ANDREA TARQUINI , la Repubblica 10/8/2011, 10 agosto 2011
LA DANIMARCA ALZA IL SUO MURO "COSÌ TENIAMO LONTANI GLI IMMIGRATI" - BERLINO
Cinquant´anni fa, la dittatura comunista della Sed al potere nell´allora Ddr, avviò la costruzione del Muro di Berlino. Sembrano ricordi lontani: chi è nato e cresciuto dopo il 1989, nell´Europa senza frontiere, difficilmente s´immagina una città tagliata in due da un confine blindato. Eppure un piccolo assaggio del passato sta per rivivere alla frontiera settentrionale della Germania, quella con la vicina, piccola e prospera Danimarca. Il governo di centrodestra di Copenaghen, ostaggio in Parlamento dei populisti d´ultradestra, ha deciso la costruzione di installazioni e impianti di controllo confinario. In privato, il governo tedesco parla con rabbia e fastidio di «gesto incomprensibile». Mezzo secolo dopo la nascita del Muro della vergogna voluto dall´impero totalitario sovietico, la nuova destra europea, secondo Berlino, impone un grave strappo al mondo senza frontiere di Schengen, e dà un colpo ai valori dell´Europa.
Povero ideale europeista, non bastava la tempesta sulle Borse e sull´euro. Proprio 50 anni dopo il Muro di Berlino, mentre la Germania riunificata in una solida democrazia si appresta a ricordare il tragico anniversario, in piccolo la scena si ripete. Farsa e non tragedia, si dirà. Però per i tedeschi, pensando ai doganieri danesi in uniforme pronti a installare barriere e dispositivi di controllo, con tutte le differenze del caso è impossibile non ricordare i Vopos, i Kampfgruppen e la Volksarmee der Ddr affaccendati a innalzare la barriera di mattoni e filo spinato alla Porta di Brandeburgo, col kalashnikov a tracolla.
La costruzione del mini-muro danese comincerà tra poche settimane, e sarà completata entro la fine dell´anno, ha detto il direttore dell´autorità doganale del piccolo regno, Erling Andersen. Sull´autostrada saranno installate due barriere, come passaggi a livello, pannelli elettronici che imporranno agli automobilisti di ridurre la velocità a 40 orari o se necessario ordineranno lo stop, e vie e piazzole laterali sull´autostrada per fermare, far parcheggiare e controllare i veicoli sospetti. Intendiamoci, c´è una differenza abissale tra la Ddr tardostaliniana e il centrodestra danese: Copenaghen non vuole impedire la fuga del suo popolo, ma far sì, dicono i governanti, «che meno criminali est europei, meno bande e mafie organizzate, meno contrabbandieri ci arrivino in casa».
L´idea non è nata negli uffici del debole premier liberale di destra Lars Lokke Rasmussen, ma ai vertici del ‘Partito popolare´, l´ultradestra xenofoba, euroscettica e anti-islamica, che non demorde nemmeno dopo lo shock della strage in Norvegia. Risuscitare le frontiere controllate è per la sua leader Pia Kjaersgaard (nota per la frase «se passeggiando incontro un musulmano vado sull´altro marciapiede») conditio sine qua non del voto favorevole alla riforma delle pensioni governativa. E Rasmussen si è piegato, ancora una volta. Berlino protesta, alcuni politici della Cdu (il partito della Cancelliera Merkel) propongono il boicottaggio turistico della Danimarca. Copenaghen non demorde, e senza troppo pudore la signora Kjaersgaard e i suoi liquidano la democrazia tedesca come «paese nevrotico ossessionato dal suo passato».