Fabrizio Galimberti, Il Sole 24 Ore 8/8/2011, 8 agosto 2011
NON BASTA PIÙ GIOCARE IN DIFESA
Le famiglie hanno cercato di mantenere il tenore di vita riducendo la proporzione del reddito che è messa da parte per motivi precauzionali. Una tendenza preoccupante, dato che, con il passaggio delle pensioni al sistema contributivo, i lavoratori di oggi avranno un trattamento di pensione nettamente minore rispetto a quello goduto dai loro padri, ed è quindi di tanto più importante mettere da parte soldi per costituire una pensione integrativa.
Ma la virtù passata si proietta ancora al presente. I confronti internazionali dicono che, fra i Paesi del G7, le famiglie italiane hanno la maggiore ricchezza netta (attività reali e finanziarie, al netto delle passività, in percentuale del reddito disponibile), e sono seconde solo a quelle giapponesi per quanto riguarda la sola ricchezza finanziaria. Dati, sia detto per inciso, che devono essere tenuti presenti quando si parla dell’alto debito pubblico italiano: questo è alto, ma il debito delle famiglie è il più basso del G7 e il debito totale del sistema economico configura un Paese complessivamente virtuoso.
Dove è parcheggiato il risparmio delle famiglie? La quota investita nel capitale di rischio è più alta di quanto si potrebbe pensare, data la ristrettezza del mercato azionario; ma questa quota include il valore del capitale delle imprese non quotate, e, in un Paese di "autonomi e di imprenditori" (anche in questo caso non menzionati sul frontone del Palazzo), questo capitale non è trascurabile. Ma nel complesso le scelte di investimento sono prudenti. Le famiglie investono in titoli pubblici e, più che negli altri Paesi, in quel moderno equivalente dei "soldi sotto il materasso" che sono i depositi bancari.
Dall’interessante disaggregazione geografica di questi depositi bancari in Italia che ne analizza l’andamento negli anni cruciali della Grande recessione emerge come nel complesso i depositi bancari, in valore reale, siano cresciuti del 4,5%, dalla fine del 2007 a fine maggio del 2011, mentre il Pil reale è diminuito.
Le famiglie, insomma, almeno a giudicare dall’andamento dei depositi, hanno risparmiato in questi tempi difficili: un comportamento da "buon padre di famiglia", che tuttavia fa poco per risollevare l’economia, che al contrario avrebbe bisogno di maggiori iniezioni di spesa. Guardando agli andamenti nelle grandi ripartizioni geografiche emergono alcune linee di tendenza. Il risparmio in banca cresce in volume dappertutto, ma è solo al Nord che la crescita rimane positiva una volta che sia calcolata per unità famigliare. Essendo questo tipo di risparmio quello che più riflette un atteggiamento puramente difensivo, e in assenza di dati sulla distribuzione territoriale di altre forme di risparmio, si possono avanzare due spiegazioni alternative: la crisi ha colpito maggiormente il Centro-Sud e quindi ha eroso la capacità di mettere soldi da parte; oppure, ma con minore probabilità, il Nord ha cambiato la composizione dei propri risparmi e ha deciso di privilegiare la liquidità rispetto ad altri impieghi più avventurosi del proprio surplus finanziario.