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 2011  agosto 10 Mercoledì calendario

IN BILICO TRA UNA RECESSIONE E L’ALTRA

Un "manuale anti-crisi" non specifica da quali crisi ci si vuole proteggere. E, approfittando di questa ambiguità, oggi consideriamo come fare qualcosa "anti"-crisi future. Partendo però, per non uscire troppo dal seminato, dalla crisi presente. Affidiamoci, per un giudizio sicuramente neutrale, a un economista marziano che, appena approdato sulla Terra e dopo aver assorbito la storia recente e i libri seminali della teoria economica terrestre, si interroga sul perché questi bipedi che popolano il terzo pianeta si siano messi in questo pasticcio.

In effetti, non c’è bisogno dell’occhio spassionato di un marziano per rendersi conto che in questa doppia crisi – prima la Grande recessione e ora questo pericoloso sconquasso – c’è qualcosa che non va. Il "qualcosa che non va" non sta tanto nelle cause della recessione del 2008-2009 – queste sono state già chiarite e spiegate – quanto in quel che è successo dopo. In breve, quella crisi fu giustamente combattuta con le classiche e corrette ricette keynesiane: se per qualche ragione i privati hanno paura e non spendono, togliendo così carburante alla fornace in cui il reddito alimenta la domanda e la domanda il reddito, che cosa fare?

C’è bisogno che qualcun altro butti palate di spesa nella fornace, così che la locomotiva dell’economia non si arresti. E questo "qualcunaltro" non può essere che lo Stato. Così è stato, e le misure prese - maggiore spesa e minori entrate - hanno allargato deficit e debiti pubblici. Ma ora questi deficit e questi debiti si sono ritorti contro i soccorritori, e hanno causato una crisi da "debito sovrano", in Europa e in America.

C’è qualcosa che non va: perché punire il Buon Samaritano? Se era giusto intervenire, per gli Stati, e allargare i cordoni della borsa per soccorrere un’economia malata, perché questo soccorso viene ora punito? Ma diamo la parola all’economista marziano (EM), che ne discorre con un economista terrestre (ET).

EM - Non mi sembra giusto che chi si è indebitato per salvare l’economia da una spirale depressiva venga poi punito dai mercati solo per il fatto che si è indebitato.

ET - Ma i debiti bisogna pur pagarli.

EM - Anche se sono stati fatti a fin di bene?

ET - Anche. É una questione di principio.

EM - Quindi, come avete organizzato la politica di sostegno al ciclo, lo Stato non solo deve procurarsi i soldi per il pronto soccorso all’economia, ma deve poi anche pagare gli interessi sul debito in cui è incorso.

ET - É proprio così.

EM - Ma ho letto un libro che voi venerate, la «Teoria generale» di Keynes. Quell’economista dice che quando bisogna salvare l’economia dalla recessione c’è un rimedio semplice: seppellite sacchetti di banconote, poi dite ai cittadini di scavare. Quelli dissotterrano le banconote, ricominciano a spendere e l’economia riparte.

ET - Ma quelle banconote da dove vengono?

EM - Mi sembra Keynes implicasse che vengono dal nulla. Le stampa lo Stato. Il grande vantaggio è che così non si indebita e non dovrà pagare interessi.

ET - Ma così si crea inflazione. Gli stessi beni di prima e più moneta. Basta dividere la seconda per i primi e si vede che i prezzi aumentano.

EM - Non necessariamente. Se la moneta non viene spesa non crea inflazione e quella che il settore privato non spende è sterilizzata.

ET - Sì, ma prima o poi viene spesa, e allora...

EM - A ogni giorno la sua pena. Quando verrà quel momento vuol dire che l’economia va meglio, lo Stato incassa di più e così sterilizza la moneta che aveva creato. Credo che quando avete deciso che la creazione di moneta non deve mai essere usata per finanziare un deficit pubblico, vi siete tolti un’arma potente.

ET - É un’arma che in passato è stata usata in modo irresponsabile, per appropriarsi di risorse attraverso un’inflazione incontrollata.

EM - E io invece vi consiglio di usarla in modo responsabile e controllato, in circostanze eccezionali.

ET - Grazie del consiglio. Ne terremo conto nella prossima crisi.