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 2011  agosto 10 Mercoledì calendario

(r. fi.) L’occhio del Grande fratello non sembra vigilare su Endemol, che aumenta il fatturato, ma chiude in profondo rosso, trainando anche Mediaset

(r. fi.) L’occhio del Grande fratello non sembra vigilare su Endemol, che aumenta il fatturato, ma chiude in profondo rosso, trainando anche Mediaset. Il gruppo fondato da John De Mol, nel primo semestre di quest’anno, ha segnato perdite per 90,3 milioni, quasi un sesto dei 601,9 milioni di ricavi (migliorati di circa il 10% rispetto al gennaio-giugno 2009). E un terzo di questi 90 milioni di rosso (erano 62 milioni un anno fa), 30 milioni quindi, risulta di competenza del gruppo del Biscione: che non solo è socio al 33% di Edam, il consorzio che controlla la società di produzione televisiva (il restante 66% è ripartito a metà fra Goldman Sachs e il fondo Cyrte di De Mol), ma di Endemol è anche cliente e creditore, dopo che ha acquistato, lo scorso anno, porzioni di debito della società olandese, svalutate al 30 giugno scorso per 12,2 milioni. I dati emergono dalla semestrale del gruppo di Cologno Monzese, che ieri in Borsa è scivolato dello 0,54%, contro un indice Ftse Mib al +0,52%. Il nuovo passivo semestrale di Endemol fa aumentare a 287,3 milioni di euro le perdite di competenza accumulate dal Biscione, ma non contabilizzate a bilancio, in base ai criteri Ias (poiché, in base agli stessi criteri, «mancano obbligazioni legali o implicite relativamente alla copertura di tali perdite in capo alla partecipante», spiega la relazione). Ed è questa la situazione dalla quale i tre soci dovranno partire a breve per il riassetto del gruppo olandese, leader nella produzione di format televisivi e di prodotti per piattaforme online, presente con 80 società operative in 26 Paesi del mondo, firma con Endemol Italia di programmi, oltre al Grande fratello, come Chi vuol esser milionario?, Affari Tuoi, Centovetrine, ma anche Che tempo che fa. Fra i nuovi show prodotti da Endemol c’è anche Baila affidato a Barbara D’Urso, per il quale Mediaset è stata accusata di plagio. Secondo Milly Carlucci (assistita dall’avvocato Giorgio Assumma) e la Rai (insieme hanno intentato causa a Canale 5), il programma è troppo simile al loro Ballando sotto le stelle. Ieri si è tenuta la prima udienza al tribunale di Roma e Mediaset ha respinto le accuse: «Il programma è ancora in fase di realizzazione e dunque nessuno può sapere come sarà. Rti ha acquisito un format da Endemol che ha garantito essere originale». RIPRODUZIONE RISERVATA Anche Warren Buffett (azionista di Moody’s) declassato da S&P (a. pu.) Legge di mercato o vendetta? Il miliardario-oracolo Warren Buffett non aveva quasi finito di parlare nei giorni scorsi, criticando Standard & Poor’s per avere tolto la «tripla A» agli Stati Uniti («Se ci fosse una quadrupla A, la darei agli Usa», aveva dichiarato alla Fox, guadagnandosi la citazione di Barack Obama in persona), che subito la mannaia del declassamento è calata anche su di lui. La stessa S&P ieri ha infatti tagliato da «stabili» a «negative» le prospettive della sua cassaforte, la Berkshire Hathaway, e delle sue omonime compagnie assicurative. Niente di strano, verrebbe da dire: succede all’America di Obama, figuriamoci a una compagnia privata. Se non fosse che lo stesso Buffett, con la stessa Berkshire Hathaway, è il primo azionista di Moody’s, cioè dell’agenzia di rating che di Standard & Poor’s è l’acerrimo rivale. Dal libro soci al 31 dicembre 2010 il finanziere di Omaha, Nebraska, risulta possedere infatti il 12,3% delle azioni di Moody’s, vale a dire 28,415 milioni di titoli. A pari merito (12,3%) c’è solo la Capital World Investors; segue, a distanza con il 6,6%, il fondo Blackrock, che ha appena ridotto sotto il 2% il proprio peso in Mediaset. Il taglio delle prospettive alla holding di Buffett è legato proprio alla bocciatura degli Stati Uniti. E poteva andare peggio: in fondo, l’oracolo di Omaha non è solo, anche Fannie Mae e Freddie Mac, le agenzie che garantiscono i crediti sui mutui salvate dal governo e nazionalizzate nel 2008, hanno subito il declassamento. «Il nostro giudizio sulle caratteristiche fondamentali del credito non è cambiato — dice il report di S&P —. L’intervento riflette piuttosto il legame fra queste società e il debito sovrano americano». Ma per Buffett, che da Standard & Poor’s si è già visto togliere la tripla A lo scorso anno, suona come una punizione. Anche perché in due mesi, dal 9 giugno, Moody’s ha perso in Borsa il 28%.