Luca Davi, Il Sole 24 Ore 9/8/2011, 9 agosto 2011
ORO, UN VOLO SENZA FINE TOCCATO IL NUOVO RECORD A QUOTA 1.720 DOLLARI
Un investimento d’oro. È proprio il caso di dirlo. Perchè il metallo prezioso non solo oggi è ai massimi storici, in termini di valutazioni, visto che i suoi prezzi hanno superato ieri i 1.720 dollari l’oncia sul mercato spot londinese. A colpire è piuttosto la performance realizzata nel corso dei decenni. Anni in cui il lingotto è riuscito a battere, in termini di rendimenti, qualsiasi altro asset.
Per capirlo basta mettere a confronto l’incremento di prezzo del lingotto con quello delle principali attività finanziarie. Ebbene, chi avesse investito 100 dollari d’oro nel 2000 oggi si ritroverebbe in mano 578 dollari, con un balzo del 478 per cento. Nessun bene quotato ha fatto di meglio. Il petrolio, per dire, che pure ha visto ripiegare le quotazioni dopo il boom del 2008 poi rientrato, ha messo a segno una crescita del 237 per cento. Peggio, molto peggio, è andata a chi ha comprato azioni e le ha messe nel cassetto. Dal 2000 ad oggi 100 dollari investiti nelle azioni del listino americano S&P 500 non solo non hanno reso interessi, ma anzi hanno perso il 18 per cento del loro valore.
Poco cambia anche se si guarda a scadenze più brevi. Il 25 agosto 1999 l’oro quotava 252,55 dollari l’oncia, il livello più basso degli ultimi 20 anni. Se un (fortunato) investitore avesse comprato allora 1.000 dollari in lingotti, oggi il suo investimento sarebbe pari a 5.400 dollari. La stessa somma "giocata" sull’S&P 500 sarebbe cresciuta a soli 1.200 dollari.
L’oro, insomma, negli ultimi anni non si è fermato davanti a nulla. Speculazione finanziaria, attacchi terroristici, guerre, listini azionari singhiozzanti e bolle immobiliari nell’ultimo decennio hanno spinto le valutazioni aurifere sempre più in alto. Dal 2007, in particolare, lo scenario macroeconomico dominato da una durevole volatilità finanziaria ne ha più che raddoppiato le valutazioni trasformando il metallo in un autentico bene di investimento amato dai piccoli e grandi investitori.
Una frenata, sia chiaro, c’è stata. Ed è accaduto nel 2008, l’anno dello tsunami finanziario, quando il valore di tutti i beni mobiliari (e immobiliari) registrò un tracollo. Ma in fondo il metallo giallo non ha mai davvero perso la strada al rialzo. In questo senso la diffusione degli Etf, gli Exchange Traded fund, è stata decisiva. Ma a far lievitare i prezzi sono stati anche gli acquisti da parte delle Banche centrali. Oggi gli istituti di tutto il mondo detengono più di 30.500 tonnellate di metallo, pari al 15% circa di tutto l’oro esistente al mondo. Particolarmente attive sono le banche dei paesi emergenti, oggi più che mai desiderose di alleggerire l’esposizione su un valuta, come il dollaro, sempre più debole. I dati più recenti, emessi del Fondo monetario internazionale, mostrano che in giugno gli istituti centrali di Thailandia, Russia e Kazakhstan hanno accresciuto le loro riserve. E nei giorni scorsi anche la Corea del Sud ha fatto sapere di aver più che triplicato la quota detenuta in oro.
Il vero driver di questo eccezionale rally ha un nome solo: la paura. I timori di una diffusione della crisi del debito sovrano nell’Eurozona, dall’Italia alla Spagna fino ad arrivare ai Paesi con la tripla A, spingono gli investitori a cercare asset ritenuti di maggiore qualità.
Ma a spaventare è anche il rischio di una nuova recessione, magari accompagnata da un innalzamento dell’inflazione. L’avvio di un nuovo atto del quantitative easing americano – come ventilato dal capo della Fed Ben Bernanke nei giorni scorsi – potrebbe costituire un’ulteriore molla al rialzo. Del resto anche i cosiddetti "fondamentali" del metallo giallo, ovvero domanda, offerta e riserve, depongono per uno scenario al rialzo. Gli operatori ne sono convinti. Anche perchè in gran parte dei Paesi a livello mondiale «i tassi reali sono negativi – spiegano gli analisti di Union Bancaire Privée –. Si riscontrano tassi reali positivi nei Paesi emergenti o in quelli sviluppati con un export elevato, combinato al commercio di materie prime. In questa prospettiva tutto lascia presagire un mercato rialzista per l’oro».
Un calo dei listini dell’oro, sia chiaro, è possibile, ma perchè ciò accada dovrebbero verificarsi un mix di fattori, come una forte ripresa delle economie mondiali, magari trainata dai mercati emergenti; un allentamento delle tensioni finanziarie relative ai debiti sovrani e al sistema bancario mondiale; una graduale normalizzazione della politica monetaria. Tutti eventi che, ad oggi, sembrano lontani.
D’altra parte, complici i forti guadagni messi a segno negli anni, il metallo giallo è entrato nel mirino della speculazione. I fondi di investimento, che fanno leva sull’enorme flusso di liquidità immesso dai governi e dalle Banche centrali all’indomani della crisi finanziaria, così come gli speculatori, che tentano di guadagnare sui movimenti al ribasso e al rialzo di breve termine, sono i veri market mover del prezioso. Una loro mossa, magari non legata ai fondamentali del mercato ma a scelte puramente speculative, potrebbe generare una forte volatilità dei prezzi, magari con un forte deprezzamento. Per questo, quando si investe in oro, così in tutti gli altri asset finanziari, ci vuole cautela e la massima diversificazione.