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 2011  agosto 09 Martedì calendario

BONANNI: "NESSUNO PROVI A TOCCARE LA PREVIDENZA"

Ancora tagli alle pensioni? La Cisl non darà alcun consenso su questo, se non si rimettono prima i buoi davanti ai carri». Ovvero, dice il leader Cisl Raffaele Bonanni, se non si tagliano prima i costi della politica, e se non si fa una riforma fiscale che contenga tagli all’Irpef, aumenti dell’Iva e della tassazione delle rendite finanziarie, e se non si introduce una patrimoniale sugli immobili, prima casa esclusa.

Segretario, ci spiega questa cosa dei buoi e dei carri?

«Semplice: il governo sta mettendo il carro davanti ai buoi, e invece bisogna fare il contrario. Sulle pensioni si sono già fatte tutte le operazioni possibili e immaginabili, e ora abbiamo un sistema solido, come riconoscono tutti in Europa. Se vogliono metterci ancora le mani, vuol dire che non vogliono consolidare il sistema pensionistico: vogliono prendersi i soldi e basta».

L’idea pare proprio quella.

«Noi non siamo d’accordo. Devono mettere il bue davanti al carro. Cioè, la politica - maggioranza e opposizione deve prima mettere mano sui loro domini. Province, spese istituzionali, costi della politica: serve prima una profonda riforma dello Stato nelle sue articolazioni centrali e locali».

E la lettera della Bce, che parla di previdenza?

«Forse Trichet non sa come funziona il sistema politico italiano. Costa molto, e soprattutto è un freno allo sviluppo, con mille poteri in conflitto. Sono troppi e costano troppo. Non c’è nessun paese in Europa e nel mondo con un livello tanto pletorico e complicato di istituzioni. E poi ci sono le municipalizzate, il vero residuo sovietico in Italia. La discarica dei politici trombati, 27mila amministratori, del tutto svincolati da ogni logica di mercato. Un potere in mano ai partiti per assunzioni e clientele. Per questo non lo vogliono toccare. Per questo vogliono tantissime società piccole e frammentate, per avere migliaia di appalti e migliaia di posti da gestire».

Insomma, la Cisl dirà no a nuovi tagli sulle pensioni?

«Noi diremo che se si parla di consolidare il sistema previdenziale siamo d’accordo. Ma che prima ci sono altre cose da fare. Della politica ho detto. Poi bisogna anticipare la riforma fiscale, anche aumentando l’Iva, ma riducendo l’Irpef. Bisogna colpire le rendite finanziarie, passando dal 12,5% all’aliquota del 20%. E poi io sono per la patrimoniale, ovviamente senza toccare la prima casa».

E se fanno queste cose voi accettate i tagli a pensioni e assistenza.

«Se fanno le cose che abbiamo detto politica, Iva, rendite, patrimoniale - tirano su un sacco di soldi, e le pensioni non c’è bisogno di toccarle. E si rimette in moto l’economia».

Ma devono fare il pareggio di bilancio nel 2013, non basta.

«Ma quanto vale, il riordino delle municipalizzate? Un Perù. E dimezzando i livelli istituzionali, nazionali e locali, si risparmia moltissimo e il sistema diventa più agile. E avremmo fatto gran parte della strada verso il pareggio di bilancio. Ma lorsignori, nei loro feudi politici, non vogliono metterci la mano, d’accordo tra di loro, maggioranza e opposizione».

Si è parlato di commissariamento dell’Italia.

«È una discussione ridicola. In un contesto economico di finanza globale, è chiaro che tutte le economie sono interdipendenti. È chiaro che se si è accumulato un grosso debito, se il Pil è inchiodato per che nei domini della politica non si sono mai fatte le riforme strutturali, alla fine gli altri ti chiedono conto e ragione. Ma vale anche per gli Stati Uniti: sono stati commissariati dai cinesi?» E se si arrivasse alla necessità di sacrifici pesanti?

«Bisogna fare una discussione di verità e responsabilità, in una logica di equità. Come è stato detto per gli Stati Uniti, anche in Italia la situazione è stata aggravata dalla litigiosità dei partiti. Tutte le parti politiche e sociali devono darsi una linea unica. Ma ispirata alla responsabilità e all’equità, che è l’unico modo per affrontare situazioni difficili come quella che stiamo attraversando».

Il ministro Sacconi vuole far diventare legge lo Statuto dei lavori e trasformare in norma l’intesa sulla contrattazione. Siete d’accordo?

Tutti conoscono la nostra ritrosia verso interventi del legislatori su materie che riguardano le parti sociali. Non abbiamo mai chiesto leggi: abbiamo fatto l’accordo, che da regole più solide e più rispettate. Leggi non ne servono, se c’è da fare cose ragionevoli, le parti sociali possono fare da sole».