Maximilian Cellino, Il Sole 24 Ore 10/8/2011, 10 agosto 2011
IL MIRINO DEI FONDI USA SI SPOSTA SUI BUND - C’è
senza dubbio la mano della Banca centrale europea dietro al recupero dei BTp di queste ultime giornate. Occorrerà attendere la prossima settimana per conoscere indicativamente la quantità di titoli di Stato italiani (e anche spagnoli) che l’istituto di Francoforte ha effettivamente rastrellato sul mercato secondario. Ma il solo annuncio del raggiungimento dell’accordo per il riacquisto delle obbligazioni ha sortito per il momento l’effetto desiderato, ovvero arrestare la speculazione dilagante. Poco importa se il quantitativo di BTp in circolazione è tale che con il suo intervento l’Eurotower non possa ragionevolmente pensare di indirizzare a lungo termine il mercato: oggi chi vuole puntare contro il nostro Paese sa che troverà una mano forte disposta a contrastarlo e per questo frena. Il tempo delle «scommesse a senso unico», come piace definirle allo stesso Jean-Claude Trichet, è molto probabilmente tramontato. Così si spiega la riduzione del famigerato spread fra BTp e Bund, sceso per i titoli decennali da 412 a 284 punti in due giorni e anche quello sulla scadenza a 5 anni (ieri a quota 292). Lo stesso ridimensionamento non si è per il momento visto sulle scadenze più brevi. Lo scarto sui titoli annuali (BoT per noi, Bubill per i tedeschi) è infatti sceso molto meno: era il 2,39% venerdì scorso, restava al 2,26% ieri. E capirne il motivo è abbastanza semplice dato che, stando alle indicazioni degli operatori, gli acquisti della Bce non hanno interessato la parte a breve della curva. La situazione potrebbe però cambiare in un futuro non troppo lontano e non soltanto nel caso in cui la tensione sul mercato si dovesse stemperare. Quando si parla di titoli a brevissima scadenza come BoT e simili il ruolo dei money market fund, fondi comuni che impiegano il denaro sul mercato monetario, diventa cruciale. I grandi fondi statunitensi gestiscono attività per oltre 2.400 miliardi di dollari, che sono pronti a spostare in un batter d’occhio provocando altrettanto rapidi sconquassi (ciò che è accaduto all’indomani del crack Lehman è ancora impresso nella mente). Visto che il loro mandato è proteggere il capitale dei sottoscrittori, nei mesi precedenti hanno via via scaricato gli asset più rischiosi come Grecia, Portogallo e Irlanda. Nelle scorse settimane la stessa sorte è verosimilmente toccata a Italia e Spagna, di cui detenevano titoli per circa 10 miliardi di dollari, ora sono probabilmente altri a tremare. Qualcuno teme che infatti per far fronte ai riscatti degli investitori (ingenti negli ultimi tempi) si finisca per vendere gli strumenti più facilmente liquidabili. E visto che le ultime due giornate hanno dimostrato che, per spirito patriottico o per reale convinzione, i T-bill statunitensi non si toccano neanche dopo il declassamento di S&P, lo sguardo va ai prossimi della lista, cioè il titoli di Paesi come Francia, Germania e Olanda (di cui detengono ben 450 miliardi di dollari). La ruota gira.