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 2011  agosto 11 Giovedì calendario

SE PER SPECULARE BASTA UNA CROCETTA

Attenzione a mettere le crocette quando si firmano i moduli allo sportello: il paradosso è che la banca potrebbe dare a prestito i titoli depositati sul vostro conto amministrato, ma per farlo è necessario il vostro consenso. È lo short selling, le vendite allo scoperto di titoli senza averne la provvista, dietro il quale si anniderebbe lo spettro della speculazione. Nella turbulenza dei mercati di questi giorni, la Consob assicura che non è la speculazione a fare crollare i mercati, ma il panico degli azionisti in fuga dall’azionario. Vendite vere, dunque, di fondi pensione americani e grandi investitori istituzionali che si stanno disimpegnando dai paesi europei periferici divenuti sempre più rischiosi. In una giornata da dimenticare per i listini europei, con turbolenze che ricordano i giorni della crisi Lehman, la Consob, in concerto con l’Esma, ha intensificato il monitoraggio degli scambi a Piazza Affari per verificare se dietro gli andamenti anomali di ieri, in particolare sulle banche, ci fosse un’operatività speculativa. I timori sembrano fugati, secondo quanto si apprende da fonti della Consob, e le vendite allo scoperto, finite nella lista nera dalla crisi Lehman del 2008 sarebbero nella norma. Da quando lo scorso 10 luglio è stato introdotto l’obbligo di comunicazione delle posizioni ribassiste di rilievo (oltre lo 0,2%), le posizioni nette corte risultano essere contenute entro limiti fisiologici: nelle ultime settimane non sarebbe superiore allo 0,31-0,32 della capitalizzazione del mercato, contro lo 0,13 della prima parte di luglio quando l’Autorità emise l’obbligo di comunicazione. Escluso lo short selling sulle banche che invece si sarebbe concentrato sui titoli industriali e i manifatturieri.

La pratica della vendita allo scoperto che diventa dannosa quando lo short selling avviene senza nemmeno chiedere in prestito i titoli, era entrata nel mirino della Sec nel 2007 con la crisi dei titoli subprime, un divieto che in realtà si è mostrato poco efficace. I limiti erano poi stato adottati dall’Europa, poi attenuati, fino allo scorso 10 luglio quando la Consob ha imposto l’obbligo di comunicazione sulle posizione corte.

Ma lo spettro della speculazione resta dietro l’angolo e con la globalizzazione delle banche non è difficile aggirare questi limiti: chi presta i titoli, in genere i fondi che non fanno trading e possono lucrare una commissione del 2-3% sui titoli parcheggiati in portafoglio, lo può fare da qualsiasi parte del mondo a condizione che vengano consegnati entro il terzo giorno di regolamento. Chi vende allo scoperto deve contemporaneamente procurarsi i titoli da qualche altro investitore che li possiede. Il prestito avviene attraverso la mediazione del broker che gira i titoli venduti alla Stanza di compensazione (clearing house). L’operazione è registrata e l’Autorità è in grado di conoscere perfettamente chi ha venduto, chi ha prestato e quanti titoli sono stati oggetto della transazione.

Lo stesso avviene negli Usa e in Europa e difatti gli hedge fund, pur essendo soliti andare al ribasso, continuano a meravigliarsi degli interventi delle autorità. Al punto che qualcuno fa notare come sia possibile aggirare da qualsiasi parte del mondo il divieto e anche contro una eventuale, ma improbabile limitazione dello short selling a livello mondiale si troverebbe sempre il modo di continuare a fare quello che già si fa ora.