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 2011  agosto 10 Mercoledì calendario

Gli ex rivali Tra i democratici c’è nostalgia di Hillary - Nostalgia di Hillary? Comincia a girare anche questo sentimento, tra i democratici, al punto che qualcuno vorrebbe rivederla candidata alla Casa Bianca l’anno prossimo

Gli ex rivali Tra i democratici c’è nostalgia di Hillary - Nostalgia di Hillary? Comincia a girare anche questo sentimento, tra i democratici, al punto che qualcuno vorrebbe rivederla candidata alla Casa Bianca l’anno prossimo. Gli americani lo chiamano «buyers’ remorse», cioé il rimorso del compratore, che prima aveva abboccato a un’offerta, ma dopo averla acquistata ci ripensa. La campagna elettorale del 2008 era stata dura e senza esclusione di colpi. La Clinton contava sull’establishment del partito, che aveva lavorato alla Casa Bianca con il marito Bill, ma i militanti temevano che avesse meno possibilità di piacere all’elettorato moderato, proprio per questa identificazione con un’era che aveva diviso molto l’America. Obama era la novità affascinante, e non portava con sè un bagaglio ingombrante di voti, prese di posizione, polemiche e scontri. La differenza alla fine la fece soprattutto la sua linea sulla guerra in Iraq, e la promessa di cambiare corso rispetto all’amministrazione Bush anche sull’economia. Durante la campagna Hillary aveva avanzato il dubbio che Obama fosse troppo leggero e avesse troppa poca esperienza politica, per guidare una superpotenza, ma alla fine si era dovuta arrendere alla volontà della base che aveva rigettato il vecchio e abbracciato con entusiasmo il nuovo. Barack aveva vinto anche perché era riuscito a motivare tante persone, che senza la sua candidatura non sarebbero neppure andate alle urne. Pure l’establishment, poco alla volta, si era adeguato. Il primo membro della classe dirigente che aveva fatto dietrofront era stato Gabriel Guerra Mondragon, grande raccoglitore di finanziamenti elettorali nella comunità ispanica, che i Clinton avevano premiato con il posto di ambasciatore in Cile. Dopo di lui, uno alla volta i capi del partito si erano rassegnati. Ora però i democratici si stanno chiedendo se quella è stata la scelta giusta, oppure se Hillary non sarebbe stata un presidente migliore. Il dibattito, quasi scherzando, lo ha aperto il conduttore televisivo Bill Maher, molto popolare nella base liberal. «Non pensate - ha chiesto - che la gente di sinistra senta un po’ di rimorso del compratore a proposito del presidente? I democratici non avrebbero fatto meglio a scegliere Hillary?». La provocazione è stata subito raccolta da altri commentatori d’area, come Leslie Bennetts del sito Daily Beast, diretto di Tina Brown, che era amica della prima ora dei Clinton. «I liberal - ha scritto Leslie - hanno il cuore spezzato soprattutto a causa della capitolazione di Obama davanti ai conservatori sui principi fondamentali. Sono furiosi per la percezione di debolezza, per quanto è sembrato inefficace nel negoziare con i repubblicani la questione del debito». Sì ai tagli, ritirata sulle nuove tasse per i ricchi. L’argomento è stato ripreso e avanzato da Matthew Dickinson, di Presidential Power: «Scegliemmo un candidato diverso, perché prometteva il cambiamento ed era lontano dai giochi politici di Washington. Ora ci ritroviamo con un presidente impopolare, e invischiato fino al collo in questi giochi». Perciò, la soluzione migliore sarebbe candidare Hillary nel 2012: «Una nuova sfida alle primarie sarebbe brutale, ma utile. LaClinton è ancora popolare e non è stata coinvolta nelle scelte di politica interna di Obama». I pezzi grossi del partito non si azzardano a intervenire su un dibattito di questo tipo, ma è probabile che il dubbio sia venuto a molti di loro. Hillary perse le elezioni perché era percepita come troppo vicina all’establishment di Washington, troppo realista e moderata. Barack però ha deluso la base liberal proprio su questi punti, scegliendo sempre la via del compromesso. Allora tanto valeva avere una realista al governo, con più esperienza di lui per mettere in pratica questa linea. Altri però, come Joan Walsh di Salon, notano che Hillary era stata l’architetto della fallimentare riforma della sanità voluta dal marito: sceglierla avrebbe significato il rischio di avere il peggio del realismo, e il peggio del liberalismo. Al momento questi discorsi sono sogni, perché scalzare un incumbent alle primarie è quasi impossibile. Però sono un segno degli incubi che tormentano i democratici.