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 2011  agosto 11 Giovedì calendario

CLAUDIA MORI: «RAI NEL CAOS. CENSURANO LA MIA FICTION» —

Agosto, un anno dopo. In questi stessi giorni, ma nel 2010, Claudia Mori diceva di sentirsi umiliata e discriminata per come la Rai trattava le fiction prodotte dalla sua società, la Ciao Ragazzi. Dopo 365 giorni se qualcosa è cambiato, è cambiato in peggio tanto che lei stessa ammette soffocando una risata amara: «Se non fossero argomenti seri ormai sarebbe quasi una situazione comica». Questo perché, nonostante la Mori abbia co-prodotto con la Rai una fiction articolata in quattro film sulla violenza contro le donne, «Un corpo in vendita», nonostante la programmazione della serie fosse prevista per questo autunno e nonostante invece alla presentazione dei palinsesti si sia appreso che non sarà così; nonostante tutto questo la Mori non riesce «in nessun modo a parlare né con il direttore di Rai Fiction Del Noce, né con il direttore di Rai1 Mazza da più di un anno». La produttrice racconta di telefonate schivate, di mail orfane di ogni risposta.
Che succede? «I quattro film sono pronti. Dovevano essere sei ma ne sono stati tagliati due: quelli sulla pedofilia e sulla tratta delle nigeriane perché per i dirigenti Rai non erano adatti al pubblico di Rai1. Un’emerita sciocchezza. Il pubblico sa scegliere. Comunque la serie è pronta per andare in onda ma ho appreso dai giornali che non sarà così». Possibile che persino chi con la Rai produce una fiction non abbia un referente certo? «Con Del Noce e Mazza non riesco a parlare. A suo tempo mi assicurarono che la serie sarebbe andata in onda questo autunno. Era pronta anche la canzone scritta apposta da Gianna Nannini, "Mai per amore", finché scopro casualmente che "Un corpo in vendita" quest’anno non si vedrà in tv». Le hanno dato spiegazioni? «Dei capi struttura mi hanno comunicato che la programmeranno a febbraio per una maggiore tutela».
Ci crede? «No. Cosa vuole dire tutelare una fiction programmandola non nel periodo migliore per la tv come è l’autunno/inverno?». Perché avrebbero deciso questo? «Forse per non disturbare un certo clima tranquillizzante. Ma intanto le donne seguitano ad essere uccise. La Rai dovrebbe avere il coraggio di mandare in onda nel massimo ascolto questi film».
Anche per lei la Rai non fa servizio pubblico? «La Rai non è più un servizio pubblico. È un servizio. Da tempo fa scelte editoriali distanti anni luce dal vero servizio pubblico, dettate da altre logiche». Politiche? «Tutto è peggiorato negli ultimi anni. Inclusa la politica. La Rai non può o forse non vuole migliorare e distaccarsi eticamente e culturalmente dalla politica». Non si è forse inimicata qualcuno con il suo carattere battagliero? «Non capisco perché una donna che ha la fortuna di essere pensante e non sottomessa debba essere accusata di essere "battagliera". È una vecchia e insopportabile tradizione che stenta a scomparire quella per cui una donna se non è stupidamente ridanciana, disponibile a una logica di sudditanza maschilista, non è simpatica. Dà fastidio». Se risentisse Del Noce, cosa gli direbbe? «Lo saluterei. Niente altro perché ormai le parole hanno perso significato. E a lui credo interesserebbero molto poco i miei discorsi».
Essere donna è un ostacolo in più? «Credo di sì. Anche se molti si affannano a dire il contrario». Hanno detto che avanza pretese come se fosse il direttore della Rai... «Quali sarebbero le mie pretese? Ritenere un mio diritto che il direttore di una tv pubblica risponda a una telefonata o a una mail mentre stiamo producendo insieme una fiction? O voler essere almeno informata se non s’intende programmare la serie quest’anno?». E quindi cosa farà? Diceva che si sarebbe incatenata sotto casa dei dirigenti Rai se non l’avessero ascoltata... «Non mi fermerò qui. Lotterò per farla programmare quest’anno». Ci spera ancora? «Sì. Farò di tutto per cercare di convincerli a cambiare questa scelta che ritengo quanto mai assurda. Mi appello anche al dg Lorenza Lei». Le diranno che fa i capricci per uno slittamento... «Se serve, accetto anche di risultare capricciosa».
Chiara Maffioletti