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 2011  agosto 09 Martedì calendario

TIRA, TIRA ANCHE LE CORDE PIÙ RESISTENTI SI SPEZZANO

Anche le corde più resistenti, se vengono tirate troppo e per troppo tempo, alla fine rischiano di spezzarsi. I mercati hanno per prima tirato la corda della Grecia, che forte non era. E l’hanno facilmente rotta. Poi quella di Portogallo e Irlanda. Ora ci provano con Italia e Spagna. Ma già hanno individuato un nuovo bersaglio: la Francia. I titoli di Stato della Grandeur ieri erano costretti ad offrire un rendimento di 0,86 punti percentuali più alto rispetto a quelli tedeschi per trovare acquirenti pronti a comprarli: questo significa che si trovano oggi nella stessa identica situazione in cui si trovavano i BTp italiani il 23 aprile 2010. Segnale inequivocabile che la febbre sta salendo anche a Parigi.

Bisogna capire perché. La Francia è uno dei pochi paesi europei ancora con un rating di "Tripla A". Tra questi, però, è uno dei più deboli. I motivi stanno nei numeri: per esempio Parigi ha un deficit primario – al netto degli interessi sul debito – pari al 3,1% del Pil. Ha un debito pubblico contenuto (85%), ma un deficit maggiore di quello italiano. Per questo sui mercati si teme che prima o poi, nonostante le smentite delle agenzie di rating, Parigi possa perdere lo status di "Tripla A" che la ripara dalla bufera. Ma questo basta per portare lo spread sui Bund vicino ai 100 punti base? La risposta, probabilmente, è negativa. I mercati, con questo vortice di vendite, lamentano qualcos’altro: il problema ormai non sta più solo nei numeri del bilancio pubblico, ma nella politica.

Gli Stati Uniti sono stati declassati sabato non tanto per il gigantesco debito pubblico, ma perché la casa Bianca sta dando prova di non riuscire a tenere le redini: il dibattito sul tetto del debito pubblico ha ridotto notevolmente la credibilità del Governo Usa. In Europa il nodo è ancora più macroscopico: ogni volta che c’è un problema, inizia un dibattito estenuante, lunghissimo su come risolverlo. Alla fine viene sempre trovato un compromesso al ribasso, temporaneo, da modificare subito dopo. I mercati l’hanno capito e non sono più disposti a tollerarlo: così vendono. Vendono Italia. Vendono Spagna. Vendono anche Francia. Perché ormai i problemi non sono più in Grecia o nei Paesi deboli, ma in Europa. A soffrire saranno dunque anche gli Stati più forti, perché dovranno salvare i deboli e perché se la barca affonda – come disse tempo fa Tremonti – affonda anche chi viaggia in prima classe.

La verità è che i mercati stanno facendo il vero stress test alla tenuta dei governi e alla loro capacità di reagire. Questa è la prima vera grande crisi globale gestita in tutti i Paesi da governi democratici che, per loro natura, sono sempre ostaggio di appuntamenti elettorali. I mercati temono che la tentazione di accondiscendere i propri elettori possa avere il sopravvento sulla necessità di portare avanti riforme vere e dolorose: così non si fidano e vendono. Per questo la politica, in Francia e in Europa, deve reagire con forza: il tempo delle misure tampone è finito. Lo spread che sale è come la sabbia della clessidra che scende: impone urgenza e pragmatismo. Senza pensare alle urne.