Alessandro Oppes, il Fatto Quotidiano 9/8/2011, 9 agosto 2011
PRIMA DI SPOSARSI A 85 ANNI, ESCLUDE IL PROMESSO DALL’EREDITÀ
Rinunce, sacrifici: cosa non si farebbe per amore. Quando poi la protagonista del “romance” – come direbbero gli spagnoli – è una ricchissima ereditiera, anzi una delle donne più benestanti del paese, e persino l’aristocratica che può vantare il maggior numero di titoli nobiliari al mondo, il sacrificio è d’obbligo. Soprattutto perché la futura sposa – che ha sei figli e un’infinità di nipoti – è una signora di 85 anni. E l’uomo che la porterà all’altare è solo un funzionario dello Stato, un sessantenne che, nel gergo della nobiltà, si continua a definire ancora (senza arrossire) un “plebeo”. Legittimo, dunque, il sospetto che “l’intruso” voglia mettere le mani su un patrimonio sconfinato. È per questo che Maria del Rosario Cayetana Fitz-James Stuart y Silva, XVIII duchessa d’Alba, un po’ per difendere la reputazione del suo amato Alfonso Diez Carabante, un po’ per rassicurare la sua folta schiera di eredi, ha fatto la grande rinuncia. Agli inizi di luglio, ha convocato nello studio di un notaio di Madrid i sei figli: Carlos, Jacobo, Alfonso, Fernando, Cayetano ed Eugenia. E ha formalizzato la mega-donazione. I figli diventano titolari di gran parte delle sconfinate ricchezze della Casa de Alba, con l’unica, considerevole eccezione, del prestigiosissimo Palacio de Dueñas, la residenza della duchessa a Siviglia, 9452 metri quadrati, costruita nel XVI secolo, che va al nipote Fernando, figlio del suo primogenito Carlos, erede del titolo nobiliare. Cayetana mantiene comunque l’amministrazione della sua fortuna, oltre alla presidenza del Patronato della Fundación Casa de Alba, che gestisce l’immensa fortuna.
Immensa, ma quanto? Nessuno è in grado di stabilirlo con certezza. Forse neppure i diretti interessati. E neanche la rivista Forbes, che ogni anno stila la classifica delle persone più ricche del mondo. Perché in questo caso, a differenza di quanto avviene con i miliardari del nostro tempo, più che di pacchetti azionari e partecipazioni finanziarie, si tratta di una di quelle fortune vecchio stampo, difficili da calcolare nel dettaglio. C’è chi dice che il “tesoro” valga appena 600 milioni di euro, chi indica una stima di 3 miliardi e mezzo. Palazzi e terreni agricoli, società, proprietà immobiliari. In tutto, le sue proprietà si estendono per 34 mila ettari, 170 volte il Principato di Monaco. E poi c’è la gigantesca collezione d’arte, un qualcosa da fare invidia alle più prestigiose pinacoteche del mondo: Raffaello, Tiziano, Rubens, Rembrandt, El Greco, Correggio, Velazquez, Goya, Perugino, Beato Angelico. Opere ereditate dai suoi avi. Ma, grande appassionata d’arte, la duchessa ha persino arricchito la collezione con nuove acquisizioni: Renoir, Corot, Picasso, Dalí, Chagall. E poi c’è la biblioteca: trentamila libri, tra cui la Bibbia d’Alba del 1433, la prima tradotta in spagnolo, e 21 documenti autografi di Cristoforo Colombo. Figurarsi se i figli di Cayetana potevano rinunciare a un simile “bottino”. Lei li ha accontentati. Per amore di Alfonso, che teneramente la chiama “porcellana mia” (con la “a”, si badi bene). A settembre, le nozze del secolo.