Wei Gu, La Stampa 9/8/2011, 9 agosto 2011
Le critiche cinesi agli Usa sono un boomerang politico - La diatriba cinese contro la politica economica Usa post downgrade potrebbe diventare un boomerang
Le critiche cinesi agli Usa sono un boomerang politico - La diatriba cinese contro la politica economica Usa post downgrade potrebbe diventare un boomerang. Pechino rischia infatti di scatenare più pressioni americane sulle questioni dolenti della valuta e degli scambi commerciali. L’organo di informazione cinese, considerato voce del Partito Comunista, dopo il taglio della tripla A ha fatto due richieste: ha invocato una supervisione internazionale sul debito Usa e ha chiesto che alla Cina fossero fornite precise garanzie. E questa non è una novità. Ma la seconda richiesta, quella che l’America abbatta le proprie spese militari e usi le risorse risparmiate per compensare il suo enorme deficit di bilancio, segna un punto di svolta. Questa richiesta riflette le preoccupazioni per le recenti esercitazioni militari degli Usa nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale, e per la possibile vendita di altre armi americane a Taiwan, un tema che probabilmente sarà affrontato in occasione della prossima visita del vice presidente Joe Biden in Cina. Naturalmente, alla Cina fa comodo mettere in cattiva luce gli Usa. In una situazione di cambio controllato dello yuan, che può rafforzarsi solo lentamente rispetto alla valuta americana, un dollaro debole comporta vantaggi commerciali per la Cina, anche se il rallentamento della domanda statunitense finirà per penalizzare le esportazioni cinesi. Considerando le crescenti preoccupazioni sulla ripresa globale, Pechino sarà più incline a tenere la moneta sotto controllo per favorire le esportazioni. Tuttavia, i moniti cinesi sono poco credibili. La Cina è il principale possessore estero di titoli di stato americani e non può che continuare ad acquistarne. Non esistono altri mercati abbastanza profondi per accogliere la maggior parte dei suoi 3.200 miliardi di dollari di riserve. Le autorità cinesi spereranno invano che Washington tenga conto dei loro inviti riguardo alla spesa militare. Ma una politica militare dettata dai media cinesi accrediterebbe le tesi di quei politici di Washington che vorrebbero dipingere la Cina come una minaccia alla sicurezza dell’America. I legislatori potrebbero rispondere con proposte di sanzioni commerciali e critiche più aspre contro la rigidità dello yuan. Per approfondimenti: http://www.breakingviews.com/ (Traduzioni a cura del Gruppo Logos)