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 2011  agosto 11 Giovedì calendario

LISTINI EUROPEI A SCONTO MA PESA IL RISCHIO DEBITO

Varranno ben poco agli occhi degli investitori, a giudicare dai recenti collassi di borsa. Perché in fondo, oggi, più che un problema di fondamentali il mercato sembra attraversato da un problema di fiducia. Eppure, se solo si guarda ai numeri, le valutazioni attuali di borsa sono a livelli pressoché da saldo. Un fatto inevitabile, del resto, quando si perdono colpi del 4-5% una seduta dietro l’altra.

I listini europei, in particolare, sono tornati ai livelli di luglio 2009. Il calo del 15% delle borse europee accumulato dall’inizio del mese ha fatto scendere il rapporto tra prezzi e utili del mercato (P/e ratio, che si calcola dividendo l’attuale prezzo di mercato per i profitti dei gruppi dell’indice) sotto a 10 contro una media dell’ultimo decennio pari a 13. La storia è la stessa se si guarda ai singoli settori. Secondo i dati Factset la media del P/e 2011 del comparto auto dello Stoxx è 6,6. Solo un anno fa era pari a 8,6. I titoli assicurativi, d’altra parte, trattano 6,5 volte gli utili attesi, mentre nel 2009 il ratio era pari a 10,7.

La stessa caduta delle valutazioni interessa soprattutto il settore bancario europeo. Le quotazioni delle banche italiane, ad esempio ieri sono scese ai minimi dall’estate del 1997. In questo caso, meglio fare riferimento al rapporto tra il prezzo e il tangible book value, il valore di libro tangibile, ovvero il patrimonio netto senza gli avviamenti. Ebbene, oggi due terzi delle banche europee stanno viaggiando, in termini di prezzi, ampiamente sotto al loro tangible book value, ovvero tra lo 0,6 e lo 0,8. Le capitalizzazioni, in sostanza, sono inferiori agli stessi mezzi propri degli istituti depurati dagli avviamenti. Un po’ paradossale. Ora, delle due l’una: o il book value è sbagliato (e i corsi azionari di oggi sono giustificati) oppure i corsi azionari sono sballati (e quindi schiacciati troppo in basso). Anche in questo caso la tentazione è di dare la caccia alle banche più a buon mercato, e su questo, concordano gli analisti, c’è spazio per selezionare titoli particolarmente attrattivi sui listini.

Questa (teorica) sottovalutazione è il frutto di un sell-off che ha colpito in maniera violenta e indifferenziata tutti i comparti di quasi tutti i listini del Vecchio continente, senza fare grande attenzione ai fondamentali delle società. E non è la prima volta che succede. Le aziende europee trattano strutturalmente a sconto rispetto a quelle di altre regioni, e non solo perchè le prospettive di crescita economica (e quindi di profitto) nel nostro continente sono più risicate rispetto a quelle dei gruppi dei paesi emergenti.

D’altra parte le valutazioni sono relativamente basse anche fuori dall’Europa. I cali del Dow Jones pari al 17% dai picchi di aprile, e del 19% dello Standard & Poor’s, hanno affondato i prezzi rendendo così le quotazioni mai così convenienti dal settembre 2010. Il price/earning ratio dell’S&P 500 è sceso a 10,07 se ci si basa sulle stime dei profitti del 2012. Solo un mese fa l’indice era pari a 12.

È vero, l’incertezza che avvolge l’intero sistema economico mondiale rende oggi molto difficile credere ciecamente a queste valutazioni per scegliere le azioni su cui puntare. L’aggravante nel caso dell’Europa, peraltro, è che l’allargamento della crisi dei paesi periferici si sta diffondendo a macchia d’olio anche a stati notoriamente più solidi, come Francia, Germania, Olanda e pure paesi dei Nord Europa. Con inevitabili strascichi sulle già fragili sicurezze degli investitori internazionali che, vendendo, fanno collassare i prezzi.

Tutto ciò sta deprimendo i prezzi azionari, rendendoli più convenienti soprattutto se rapportati ad altri asset. Almeno secondo quanto segnalato da Edmund Shing, capo strategist dell’azionario europeo di Barclays Capital. Per lui «l’equity dell’euro è più conveniente rispetto ad altri asset, come bond governativi o corporate bond: ciò significa che c’è un’importante opportunità in acquisto. Le azioni dovranno recuperare da qua a fine anno».

Non tutti però sono convinti che l’azionario Europa sia convenienti in assoluto. O che, quanto meno, abbia senso investirci sopra ora. Soprattutto se il proprio orizzonte temporale è di breve termine, visto che la parola d’ordine, seguita da portfolio manager, sembra essere una sola: ovvero "fuga dal rischio". In questo senso, spiega un analista, «le azioni europee possono essere un buona prospettiva per gli investitori di lungo termine, ma oggi potrebbero non aver ancora del tutto prezzato i rischi connessi a nuovi downgrading, come quello potenziale della Francia, o di un possibile double dip, ovvero di una nuova recessione». • DOMANDE & RISPOSTE


Cosa è il Price/book?

È il rapporto tra il prezzo di mercato (quotazione) di un’azione e il valore del capitale proprio della società risultante dal bilancio (valore di libro) per azione. È noto sia come Price/Book Value (P/Bv) sia come Prezzo/Valore di Libro o Prezzo/Valore Contabile. Il multiplo in questione è preso abbastanza in considerazione dagli investitori. I titoli venduti a un prezzo ampiamente inferiore al valore contabile del patrimonio netto, infatti, sono in genere considerati sottovalutati; al contrario, quelli venduti ad un prezzo superiore al valore contabile, sono definiti sopravvalutati. È ovvio, però, che bisogna sempre prendere in considerazione la situazione della singola società e fare dei confronti con i valori degli altri competitor.



Che cosa è il Price/earning?

È il rapporto tra la quotazione (prezzo di mercato) dell’azione e gli utili per azione della società. Si esprime anche come rapporto tra la capitalizzazione di borsa dell’emittente e gli utili conseguiti. Di solito viene indicato il valore stimato degli utili per l’esercizio in corso. Tuttavia, in questo periodo di incertezza, con una scarsa visibilità sulle prospettive aziendali, viene considerato anche quello sui bilanci appena conclusi. Indica quante volte il prezzo dell’azione incorpora gli utili attesi e quindi quante volte l’utile di una società è contenuto nel valore che il mercato le attribuisce. Quanto più il P/e è alto, tanto maggiori sono le aspettative degli investitori sulla crescita della società. Infatti, un valore elevato del multiplo indica che il mercato è disposto a pagare molto per avere il livello di utili al denominatore.