Jörg Kramer, il Fatto Quotidiano 11/8/2011, 11 agosto 2011
KiSSNER IL CICLISTA FUGGÌ DALLA TROMBA DELL’ASCENSORE - Oltre seicento atleti fuggirono dalla Repubblica Democratica Tedesca
KiSSNER IL CICLISTA FUGGÌ DALLA TROMBA DELL’ASCENSORE - Oltre seicento atleti fuggirono dalla Repubblica Democratica Tedesca. Furono bollati come “traditori” e molti furono perseguitati dalla polizia segreta della Germania dell’Est, la Stasi. Tra quanti riuscirono a trovare scampo in Occidente il ciclista Jürgen Kissner. Una mostra allestita a Berlino racconta le loro storie. “Continua a pedalare; tieni il ritmo!”, abbaia un uomo magro con i capelli grigi. “Non stare alla corda”, aggiunge. Cronometro in mano, Jürgen Kissner se ne sta in piedi accanto alla pista del velodromo di Colonia e il suo entusiasmo cresce a ogni passaggio dei suoi allievi. “Spingi”, urla al ciclista che gli passa accanto pedalando con impegno. “Alza il culo dalla sella, ragazzo!”. KISSNER, 68 anni, insegna all’Università dello Sport di Colonia dove lavora come allenatore due volte la settimana percependo un compenso di 32 euro e 40 centesimi l’ora. Questo istruttore diplomato ha introdotto il ciclismo nel curriculum scolastico qualcosa come 40 anni fa. Gli allievi lo chiamano per nome, “Jürgen”, ma solo pochissimi conoscono la sua storia. Kissner è stato due volte campione nazionale di ciclismo nella Germania Est. Poi ha vinto il campionato nazionale nella Germania Ovest e alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968, ha vinto l’argento con il quartetto della Germania occidentale nell’inseguimento a squadre su pista. È uno degli atleti più forti fuggiti in Occidente. Prima di scappare erano lodati come cittadini esemplari, dopo venivano marchiati come traditori. Kissner è originario di quello che oggi è il Land del Brandeburgo e non gli fu consentito di iscriversi all’Università dello Sport perché secondo i comunisti la sua famiglia apparteneva alla borghesia reazionaria in quanto suo padre faceva il medico. Per questa ragione decise di fuggire in Occidente. Oggi, in occasione del 50° anniversario della costruzione del Muro di Berlino, Kissner ha accettato che il suo passato , assieme a quello di tanti altri, venisse utilizzato come materiale per una mostra organizzata dal Centro di storia dello sport tedesco. La mostra si chiama “Gli atleti traditori e lo Zov”. L’acronimo sta per “Zentralen Operativen Vorgang”, un dipartimento della Stasi che aveva il compito di raccogliere informazioni sugli atleti fuggiti dalla Repubblica Democratica Tedesca. Le notizie così raccolte venivano utilizzate per adottare misure di ritorsione nei confronti dei traditori e delle loro famiglie. La mostra multimediale, voluta e organizzata dall’artista Laura Soria, è incentrata sulla storia di quel periodo e sulle vicende personali degli atleti coinvolti ed è stata inaugurata il 22 luglio scorso nella sala Willy Brandt di Berlino. NEGLI ARCHIVI della Stasi sono stati trovati i dossier di 615 atleti fuggiti in Occidente tra il 1950 e l’agosto del 1989. Ma si ritiene che il numero degli atleti sotto “sorveglianza” fosse notevolmente superiore. La Stasi, tramite lo Zov, “processò” 63 atleti nella speranza di risalire a eventuali complici e di smantellare la rete che aiutava la gente a fuggire dalla Ddr. Tra gli atleti fuggiti, alcuni, come il mezzofondista e primatista mondiale Jürgen May, si avvalsero dell’aiuto di persone esperte che svolgevano questa attività a pagamento mentre altri, quali il ginnasta Wolfgang Thune, riuscirono a fuggire approfittando dei viaggi