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 2011  agosto 12 Venerdì calendario

Alla fine applausi e batter di piedi per i cantanti e il direttore d´orchestra Roberto Abbado, fischi classici al regista Graham Vicks anche a scena aperta: il suo Mosè col mitra e la barba di Bin Laden, i suoi ebrei perseguitati dal Faraone che paiono i palestinesi di oggi, già avevano suscitato un paio di grida di «Vergogna!» ma alla fine ha prevalso la passione rossiniana, da parte del pubblico elegante e sofisticato della prima

Alla fine applausi e batter di piedi per i cantanti e il direttore d´orchestra Roberto Abbado, fischi classici al regista Graham Vicks anche a scena aperta: il suo Mosè col mitra e la barba di Bin Laden, i suoi ebrei perseguitati dal Faraone che paiono i palestinesi di oggi, già avevano suscitato un paio di grida di «Vergogna!» ma alla fine ha prevalso la passione rossiniana, da parte del pubblico elegante e sofisticato della prima. Il casino politico era temuto, malgrado il successo totale e non contestato della prova generale, il pubblico soggiogato dal suo Rossini e non turbato dall´ardita messa in scena. Dei festosi applausi finali (bastonato solo il regista), non sarà soddisfatto il parlamentare Palmizio del Pdl, che anziché godersi l´agosto, aveva annunciato una interrogazione contro il Rossini Opera Festival, «che accede ai contributi statali», per il sospetto che il regista inglese aveva sollevato «il fetore dell´antisemitismo e antigiudaismo» nell´allestimento del "Mosè in Egitto". Bonario il sovraintendente Mariotti, «ma a me sembra persino troppo filoisraeliano» dice, contentissimo degli applausi finali, e quel Palmizio, «si indigna senza aver neppure visto l´opera». Per precauzione nel pomeriggio era stato avvisato il questore, mentre si spargeva la voce che una interprete della "Scala di Seta" (in scena stasera), l´israeliana Hila Baggio, presente all´anteprima del Mosè, a metà se ne fosse andata. Si sa che il vagabondaggio d´opera, il turismo melomane, d´estate si fa frenetico, e persino la crisi economica non basta ad ostacolare questo tipo di vacanza che non conosce noia e delusione: Salisburgo e Glyndebourne, Savonlinna e Aix-en-Provence, Bayreuth e San Pietroburgo: e naturalmente Pesaro, dove si accalcano i fan rossiniani, che sono migliaia, venuti per il 60% dall´estero, con giapponesi e neozelandesi che da 32 anni non perdono un solo festival e ci portano ormai anche i nipoti. Magari per ragioni finanziarie si fermano solo tre giorni, quanto basta per vedere le tre opere in programma (che si alternano per quattro volte), essendo per esempio impossibile quest´anno perdere un "Adelaide di Borgogna" data per la prima volta al Rossini Opera Festival in forma teatrale: quindi un raro tesoro, se si pensa che ormai qui, dove vengono date solo le opere nella perfetta edizione critica della esemplare Fondazione Rossini, dei 39 capolavori e no rossiniani mancano ormai solo "Aureliano in Palmira", "Edoardo e Cristina" e "Ciro di Babilonia", che sarà messo in scena l´anno prossimo. Quindi, per quest´opera composta dal già celebre giovanotto pesarese a 25 anni, che ha inaugurato l´altra sera il Festival, c´era molta attesa, malgrado si conoscesse la sua trama piuttosto demente, con questa vedova Adelaide (siamo prima dell´anno mille!) che si rifiuta di sposare il figlio di Berengario che vuol fregarle il regno d´Italia, e finisce sposa estasiata di Ottone re di Germania consentendogli di fondare il famoso Sacro Romano Impero! Nessun successo alla prima del 27 dicembre 1817 al teatro Argentina di Roma e critiche durissime, tipo «l´opera fece naufragio», ma anche una ferita alla «reputazione del celebre maestro, il di cui genio in quest´opera sembra addormentato». Come una piccola parte del pubblico, l´altra sera, nell´antico teatro Rossini, malgrado la giusta messinscena ironica di Pier´Alli che pare una serie di figurine Liebig e le battaglie e i castelli e la famosa Canossa dove Adelaide è tenuta prigioniera ottenuti con sprazzi di filmati e vortici di fotografie, più costumi eterogenei, con i soldati in corazza, elmo e ombrello. E intanto si manifestava una volatile contestazione, operistica e non ideologica, da parte dei temibili affiliati del "Corriere della Grisi", che girano severissimi i teatri d´opera e l´altra sera hanno fischiato crudeli il direttore d´orchestra Dmitri Jurowski, il bel tenore Bogdan Mihai e persino l´eroico Ottone, che è poi la robusta Daniela Barcellona, qui venerata nei suoi ruoli quasi sempre maschili. Parole buone solo per la gorgegghiante Adelaide, la soprano australiana Jessoca Pratt. Tumulto e fuga da parte della facoltosa borghesia pesarese, che in nome del loro amato Gioachino, non solo non perde anno dopo anno un´opera, ma lo festeggia anche a tavola: dopoteatro infatti nel grande giardino Ratti con un immenso buffet massimamente gourmet, mentre ieri sera, dopo il Mosè, tutti nella villa in collina di Rolando e Paola (presidente dei sostenitori del Festival) Tittarelli, dove da quattro giorni, per più di trecento invitati, nelle grandiose cucine dove si possono arrostire interi maialini, uno stuolo di cuoche ha lavorato alacremente per assicurare un incomparabile menù tutto casalingo e perciò di grande preziosità: degno delle toilettes delle signore, che qui ancora ritengono indispensabile vestirsi altamoda, possibilmente francese. Il Rossini Opera Festival e il suo abile sovraintendente Mariotti non piangono miseria, serenamente, adattano il loro lavoro ai tempi grami e ai tagli crudeli: «Abbiamo ridotto tutto, dalle prove agli allestimenti. Abbiamo la fortuna di essere molto amati dai cantanti, che hanno accettato la riduzione del 30% dei compensi. Per loro per esempio studiare un´opera come "Adelaide di Borgogna", quasi sconosciuta, vuole dire arricchire il loro repertorio per altri teatri».