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 2011  agosto 09 Martedì calendario

Da Cuba agli Usa Una nuotatrice sfida gli squali - A nuoto da Cuba alla Florida a 61 anni. Più che una sfida, quella della statunitense Diana Nyad sembra essere una bella testimonianza di come la vita possa riservare sorprese a qualsiasi età e latitudine

Da Cuba agli Usa Una nuotatrice sfida gli squali - A nuoto da Cuba alla Florida a 61 anni. Più che una sfida, quella della statunitense Diana Nyad sembra essere una bella testimonianza di come la vita possa riservare sorprese a qualsiasi età e latitudine. La nuotatrice, tra le più esperte e famose al mondo per nuoto in acque libere, è partita domenica scorsa da l’Avana per raggiungere Key West, in Florida. Centotré miglia, ovvero circa 166 km, da percorrere in oceano aperto in tre giorni e tre notti. Diana Nyad è un’atleta stimatissima. Aveva già tentato la stessa traversata nel 1978, a 28 anni, ma senza successo, bloccata dopo 41 ore e 49 minuti dalla corrente e dalla stanchezza. All’epoca, però, aveva nuotato protetta da una gabbia anti-squalo, riducendo al minimo quello che è uno degli incubi peggiori per chi nuota da quelle parti. Trentatré anni dopo, eccola riprovarci di nuovo. E stavolta addirittura senza la gabbia. «Tutta la vita ho sognato di essere la prima a nuotare in totale libertà, senza barriere - ha dichiarato prima di tuffarsi. - Onestamente non avrei mai pensato, dopo il mio ritiro 30 anni fa, che sarei tornata a praticare questo sport». L’obiettivo non è solo quello di battere il record di traversata in mare aperto stabilito lo scorso 14 giugno da Penny Palfrey, un’australo-britannica di 48 anni che ha nuotato per 108 km nei Caraibi. È anche quello di mostrare che l’amore per lo sport può vincere se non tutto molto. Nessun atleta prima di lei, infatti, ha nuotato in acque oceaniche senza una gabbia di protezione. E adesso il sogno diventa realtà. Per un anno e mezzo Diana Nyad si è allenata senza sosta, e l’anno scorso in Messico ha fatto una sorta di prova generale nuotando per 24 ore di seguito. All’allenamento fisico ha fatto da contrappunto anche uno mentale. L’atleta ha ascoltato per mesi, centinaia di volte al giorno, le stesse canzoni, da Neil Young ai i Beatles, con lo scopo di educarsi alla monotonia che avrebbe poi vissuto in acqua. Il destino finora sembra essere stato dalla sua parte. Perfino gli imbarazzi diplomatici - gli Usa non hanno rapporti diplomatici ufficiali con l’isola - sono svaniti all’orizzonte del nobile progetto sportivo. E così le autorità cubane, dopo un anno di trattative, hanno accettato l’avventura e permesso alla Nyad di tuffarsi al largo della capitale L’Avana. Grazie all’aiuto di una tecnologia più avanzata e di un corpo «più vecchio ma più forte», l’atleta Usa prima di partire si è detta ottimista sull’esito della traversata: «Fisicamente sono molto più forte di prima, anche se a 20 anni ero più veloce». Insieme a lei, per tutto il tempo, ci sarà un’équipe di 22 persone. L’aiuteranno a fronteggiare i momenti più difficili e a risolvere le difficoltà già messe in conto. Primo fra tutti, il problema dell’orientamento. L’atleta dovrà, infatti, mantenere la giusta rotta in un mare le cui condizioni restano la vera incognita. Il mare piatto nel quale si è tuffata alla partenza potrebbe presto incresparsi a causa di forti venti e acquazzoni dalle durate imprevedibili. Quanto al dilemma squali, pur rifiutando la gabbia, la Nyad potrà avvalersi di un kayak d’appoggio con a bordo due persone dotate di bastoni di neoprene capaci di emettere vibrazioni elettroniche fondamentali per tenerli lontano insieme alle meduse. Quanto all’alimentazione, sarà «estrema» come lo è l’intera esperienza. All’atleta è concesso fermarsi solo per pochi minuti ogni ora e mezzo, il tempo di assumere bevande proteiche sostitutive e ingerire speciali compresse gelatinose di elettroliti. Chi lo desidera potrà seguire l’avventura di Diana su una mappa «in progress», aggiornata in tempo reale, sul sito della «Cnn».