all’estero per partecipare alle gare internazionali. Kissner riuscì nel suo intento nel 1964 con l’aiuto di un vecchio compagno di scuola. A Colonia erano in calendario alcune gare di selezione in vista delle Olimpiadi di Tokyo dove le due Germanie si erano accordate a presentare una squadra unica. Gli atleti della Germania Est, a differenza della stragrande maggioranza dei loro connazionali, potevano vedere il mondo e in molti casi fu proprio questa relativa libertà a far nascere il desiderio di fuggire in Occidente. Ogni viaggio era un’occasione di fuga. Kissner riuscì a fuggire arrampicandosi lungo la tromba dell’ascensore che ospitava i ciclisti della Nazionale della Ddr. Il giorno dopo la sua fuga la Stasi portò sua madre a Colonia. La polizia segreta usava spesso i familiari come strumento di pressione per far recedere dal loro intento gli atleti che erano riusciti a scappare. Vedere sua madre avrebbe dovuto – secondo la Stasi – commuovere Kissner e indurlo a tornare in patria. Ma l’amico del ciclista riuscì a far arrivare segretamente la madre di Kissner nel luogo dove il figlio si nascondeva accertandosi che il taxi non fosse stato seguito dall’agente della Stasi che aveva il compito di sorvegliarla. In una pensioncina Kissner e sua madre ebbero la possibilità di parlare e spiegarsi. In seguito la madre mentì alla Stasi dichiarando che il figlio era irriconoscibile e che era stato probabilmente drogato. Gli agenti della Stasi archiviarono il caso come sequestro di persona. Kissner aveva raggiunto il suo scopo, ma ben presto ebbe un dispiacere. L’amico che lo aveva aiutato a fuggire raccontò la storia della sua fuga a un tabloid. “Mi vendette”, dice Kissner. A Kissner andarono 500 marchi tedeschi mentre l’amico si mise in tasca una bella somma a cinque cifre. Ciò mise fine alla loro amicizia. CI FURONO anche problemi con i suoi nuovi compagni di squadra. Kissner faceva parte del quartetto della Germania Ovest alle Olimpiadi di Città del Messico. Erano i favoriti nella specialità dell’inseguimento a squadre su pista. Ma nel corso della finale contro la Danimarca, Kissner dette una leggera spinta a un compagno. Si trattò di un gesto istintivo per evitare una caduta e comunque di un gesto che non arrecò alcun vantaggio al quartetto tedesco. Comunque sia i dirigenti della Germania Est presentarono ricorso e i danesi, che pure avevano perso in pista, conquistarono la medaglia d’oro. Kissner, il “porco comunista” della squadra, si sentì responsabile dell’accaduto e decise di abbandonare lo sport attivo e di dedicarsi all’attività di insegnante e allenatore. Ha vinto in carriera 249 gare e a causa della “durezza degli allenamenti” ha avuto due ernie. Secondo lui il doping esisteva sia all’Est che all’Ovest. In Germana Est gli atleti prendevano una sostanza chiamata Um (Unterstutzungsmittel). In Germania Ovest la sostanza illecita era genericamente chiamata “sostanza medica” o Mv (Medizinischesmittel). Ma Kissner non sa essere più preciso. Un inverno a Kienbaum, dove la squadra era in ritiro in vista dei Giochi Olimpici, agli atleti fu somministrato uno “sciroppo caldo”. In seguito Kissner venne a sapere da un medico dello sport di Lipsia che probabilmente aveva ingerito una mistura contenente arsenico, allo scopo, forse, di stimolare la formazione di globuli rossi e di aiutare il fegato. Oggi quando ne parla, Kissner scrolla le spalle e se la cava con una battuta: “Forse è per questo che riesco a bere così tanto”. (c) 2011 Der Spiegel Distributed by The New York Times Syndicate Traduzione di Carlo Antonio Biscotto