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 2011  agosto 10 Mercoledì calendario

LE PAROLE-BUSSOLA TRA LE ONDE DI BORSA

Non c’è pace sotto l’ombrellone per i risparmiatori e gli investitori italiani, raggiunti anche in vacanza dalle preoccupanti notizie sull’andamento delle Borse. Per comprendere appieno gli scenari finanziari internazionali che si vanno delineando in questa estate di fuoco, e per poter tracciare un giudizio sulle eventuali ricadute per il proprio portafoglio, si dimostra ancora una volta indispensabile avere una buona conoscenza di base dei termini e dei concetti portati alla luce dalla crisi. Dopo l’"Abc" per sedersi al tavolo con il consulente, presentato ieri dal Sole 24 Ore, ecco allora un nuovo dizionario dedicato al lessico delle Borse. Per capire come si misuri la volatilità e quali rischi comporti; come si alternino i cicli dei mercati azionari; che cosa siano gli stock rating, e in base a quali criteri vengano emessi i giudizi degli analisti; ma anche come si possa calcolare il rendimento di un’azione, e come vengano utilizzate l’analisi tecnica e fondamentale per tracciare strategie di investimento. Il tutto corredato da una valutazione di quanto sia importante ciascun termine in base alla fase economica che ci troviamo a vivere. Anche le parole di Borsa hanno una loro particolare quotazione: sono molto ricercate o, viceversa, molto trascurate a seconda delle fasi cicliche. Chi si ricorda più di «bolla» quando i rischi di recessione stroncano ogni scommessa di maxi-utile in arrivo?

PAGINA A CURA DI

Andrea Curiat LA VOCE DEL DIZIONARIO


SIGNIFICATIVITA’ PER L’INVESTITORE

- ALTAMEDIABASSA


L’importanza per l’investitore (individuale o istituzionale) di uno strumento interpretativo degli andamenti dei listini A

ANALISI FONDAMENTALE E TECNICA



SIGNIFICATIVITÀ

- BASSA


Come stabilire se un titolo azionario è allettante o meno? Quali sono gli indicatori che permettono di investire su un’azione piuttosto che un’altra? L’analisi fondamentale cerca di rispondere a queste domande prendendo piede dalle variabili micro e macro-economiche che possono influenzare la solidità di un’azienda, dal bilancio economico, patrimoniale e finanziario all’andamento del settore in cui essa opera (in particolare il confronto con i competitor). Il tutto includendo o meno le aspettative di operazioni straordinarie come fusioni, acquisizioni, offerte pubbliche. L’obiettivo è stabilire infine il “giusto” prezzo intrinseco delle azioni (fair value). L’analisi fondamentale conosce alterna fortuna: nelle fasi altamente speculative tende a perdere significatività, ma i momenti di assestamento, di "pulizia" del listino portano a recuperare il valore selettivo dei giudizi che guardano alla concorrenzialità industriale di un’azienda, alla salute complessiva del suo bilancio.

Diverso l’apporccio dell’analisi tecnica, che guarda prevalentemente agli indici aggregati (di Borsa, si settore, etc). Il tentativo di predizione razionale dei prezzi si basa su tecniche statistiche molto sofisticate e sull’individuazione di "figure grafiche" per individuare regolarità temporali (una delle più classiche è è il "supporto" che viene rotto verso il basso). Questa metodologia nasce già agli inizi del ‘900 e sviluppa sequenze matematiche e punta a quantificare concetti come "ipercomprato" e "ipervenduto". La "validazione" delle analisi e previsioni tecniche non si è però mai consolidata: Tuttavia, proprio nelle fasi più turbolente e dopo lo sviluppo della finanza derivata, l’uso di modelli matematici complessi (mutuati ad esempio dalla "teoria dei frattali") non è infrequente da parte di operatori alla ricerca di indicatori comunque significativi.







