Fulvia Caprara, La Stampa 12/8/2011, 12 agosto 2011
Nelle strade, nelle piazze, nei viali alberati, accanto ai palazzoni anonimi, dentro i giardini appartati, lungo le rotaie dei tram
Nelle strade, nelle piazze, nei viali alberati, accanto ai palazzoni anonimi, dentro i giardini appartati, lungo le rotaie dei tram. A Roma è accaduto una cosa speciale, il cinema ha lasciato ovunque il suo segno, modellandone il profilo nel tempo, raccontandone storia ed evoluzione attraverso il linguaggio creativo dei registi, fatto di inquadrature, battute, musiche che scivolano su un angolo di paesaggio legandolo per sempre a un’emozione. Dal cortiletto lussureggiante di via Margutta 51, dove, in Vacanze romane , Gregory Peck presta mille lire a Audrey Hepburn, alla casa di Accattone in via Ettore Giovenale, zona Pigneto, ieri periferia urbana dei diseredati, oggi area trendy pervasa di suggestioni pasoliniane. Dalla Fiera di Roma, quartiere Eur, dove Paolo Virzì ha collocato il call-center di Tutta una vita davanti , al Gasometro delle Fate ignoranti di Ferzan Ozpetek. Dallo stabile della retata di Roma città aperta alla piazza con la statua di Pasquino, il «chiacchierone di pietra» dell’ Anno del Signore . Tutto contribuisce a «testimoniare come il cinema abbia finito per diventare il vero, grande cronista della vita di Roma, dall’occupazione negli anni del nazi-fascismo, alla rinascita dopo la guerra, dalla ricostruzione al boom economico, alla speculazione edilizia...». Dedicato agli innamorati pazzi del grande schermo, ideato da Alessandro Boschi e Alberto Crespi, prodotto da Dario Formisano e e diretto da Francesco Matera, Voi siete qui (come la scritta sulle mappe che serve a far capire il luogo in cui ci si trova) è «un road movie metropolitano» animato dagli interventi cruciali di quei registi che hanno reso famosi quei luoghi. Un gioco affascinante sospeso tra finzione e realtà, bianco e nero che trasfigura nel colore, divi di ieri e divi di oggi, dialoghi veri e contemporanei che si specchiano in quelli creati per le sceneggiature. Nanni Moretti arriva in Vespa per ripercorrere alcuni passi di Caro diario : «Tutto avrei pensato tranne che quel film venisse distribuito in tanti Paesi del mondo, il tumore che avevo avuto un paio di anni prima mi aveva fatto posare lo sguardo su quello che avevo intorno». Di Ecce Bombo si rivede il pratone del celebre monologo «vedo gente»: «Com’ero io negli Anni Settanta? Ancora più vecchio di quanto sia adesso». Carlo Verdone accoglie la troupe del film in Lungotevere dei Vallati, residenza di famiglia che lo ha visto bambino: «Per me questo quadrilatero è stato tutto». Sotto quel porticato il regista ha collocato il seggio elettorale di Bianco, rosso e Verdone . Ferzan Ozpetek parla nella cucina di casa, davanti a un vassoio di pasticcini e dolci turchi: «Avevano deciso di buttar giù il Gasometro, dopo il mio film hanno cambiato idea e lo hanno trasformato in un monumento». Ettore Scola, davanti al condominio di Una giornata particolare, racconta: «Volevo un’atmosfera da piccolo paese, abitato da gente che si conosce e si spia, un luogo anche un po’ angoscioso, perfetto per accogliere la Loren e Mastroianni, due esclusi, due diversi, due emarginati». Marco Bellocchio, sulla terrazza del Vittoriano, spiega perché nell’ Ora di religione il protagonista Sergio Castellitto ne sogna la distruzione: «Lo vuole distruggere perché è brutto, pesante, opprimente, a lui piacerebbe sostituirlo con parchi e prati ameni». Il luogo, chiarisce lo sceneggiatore Furio Scarpelli, «viene prima di ogni altra cosa, è tutt’uno con il cuore del film». E questo vale per i registi più diversi, da Luchino Visconti che, nello storico teatro 5 di Cinecittà, pretendeva, per Le notti bianche , «un cielo mobile» (per riuscirci, rievoca Peppino Rotunno, «si sarebbero dovute sfondare le pareti») a Gianni Amelio che osserva: «Le brutture si somigliano, le periferie invivibili sono uguali dappertutto. Per questo ho girato Colpire al cuore a Roma, quartiere Tor Bella Monaca, anche se la storia si svolge a Milano». Perfino il neo-realismo re-inventava i posti, creando percorsi immaginari funzionali alle riprese: «Vidi Roma città aperta insieme con altri registi - confessa Carlo Lizzani - ci rendemmo subito conto che era un film importante, ma non certo che avrebbe cambiato per sempre le sorti del cinema italiano». Di Ladri di biciclette , Maurizio Ponzi cita le sequenze in Piazza Vittorio: «Guardandolo, ho rivisto la giornalaia, la Sora Olga, quella da cui andavo a comprare i giornaletti da ragazzino». Evento speciale alla Mostra, presentato in tandem dalle «Giornate degli autori» e dalla «Settimana della critica», Voi siete qui andrà in onda su La7 che ha collaborato alla produzione. Ma il peso dell’impresa, la ricchezza dei materiali proposti, il senso di memoria appassionata che lo pervade, meriterebbero la più ampia delle distribuzioni: «Vi immaginate - osserva Alberto Crespi - se fosse stato girato da un regista francese, con Parigi protagonista?». Facile prevedere una diffusione a tappeto: «...purtroppo, però, siamo a Roma». Stavolta, per favore, cerchiamo di essere nazionalisti.