma tutti sono cedibili, Pato non fa differenza».
Quanto riesce a separare la vita privata da quella lavorativa?
«Più di quanto mi aspettassi. Sono sempre riuscita a non creare sovrapposizioni dannose. E, anche in questo caso particolare, per me la professionalità è prioritaria rispetto all’interesse sentimentale».
Però la sera della vittoria dello scudetto del Milan, sul prato dello stadio Olimpico a Roma, Pato lo ha baciato.
«Sono stata naturale. Ho stretto la mano ad Allegri e a Galliani, Alexandre l’ho abbracciato con spontaneità».
Lei ha cinque anni più di lui. Come influisce sul vostro rapporto questa differenza di età?
«Il nostro rapporto non è una questione anagrafica. Siamo entrambi ancora molto giovani. E lui è un ragazzo che, a causa della sua carriera, si è dovuto confrontare con molte responsabilità fin da bambino. Questo ha richiesto da parte sua un costante sacrificio che l’ha portato a essere, oggi, una persona seria, riflessiva e corretta».
È rimbalzata in Italia la notizia che Pato avrebbe problemi con la ex moglie per via degli alimenti stabiliti dalla sentenza di divorzio. Pare che la signora sia anche gelosa di lei.
«Questa è una vicenda delicata che non mi riguarda. Preferisco non parlarne».
Che rapporto sta costruendo con Pato?
«Un legame sincero: giovane, ma intenso. Abbiamo entrambi un passato sentimentale importante alle spalle ma, giorno dopo giorno, guardiamo solo avanti».
Forse da una manager laureata in Filosofia, considerata l’intellettuale di famiglia, non ci si aspettava un calciatore per fidanzato.
«Le critiche sono legittime e io le accetto sempre perché – per quanto sia convinta delle mie scelte – posso sbagliare come tutti. Ma se invece il commento è frutto dell’approssimazione, allora perde valore. E poi, che ipocrisia: perché dovrei scegliere il mio compagno secondo un cliché? Preferisco assecondare le mie impressioni. E il mio cuore».