C

CICLI: ORSO & TORO



SIGNIFICATIVITÀ PER L’INVESTITORE

- MEDIA


Storicamente, gli andamenti dei mercati borsistici hanno sempre alternato periodi di crescita, con un aumento generalizzato del valore delle azioni, a momenti di depressione, con un deprezzamento delle quote. In gergo finanziario, durante i periodi di rialzo si parla di “mercato toro”; quando invece le Borse attraversano periodi di depressione dei prezzi, si parla di “mercato orso”. Questi cicli hanno in media una durata compresa tra 5 e 25 anni e possono contenere al loro interno delle sotto-fasi anche in contrasto con il trend di più lungo termine.

Ad esempio, la Borsa di Wall Street ha attraversato un lungo periodo “toro” (e quindi di crescita) dal 1983 al 2007, andando però incontro a dei momenti “orso” (ovvero al ribasso) in concomitanza con la bolla della new economy nel 2000-2002. Quando i rialzi o i ribassi in contrasto con il trend di lungo periodo sono meno drammatici o hanno effetti solo nel breve-medio termine, si parla più semplicemente di “correzioni” dei mercati. Tuttavia, quando la scorsa settimana (iniziata con l’accordo parziale sul budget Usa e conclusa con il peggior ribasso da Wall Strret dal fallimento di Lehman Brothers, con rumor ormai forti sul downgrading imminente di S&P per il rating Usa) operatori e commentatori hanno parlato con sicurezza di "Orso", qualificando il sentimenti del mercato. Durante una fase “toro”, in ogni caso, l’atteggiamento degli investitori è di generale confidenza e fiducia nelle Borse; chi agisce sui mercati finanziari prevede futuri rialzi degli indici. Durante una fase “orso”, viceversa, possono verificarsi fenomeni di panico da parte di chi teme ulteriori ribassi e si affretta quindi a vendere i propri titoli. Il "fuggi fuggi" che ne risulta non fa che deprimere ancor di più gli indici. Ma c’è anche chi agisce in un’ottica speculativa, approfittando dei bassi livelli di prezzo per acquistare “a sconto” azioni di aziende solide di cui si prevede un rialzo futuro.

P

PRICE/EARNING




SIGNIFICATIVITÀ PER L’INVESTITORE

- MEDIA


Il P/E ("Price/earning ratio") si calcola rapportando il prezzo corrente di un’azione agli utili per azione dell’ultimo esercizio annuale e fornisce un’indicazione sintetica della "valutazione" di un titolo da parte del mercato: permettendo confronti nel tempo per una singola zione e tra azioni di uno stesso segmento nello stesso momento. In altre parole, il rapporto indica quanto costa partecipare al profitto di un’azienda quotata (distribuito poi sotto forma di dividendi annuali) acquistando le sue azioni. Maggiore è il P/E, maggiore è il costo del profitto per chi compra il titolo. Il rapporto è molto usato nell’analisi tecnica per valutare la bontà di un’azione. Un valore di P/E compreso tra 13 e 15 indica un titolo sano, correttamente stimato dal mercato; un rapporto superiore o inferiore può essere sintomatico di quotazioni sottostimate o sopravvalutate. Il P/e è significativo in un contesto di Borsa poco speculativo e poco turbolento.



