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 2011  agosto 10 Mercoledì calendario

LA «CURA» ITALIANA E I LEGAMI TESI CON LA GERMANIA —

Ma se sono gli stessi italiani a dare un giudizio negativo sulla loro patria, e a definirla «caotica, confusionaria, disorganizzata, disordinata», perché dovrebbero parlarne bene i tedeschi? E invece no, chi vive in Germania, secondo un sondaggio dell’Ispo recentemente commissionato dall’ambasciata tedesca a Roma, continua a ritenere il nostro Paese «bello, fantastico, attraente». Certo i cittadini della Repubblica federale ci danno una grande lezione di autostima: si riconoscono nell’idea di «precisione, perfezione, puntualità». C’è anche (e sono molti) chi si identifica con il concetto di «correttezza, disciplina, potenza economica». E sta proprio qui il nocciolo della questione, o meglio, la ragione di questo momento difficile che stiamo vivendo. La crisi dell’eurozona coinvolge l’Italia, e i tedeschi si chiedono quanto possa costare salvarla. «Angela Merkel ha ancora un ottimo istinto per capire gli umori popolari. Sa che i suoi concittadini sono più preoccupati del problema del debito dei governi che di qualsiasi altro argomento», ha scritto Quentin Peel sul Financial Times. E si comporta, aggiungiamo, di conseguenza.
In queste ultime settimane (senza mai dare segnali di nervosismo e senza interrompere, poi, le vacanze in Alto Adige) la cancelliera si è dedicata a inviare messaggi di benvenuto per gli sforzi di risanamento italiano ma soprattutto ad invitare il governo di Roma a non perdere tempo. Una «tutela», è stato detto. C’è stato poi il tormentato sì agli interventi della Banca centrale europea per acquistare titoli di Stato italiani e spagnoli. Ed è stata quest’ultima scelta a provocare il forte malumore di qualificati esponenti della sua stessa maggioranza. L’ex ministro dell’Economia, il liberale Rainer Brüderle, oggi capogruppo della Fdp al Bundestag, ha detto che «l’Italia può farcela da sola». Senza mezzi termini, il «numero due» cristiano-democratico in Parlamento, Michael Fuchs, ha sostenuto ieri che per ridurre il debito sovrano l’Italia «deve mettere a posto i conti, o portando a termine le privatizzazioni oppure vendendo le riserve di oro». Della stessa opinione un altro esponente liberale, Frank Schäffler, il parlamentare che organizza il no al fondo salva-Stati: «È necessario che vendano parte dell’oro o depositino parte delle riserve a garanzia presso la Bce».
I giornali si differenziano sulle ricette o sulle valutazioni della linea del governo ma sono uniti nel chiedere all’Italia di risparmiare e di agire in fretta perché troppo tempo è stato perduto. Così gli analisti. «Berlusconi ha promesso di presentare il pareggio di bilancio nel 2013 e questo va nella giusta direzione. D’altra parte nelle ultime settimane aveva sostenuto che l’economia italiana era solida, e questo con un debito pari al 120 per cento del Prodotto interno lordo. E i mercati sono stati diffidenti. Questo significa che il suo annuncio è arrivato troppo tardi», dice Jörg Hinze, dell’Istituto di Amburgo per l’economia internazionale. Ma il problema non è solo economico, la diffidenza per come l’Italia viene governata cresce ogni giorno di più. Attraversa tutto il mondo politico, è condivisa nell’establishment economico-finanziario, trova una cassa di risonanza nei giornali. Non è un caso che a metà luglio Der Spiegel sia uscito con una cover story intitolata «Ciao bella», mettendo in prima pagina un Berlusconi gondoliere tra le sirene e l’autocitazione dell’immagine del piatto di spaghetti con la pistola (una sua discussa copertina del 1977).
La crisi del debito è troppo grave per non dominare tutto e per non stravolgere ogni tipo di agenda. L’impressione, però, è che il rapporto tra i due Paesi non sia compromesso e che, quando la tempesta finirà, possa rinascere su basi diverse anche grazie all’opera, nella diplomazia e nella cultura, di chi non ha mai smesso di lavorare con intelligenza. Non sono ancora troppo lontani i tempi in cui l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nell’accettare la laurea honoris causa dell’Università di Lipsia ricordava, nel luglio 2000, di aver personalmente voluto l’immagine di Castel del Monte sull’euro «italiano» in omaggio a Federico II, «imperatore al tempo stesso tedesco e romano che incarnò un ideale di sovranazionalità, oscurato successivamente da troppi lunghi periodi di nefasta contrapposizione».
Ne è una dimostrazione recente la visita in Italia del presidente tedesco Christian Wulff e il rapporto che si è creato con il presidente italiano Giorgio Napolitano, «l’affidabile», come ha intitolato il suo profilo nei giorni scorsi la Frankfurter Allgemeine Zeitung. In quella occasione, come ricorda chi era presente, gli studenti italiani e tedeschi che hanno incontrato a Villa Vigoni i due capi di Stato e posto loro domande «sembravano essere cittadini di uno stesso Paese». Il futuro di Italia e Germania è nelle mani anche di questi giovani.
Paolo Lepri