Caterina Ruggi d’Aragona, Il Sole 24 Ore 8/8/2011, 8 agosto 2011
PROFILI QUALIFICATI: TRA I PAESI EMERGENTI È «GUERRA DI TALENTI»
Profili qualificati cercasi per i paesi emergenti, e non solo. L’anteprima di una ricerca di Deutsche Bank, che sarà pubblicata a fine anno, riferisce che un terzo delle aziende di tutto il mondo ha dovuto fare i conti con la carenza di competenze. Questo significa che una fetta importante di posizioni lavorative è rimasta vacanti in assenza di profili sufficientemente qualificati. In India, ad esempio, le imprese non sono riuscite a occupare il 67% delle vacancy, in Brasile questa difficoltà ha riguardato il 57% delle imprese, in Giappone addirittura l’80%.
La carenza di competenze nei prossimi anni potrà costituire un vincolo per la crescita economica globale. Ma rappresenta anche, da subito, un’importante opportunità per gli enti formativi. Alcuni governi ne sono consapevoli e stanno affrontando la questione promuovendo partnership tra pubblico e privato sulla formazione. In India, ad esempio, nel 2009 è stata istituita la National Skill Devepment Corporation che, come primo risultato, ha ottenuto la firma di una contratto con un ente formativo che prevede formazione e training di 15 milioni di lavoratori nei prossimi 12 anni. Il contratto porterà 2 miliardi di fatturato all’ente formativo e, al tempo stesso, genererà valore aggiunto per la competizione del sistema-paese indiano. «Anche il governo tedesco ha iniziato a fare i conti con il collo di bottiglia promuovendo un’azione congiunta con il sistema imprenditoriale e formativo. Ma è solo l’inizio», riferisce l’autore dello studio Ingo Rollwagen, senior analist di Deutsche Bank.
L’agenzia per l’impiego federale annuncia che nel 2025 l’economia tedesca avrà bisogno di 6,5 milioni di lavoratori qualificati. Il paese ha quindi meno di quattordici anni per recuperare terreno sull’istruzione, un settore cresciuto solo dell’1,3% tra il 2000 e il 2006, contro il 3% in Italia e una crescita molto più significativa in Corea del Sud (oltre l’8%), Polonia (7%), Gran Bretagna, Stati Uniti, Norvegia, Svezia (tutte oltre il 5%). «Il Brasile ha iniziato a investire in istruzione a partire dal 2003 - riferisce Rollwagen al Sole 24ore - portando la spesa annua da 19 a 73 miliardi di dollari nel 2008. Altra storia il Giappone, dove un sistema istruttivo strutturato ha ora bisogno di riforme».
La partita si gioca soprattutto nei Paesi emergenti, dove i profili più richiesti sono tecnici, commerciali, operai specializzati e ingegneri. Gi Group, agenzia per il lavoro con una presenza significativa sui mercati brasiliano, cinese e indiano, testimonia una domanda crescente di profili manageriali, soprattutto nelle aree amministrative e finanziarie, tecnico-produttive, del marketing, commerciali e gestionali.
«Il sistema formativo inadeguato - sottolinea Antonio Bonardo, responsabile Public Affairs di Gi Group - non riesce a stare dietro alla crescita economica, slanciata dalla vitalità imprenditoriale e sociale e supportata dal governo». Un gap di fronte al quale le multinazionali che hanno messo radici nei paesi emergenti si stanno misurando in una «guerra di talenti, sottraendosi a vicenda i profili più qualificati, con conseguente beneficio per i lavoratori in termini di forza contrattuale», spiega Bonardo.
Il fenomeno apre interessanti opportunità da un lato per i lavoratori occidentali che vogliano misurarsi con mercati dalle forti potenzialità e, dall’altro, per gli enti formativi. Alcune università occidentali, intanto, stanno avviando attività formative nei paesi emergenti. Ma c’è ancora tanta strada da fare.
«Non ci sono sufficienti risorse qualificate per far fronte ai piani di sviluppo aziendali» come conferma il management di Safilo, che sta vivendo una fase di forte espansione sui mercati emergenti. La ricetta della multinazionale del lusso è investire sulle risorse promuovendo programmi di formazione attraverso l’affiancamento a partner provenienti da tutto il mondo e mentoring interni basati sull’esperienza pratica. L’obiettivo è sviluppare competenze legate innanzitutto alla comprensione e al dominio delle logiche del mercato del lusso nei Paesi ad alto tasso di crescita (figure professionali nel brand management, nel marketing, nel category management e nel key accounting), ma anche profili qualificati per la finanza, il "supply chain management" e la gestione manageriale.
In controtendenza, Luxottica fa sapere che Cina, India e Giappone in primis, ma anche il Brasile, rappresentano un polmone vitale da cui attinge professionalità specializzate, soprattutto ingegneri. «Luxottica ragiona in ottica globale - riferiscono - anche per il recruiting, la formazione e la gestione delle sue risorse umane». Lo snodo è trovare talenti.