S

STOCK RATING



SIGNIFICATIVITÀ PER L’INVESTITORE

- MEDIA


Si sente spesso parlare in questi giorni dei giudizi dati dalle agenzie di rating sul debito statunitense o di altri Paesi. Si tratta di valutazioni che servono a guidare investitori e risparmiatori nella scelta di acquisto di titoli di Stato e bond; il criterio di giudizio si basa in primo luogo su una valutazione del rischio di insolvenza del debitore. Ma l’attività di rating da parte degli analisti non riguarda soltanto i bond, vale a dire le obbligazioni; in molti casi, le stesse agenzie si occupano anche di fornire analisi e classificazioni di merito per i singoli titoli azionari o per interi settori economici giudicati nel loro complesso. Generalmente, le agenzie si avvalgono di esperti economici e finanziari che studiano in maniera approfondita i dati di bilancio di un’azienda, rapportandoli con i risultati ottenuti dalla società negli esercizi precedenti ma anche con l’andamento dei competitor. Gli analisti prendono quindi in considerazione le decisioni di investimento future dell’azienda, gli annunci dei manager, l’andamento del settore di riferimento e tutti gli altri elementi e fattori che possono influenzare da un lato la solidità economica della società sottoposta a giudizio, e dall’altro il sentiment, le aspettative degli investitori sui mercati azionari. Questo insieme di informazioni viene quindi messo a confronto con il valore delle quote al momento del rating. L’opinione finale degli esperti viene riassunta in un outlook, vale a dire un atteggiamento assunto nei confronti del titolo della società. Se gli analisti ritengono che il valore delle quote in Borsa sia sottostimato rispetto alle reali potenzialità dell’azienda, l’outlook è generalmente di buy, acquisto, perché ci si aspetta che il prezzo delle azioni sia destinato a salire. Viceversa, in caso gli esperti giudichino il titolo sovrastimato, il consiglio è di vendere, sell. La strategia di hold suggerisce di mantenere aperte le proprie posizioni senza comprare o vendere. Molti sistemi di rating prevedono una classificazione progressiva di questi giudizi, assegnando ad esempio da una a cinque stelle a seconda di quanto sia raccomandabile una strategia di perfettamente la materia prima a cui è legato lo strumento. Lo stock rating è il "giudizio operativo dell’esperto" e incorpora elementi diversi: la sua significatività

è legata all’accreditamento

sul mercato di chi lo emette.



V

VOLATILITÀ ALFA E BETA



CONVENIENZA PER LE FAMIGLIE

- ALTA


GIl tema caldo dell’estate finanziaria 2011 è l’estrema volatilità delle Borse internazionali. Ma cosa si intende, esattamente, per volatilità? In pratica, si tratta della misura delle oscillazioni del valore di un indice in un determinato periodo di tempo. Indica in altre parole la variabilità dei prezzi: quanto sono soggetti ad aumentare o diminuire rispetto a un valore di riferimento, che può essere quello di apertura delle Borse o una media storica. Maggiore è la volatilità dei mercati, maggiore è il rischio degli investimenti, anche perché diventa molto difficile individuare in anticipo la direzione in cui possono variare i prezzi (al rialzo o al ribasso) anche in un arco di tempo molto breve. Solo gli investitori più esperti e pronti ad agire in un’ottica di speculazione, e consci dei propri rischi, dovrebbero agire attivamente sui mercati in condizioni simili. I coefficienti «alfa» e «beta» permettono di misurare la variabilità dei titoli. Il coefficiente beta, in particolare, misura il rischio sistematico, vale a dire la correlazione storica della variabilità di un titolo rispetto a quella del proprio indice di riferimento. Se il coefficiente «beta» di un titolo ha un valore assoluto maggiore di uno, il suo prezzo tenderà a variare in misura più che proporzionale al proprio indice; se il valore assoluto di «beta» è minore di uno, la variabilità del titolo sarà invece più bassa. E ancora, se «beta» è maggiore di zero, le variazioni andranno nella stessa direzione di quelle dell’indice (rialzo con rialzo, ribasso con ribasso) e viceversa se il coefficiente è negativo. Il coefficiente «alfa» è invece disgiunto dal mercato e misura il rischio specifico di un titolo: misura cioè la sua attitudine storica a variare di prezzo in positivo o in negativo, a prescindere all’andamento dell’indice di riferimento.Equivale quindi a quanto avrebbe reso (o perso) il solo titolo se il rendimento del mercato di riferimento fosse stato pari a zero. Per calcolarlo bisogna sottrarre alla media dei rendimenti del titolo la media dei rendimenti di mercato, moltiplicata per beta. Matematicamente se alfa è positivo, il titolo dimostra una tendenza storica a generare rendimenti in capital gain; se alfa è negativo, l’azione ha più spesso perso che guadagnato valore.