Stefano Agnoli, Corriere della Sera 11/08/2011, 11 agosto 2011
PREZZO DEL PETROLIO IN RIBASSO E STABILITA’ DEI PAESI ESPORTATORI
Non sempre la caduta del prezzo del petrolio è una buona notizia. Dipende, ovviamente, dalla prospettiva. Di solito lo è per gli automobilisti occidentali. Soprattutto per le economie dei loro Paesi, che provano a riagganciare la crescita. Negli ultimi giorni, però, le cose hanno seguito uno schema opposto: sono stati i timori di una nuova recessione a deprimere i prezzi di brent e Wti, che oscillano rispettivamente intorno a 100 e 80 dollari al barile.
L’Opec, il cartello dei Paesi esportatori, ha dovuto rivedere al ribasso le stime sulla domanda per il 2011 e il 2012. Stando così le cose, insomma, la «buona notizia» del calo ha già contorni meno positivi. Ma diventa addirittura preoccupante se la si giudica nel contesto delle conseguenze sociali dei rivolgimenti economici e finanziari in atto da mesi. Perché i Paesi dell’Opec rischiano di fare i conti con una sorta di «soglia della rivolta», ovvero di prezzi del greggio sotto i quali avrebbero difficoltà a preservare la propria stabilità macroeconomica. A coprire cioè la spesa pubblica, a pagare l’amministrazione e provvedere al Welfare. La fragile pace sociale, sotto quel «punto di pareggio», potrebbe andare in frantumi. Qualcuno nei mesi scorsi lo ha calcolato, e ha notato che con il passare degli anni tenderà a salire.
Per il 2011, secondo le stime di Pfc Energy, società di consulenza americana, si va dai 90 dollari al barile del Venezuela (107 dollari la stima 2012) ai 94 dell’Ecuador (104) e agli 87 dell’Angola (104). Si scende un poco per Paesi assai popolosi e «sensibili» come Nigeria (71-75), Iran (72-85) e Iraq (78-86). La soglia algerina sarebbe di 55 e 68 dollari. E anche la ricchissima Arabia Saudita (73-74 dollari) potrebbe non dormire sonni del tutto tranquilli. È vero che alcuni di questi Paesi negli anni scorsi hanno accumulato «tesoretti» finiti magari in qualche fondo sovrano. Ma la tendenza è quella, e l’Occidente alle prese con la crisi dovrà tenerne conto.
Stefano Agnoli