Antonio Spampinato, Libero 9/8/2011, 9 agosto 2011
UNA “A” IN MENO AGLI USA COSTA 197 MILIARDI ALL’ EUROPA
Cercare del buono in giornate borsistiche come quelle di ieri può sembrare una missione impossibile, eppure il bicchiere, per Piazza Affari e per il mercato secondario dei titoli di Stato, può essere visto tranquillamente mezzo pieno. Bruxelles, i sette paesi più industrializzati al mondo, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale hanno sostenuto con forza la solidità dei conti italiani e la nuova alleanza tra la Bce e Roma a sostegno dei nostri titoli di Stato ha convinto i mercati che l’Europa farà di tutto per limitare l’attacco speculativo contro l’euro che sta passando anche attraverso il Belpaese. Tanto che in apertura di giornata gli indici di Piazza Affari registravano rimbalzi che non si vedevano da un pezzo, con i titoli bancari a fare da volano, alcuni dei quali sospesi per eccesso di rialzo. Anche il differenziale tra i Btp italiani e gli omologhi tedeschi veniva abbondantemente schiacciato sotto i 300 punti, livello che sembrava difficilmente raggiungibile nel breve, anche se persino i “Bonos” spagnoli hanno fatto meglio. A rovinare la festa ci ha pensato Wall Street. Il taglio del rating di Standard & Poor’s del debito sovrano americano di sabato non poteva restare senza conseguenze. Per la prima volta dopo 70 anni gli Stati Uniti hanno perso la “tripla A”, il voto più alto che le agenzie di valutazione dell’affidabilità di un Paese sono in grado di dare. Il profondo rosso registrato dalle borse statunitensi ha trascinato al ribasso tutte le borse europee, che hanno “bruciato” 197 miliardi in capitalizzazione, ma Piazza Affari è riuscita a fare meno peggio delle altre piazze del Vecchio continente. Se si analizza l’ultimo mese, è molto di più di un premio di consolazione. Dall’inizio della crisi del 2007, il mercato finanziario milanese ha registrato un andamento che non ricalca, per difetto, quello degli altri Paesi industrializzati. Il problema sta nella crescita asfittica del nostro Prodotto interno lordo e nell’indebitamen - to eccessivamente alto. Ma il “piano di rientro” del deficit messo in atto dal Governo ha convinto i coinquilini europei, tanto che la Banca di Francoforte, se necessario, comprerà i nostri titoli di debito per sostenere la domanda ed evitare che il Tesoro debba pagare tassi di interesse troppo alti. Questa certezza ha permesso a Piazza Affari di chiudere con un ribasso del 2,3% quando la Borsa tedesca ha lasciato sul campo il 5% e Wall Street veleggiava verso un meno 4-5%. E alcuni titoli bancari italiani sono comunque riusciti a chiudere in territorio positivo mentre il comparto europeo veniva devastato dalle vendite. Se l’Italia si doterà di un piano credibile per stimolare la crescita avranno avuto ragione quegli analisti che vedono proprio nel nostro mercato ottime opportunità per fare affari.