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 2011  agosto 11 Giovedì calendario

E IN ITALIA LA SINISTRA RADICALE «CAPISCE» LA RIVOLTA

Il premier britannico David Cameron li ha definiti «semplici criminali», il leader laburista Ed Miliband si è ben guardato dal solidalizzare con loro e ha lodato la ferma risposta delle forze dell’ordine. Ma per la sinistra italiana questa è una lettura a dir poco miope. Ieri su Il Fatto Quotidiano l’editoriale di Paolo Flores D’Arcais parlava di «rabbia sacrosanta» e Liberazione titolava «Questa è la ribellione degli esclusi dal denaro». Mentre su Il Manifesto Tariq Ali ironizzava sulle dure punizioni evocate dal governo britannico «per i manifestanti trovati con una cerbottana in mano». Sono posizioni che a Londra ha espresso solo un «eretico» come l’ex sindaco Ken Livingstone.
Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, non ha dubbi: «La tesi di Cameron è completamente sbagliata e ipocrita. Non sono dei criminali. Un criminale agisce secondo un principio di razionalità. Questi sono ragazzi cresciuti tra gli strati più emarginati della società senza lavoro né casa che ogni giorno si confrontano con pubblicità che esaltano consumi roboanti veicolando il messaggio che se non sei ricco sei cretino. È una generazione al macero grazie alle politiche dei conservatori inglesi che hanno permesso a chi era ricco di diventare ricchissimo. In questo contesto di disagio sociale si determinano le rivolte. Più in Europa si proseguirà con la politica neoliberista che toglie agli strati deboli più è probabile che reazioni di questo tipo le ritroveremo da tutte le parti».
Ferrero fa notare che è «la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale che la gente guarda al futuro pensando che i figli staranno peggio di loro». Questo provoca un imbarbarimento della società. «I fatti di Londra — spiega ancora Ferrero — ci insegnano che bisogna cambiare registro e mettere sotto controllo la speculazione finanziaria».
Anche Nichi Vendola, leader di Sinistra ecologia e libertà, pensa che sia «autolesionistico rinunciare a vedere e a capire un fenomeno che ha ormai una portata continentale». Secondo il governatore della Puglia «ci sono due fratture che fungono da detonatore della rabbia: quella generazionale in cui i giovani vivono una permanente deprivazione del futuro e quella sociale di chi è costretto a una condizione materiale arida e povera anche nelle metropoli della ricchezza e del welfare». Le piazze e le periferie implodono a Parigi come a Madrid, a Londra come al Cairo per «testimoniare fisicamente — continua Vendola — anche attraverso un rifiuto estremo, il proprio disagio. Si fa male a criminalizzare tutto questo».
Non è d’accordo Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Pd. «La rabbia non è mai sacrosanta — dice al telefono da Londra — chi vandalizza è comunque dalla parte del torto. L’ordine pubblico è importante e la sinistra diventa credibile quando se ne fa garante. Deve essere chiaro al cittadino che il rispetto delle norme è un elemento di coesione sociale». Ci sono decine di centinaia di migliaia di cittadini, sottolinea Scalfarotto, che esprimono la propria rabbia andando a votare o in altri modi civili: «Io sto dalla loro parte e anche da quella delle forze dell’ordine. Questo non vuol dire che non ci si debba prendere cura del disagio».
Monica Ricci Sargentini