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 2011  agosto 09 Martedì calendario

LO IOR: UTILIZZARE I RISPARMI E CONVERTIRLI IN OBBLIGAZIONI

Per superare la crisi non bisogna «usare il denaro delle famiglie per ridurre il debito pubblico», con patrimoniali che prevedano prelievi forzosi dai conti correnti. Bisogna invece «convogliare parte del risparmio liquido disponibile», nel rafforzamento delle medie imprese, attraverso «obbligazioni convertibili a dieci anni». Non un prelievo, ma una sorta di maxi-prestito forzoso per far ripartire l’economia.

È l’ardita proposta che pubblica sulla prima pagina de L’Osservatore Romano il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, consigliere del ministro Tremonti, membro del Cda della Cassa Depositi e prestiti, nonché stratega finanziario della complessa operazione di salvataggio dell’ospedale San Raffaele. Il «banchiere del Papa» non cita mai l’Italia, ma intende riferirsi soprattutto al nostro Paese, dato che parla di realtà nelle quali si può contare sul «risparmio delle famiglie», su «un sistema efficiente di medie imprese» e «banche forti sul territorio».

Gotti ritiene che di fronte all’emergenza sia «inutile cercare le responsabilità degli errori commessi». Invece di cercare soluzioni individuali, le grandi economie mondiali dovrebbero organizzare «un vero vertice, con un’agenda precisa, dove discutere finalmente regole compatibili di risanamento». Soprattutto, aggiunge il presidente dello Ior, sarebbe necessario giungere «a un consenso comune sul fatto che solo un periodo di austerità, gestito in modo integrato, può essere la vera chiave per tornare a crescere».

Dopo aver definito «nocive» le soluzioni che prevedono «bolle speculative, manovre inflazionistiche per sgonfiare i debiti e le incertezze nel salvataggio dal default di nazioni vicine», Gotti propone la sua originale ricetta. Paesi come il nostro, scrive, «invece di lasciarsi tentare da soluzioni in apparenza facili come quella di usare il denaro delle famiglie per ridurre il debito pubblico», dovrebbero «convogliare parte del risparmio liquido disponibile nel rafforzamento delle medie imprese, senza penalizzare il risparmio stesso». In che modo? «Convogliando, per esempio, circa il dieci per cento del risparmio delle famiglie di un Paese sulle medie imprese sane e trainanti — attraverso lo strumento di obbligazioni convertibili a dieci anni con un tasso che copra l’inflazione, collocate dalle banche e possibilmente in base a proposte fatte dalle locali associazioni degli industriali — si potrebbero mettere ingenti capitali a disposizione di alcune decine di migliaia di aziende».

Dunque un maxi-prestito forzoso – è evidente che se fosse su base volontaria risulterebbe inefficace – con obbligazioni che finanzino le imprese scelte dagli industriali.

Questa strategia, secondo Gotti, «garantirebbe nuove risorse per gli investimenti oggi non ottenibili dalle banche e dai fondi, produrrebbe piani di crescita più aggressivi, rafforzerebbe l’occupazione e offrirebbe persino maggiori garanzie alle banche per i loro finanziamenti. Potrebbe inoltre diventare la base per attrarre e raccogliere altri capitali di rischio, anche internazionali».

Il presidente dello Ior avanza anche un’altra proposta sorprendente per ridurre il debito pubblico, quella di porre quote specifiche delle partecipazioni statali, soprattutto di quelle strategiche nei settori dell’energia, della difesa e delle i n f r a s t r u t t u r e (quindi Eni, Enel, Finmeccanica, Anas, etc.), «a garanzia reale del debito stesso», per attrarre nuovi investitori. E sostiene infine che di fronte «a emergenze gravi una percentuale del debito pubblico, e non certo quello in mano alle famiglie, potrebbe inoltre venire congelata per un periodo accettabile a un tasso che preservi solo dall’inflazione».