Gad Lerner, la Repubblica 12/8/2011, 12 agosto 2011
È ormai quasi certo che il trentenne centravanti africano Samuel Eto´o non disputerà il prossimo campionato nello stadio di San Siro (capienza: 83 mila posti), bensì nel remoto impianto sportivo di Makhachkala (16 mila posti), affacciato sul Mar Caspio e reso infido da un terrorismo secessionista antirusso che non smette di affliggere il Daghestan neppure adesso che i petrodollari l´hanno trasformato in guarnigione opulenta
È ormai quasi certo che il trentenne centravanti africano Samuel Eto´o non disputerà il prossimo campionato nello stadio di San Siro (capienza: 83 mila posti), bensì nel remoto impianto sportivo di Makhachkala (16 mila posti), affacciato sul Mar Caspio e reso infido da un terrorismo secessionista antirusso che non smette di affliggere il Daghestan neppure adesso che i petrodollari l´hanno trasformato in guarnigione opulenta. Poteva darsi metafora più calzante del terremoto che sta dirottando altrove, lontano da noi, i capitali concentrati per secoli a Nord-Ovest, fra l´America e l´Europa? Scovato dai cercatori di talenti del Real Madrid, quando aveva solo 15 anni, laggiù nel Camerun, dove già il suburbio natale lo celebra con apposita statua monumentale, Samuel Eto´o in queste ore sta accettando l´idea di diventare il calciatore più pagato del mondo: 20 milioni netti a stagione garantiti per un triennio. Per favore, non commettiamo la banalità di liquidarlo come un mercenario. Eto´o è un pioniere del nuovo capitalismo. Sia detto senza ironia: è ammirevole la sfida globale cui si accinge, non a caso, l´atleta che già proveniva da una periferia derelitta e piena d´insidie. Dubito che altrimenti, senza l´imprinting di quell´origine, egli disporrebbe dello spirito d´avventura necessario a fare da battistrada nella nuova corsa all´oro verso il tenebroso Est. Troppo facile pensionarsi alla Cannavaro negli agi di Dubai. O magari arruolarsi come Leonardo e Balotelli al seguito degli sceicchi del Golfo che investono le loro fortune nelle nostre più rassicuranti contrade, fra Parigi e il Regno Unito. Ben altro è il circuito della geo-politica contemporanea in cui s´immette - con visione strategica - la materia prima Eto´o estratta dai giacimenti africani e raffinata sul suolo europeo. Vero è che l´oligarca Suleiman Kerimov, proprietario dell´Anzhi, nel quale sta reclutando fior di campioni, ha saggiamente deciso di proteggere il suo capitale alloggiando la squadra a Mosca, a 1593 chilometri di distanza dallo stadio in cui disputerà le partite casalinghe. Una delocalizzazione precauzionale anch´essa senza precedenti nel mondo dello sport, che gli costerà infinite ore di volo e ulteriori stanziamenti per la security. Il declino cui siamo storicamente destinati dalla redistribuzione in atto delle risorse mondiali, non contempla slittamenti morbidi; ma strattoni brutali. Per cui sarà meglio attrezzarci, non solo nelle gerarchie del football. Pionieri coraggiosi come Eto´o, pronto a cimentarsi con le tensioni nazionalistiche di una regione esplosiva almeno quanto la sua terra d´origine, risultano ai nostri occhi icone globali ben più seducenti degli hedge funds, delle agenzie di rating, delle banche d´affari, dei fondi sovrani e delle imprese multinazionali che, riparati nell´anonimato, depredano i nostri risparmi. Eppure questi campioni ne rappresentano il volto inconfondibile, come dimostrano i loro guadagni abnormi. Detto in altri termini: i super-ricchi dello spettacolo planetario, che siano primattori della fiction o dello sport, incarnano la follia della rendita finanziaria impossessatasi dell´economia reale. Esasperano all´inverosimile il valore-feticcio dei marchi disgiunti dal valore effettivo delle merci. Con le loro prestazioni straordinarie, deprezzano il valore delle persone e dei luoghi, cioè della nostra vita. Distruggono i fondamenti etici cui pure usano richiamarsi con le loro opere di beneficenza. Chi come me ha già rinnovato il suo abbonamento allo stadio e alla pay-tv, continuerà a tifare Inter anche dopo Eto´o. Ma la catastrofe sociale che incombe sull´estate 2011 dovrebbe aprirci gli occhi: se il capitale è in grado di umiliare platealmente i sistemi politici occidentali che l´hanno legittimato e servito con dedizione degna di miglior causa, almeno non illudiamoci che la rivincita consolatoria possa venirci allo stadio la domenica pomeriggio. Karl Marx si riferiva (sbagliando) alle religioni e non ai calciatori quando evocava "l´oppio dei popoli". I petrolieri e i finanzieri continueranno a combattersi ma poi riusciranno sempre a combinare buoni affari tra di loro, a ogni latitudine. Non resta invece, a noi tifosi, che spezzare le nostre catene.