MICHELE SMARGIASSI , la Repubblica 10/8/2011, 10 agosto 2011
FACEBOOK, IL MEGA-ALBUM CON 100 MILIARDI DI FOTO
Quel bikini a Riccione, clic, quel tramonto a Ibiza, clic clic, quella scorpacciata di pesce ai Caraibi, clic clic clic, e un clic dopo l´altro alla fine di questa estate diventeranno cento miliardi le foto su Facebook. La ragnatela sociale più vasta del mondo supererà di slancio una soglia dal sapore fiabesco, che fa di Facebook il più pantagruelico album fotografico collettivo mai esistito.
Così almeno promette il suo esponenziale trend di crescita: ammesse per la prima volta nel 2005, tre anni fa le foto degli utenti erano soltanto (si fa per dire) dieci miliardi, poi salirono a sessanta miliardi alla fine dell´anno scorso, quando nel solo weekend di Capodanno ne piovvero di botto 750 milioni. Relax e gioia, si sa, sono fotogenici: un terzo delle immagini viene caricato di sabato o di domenica.
Dunque, complici le vacanze, fra poco nei server della creatura di Mark Zuckerberg ci saranno in media circa quindici foto di esseri umani per ciascun essere umano vivente sulla crosta del pianeta. Forse solo ora l´espressione "fotografia di massa" assume il suo autentico significato. Certo, anche nel lungo secolo Kodak si scattavano miliardi di fotografie: ma nella stragrande maggioranza venivano stampate in una copia sola, viste una volta sola da pochi intimi, per poi languire in un cassetto e scolorire dentro quei tremendi albumetti a tasche di pvc. Con l´avvento del digitale le cose non parevano destinate a cambiare granché: una sbirciatina con gli amici sul monitor (più spesso direttamente sul display della fotocamera), e poi via nel cimitero di un cd o di un hard disk. Di massa era la produzione delle immagini, non la loro visione.
È stata l´imprevista, folgorante novità della condivisione in Rete a ribaltare lo scenario. I social network (Facebook svetta, ma non scordiamo i 6 miliardi di foto di Flickr, gli 8 di Photobucket, i 5 di Picasa) hanno reso ogni singola immagine privata potenzialmente visibile a milioni di persone. Le opzioni di privacy sono facilmente aggirabili, ma anche restando nel circuito più ristretto degli autorizzati le dimensioni del photo-sharing sono impressionanti: secondo i calcoli di Pixable, una delle foto-applicazioni più popolari tra gli utenti di Facebook, visto che ogni titolare di account ha una media di 345 amici, e ciascuno di essi mette online in media 282 fotografie, ogni utente medio ha accesso libero a 97 mila fotografie altrui, più di quante ne riuscirà mai a sfogliare, centinaia di volte più di quante i nostri nonni potevano vedere nel corso di una vita intera.
E la quantità cambia la sostanza, come sempre. Le proporzioni della nuova condivisione stanno stravolgendo la concezione tradizionale della fotografia familiare, la sua funzione antropologica. Guardare assieme, commentandole, le foto delle vacanze, o del matrimonio, in certe interminabili ma ineluttabili serate di proiezione di diapositive, era un rito sociale che nutriva concrete relazioni interpersonali. Caricare le stesse foto sul proprio profilo Facebook non è solo un modo per condividerle più velocemente e a distanza, è disperderle nel vento. Come palloncini che scompaiono all´orizzonte, saranno raccolte da persone in molti casi ignote, che le guarderanno all´insaputa del titolare, che magari le scaricheranno, modificandole e ridistribuendole. In cambio, se va bene, un fugace clic sul bottone "mi piace".
Prese e subito lanciate in Rete senza la minima selezione, scaricate direttamente da quella stazione multimediale interconnessa che ci ostiniamo chissà perché a chiamare "telefonino", senza nemmeno passare per la memoria di un pc, le nostre foto private non sono più un deposito di memoria (non sono neppure più di nostra proprietà esclusiva: Facebook si riserva tutti i diritti sulle foto degli utenti), ma un flusso ininterrotto di autopresentazioni dell´Io. Non servono a conservare l´immagine del proprio passato ma a fabbricare l´immagine del proprio presente, da esibire, da tenere continuamente aggiornata: i nostri "amici" sfogliano solo le ultime foto, caricate e "taggate" e automaticamente "notificate" ai destinatari. Chi non alimenta continuamente il proprio album, scompare dalla vista altrui: eventualità terrificante per gli egonauti. Che non sono solo i nostri figli adolescenti, anzi: il numero di foto caricate cresce con l´età, dai 13 anni (119 a testa) fino al picco dei 27 (510 a testa), per rimanere poi stabile fino alle soglie dei 50 anni.
Ai vecchi album venivano promosse solo le foto ben riuscite: ora passano tutte quante, non importa che siano brutte, noiose, ripetitive: la fotografia all´era di Facebook non è più un´opera da ammirare, è una performance da recitare. Non è più un contenuto, è un canale. I consumatori del resto sono voraci, le sgranocchiano come noccioline, e i gestori lo sanno. Sono le foto la vera attrattiva dei social network. Secondo una seria ricerca dell´università di Harvard, i ragazzi vanno in cerca soprattutto di foto di ragazze. Le ragazze invece cercano... foto di ragazze. Insomma le ragazze sono la materia prima visuale più ricercata in Rete. E questa è forse l´unica cosa che nella storia della fotografia non è mai cambiata.