Mara Monti, Il Sole 24 Ore 9/8/2011, 9 agosto 2011
LIQUIDITÀ A LIVELLI RECORD IN CERCA DI PORTI SICURI NELLA BUFERA
Gli occhi dei mercati di tutto il mondo ieri erano puntati sulle ricadute del taglio del rating del debito americano a lungo termine. Meno si è detto sulla conferma del rating a breve termine quello seguito con attenzione dai money market nel decidere l’allocazione dei loro investimenti. Le ricadute positive si sono fatte sentire sui Treasuries a 2 anni che già in mattinata avevano portato i rendimenti al di sotto delle chiusure di venerdì, fino a toccare in serata lo 0,232% un livello inferiore al tetto massimo del Fed Fund fissato in un range tra 0 e 0,25 per cento.
Il dilemma a cui si trovano di fronte money manager, fondi pensione e fondi sovrani è dove investire la consistente liquidità quando i beni rifugio sono sempre meno remunerativi. Un paradosso se si pensa che la liquidità depositata sui conti correnti delle banche americane ha toccato livelli record di 981 miliardi di dollari a fine luglio, secondo i dati della Federal Reserve. Un ammontare triplo rispetto a quanto circolava nel luglio 2008, prima del default di Lehman, evento che provocò il congelamento dell’interbancario.
Ora la preoccupazione è dove parcheggiare la liquidità in uscita dall’Europa. L’agenzia Fitch stima che i money market americani abbiamo investito 800 miliardi di dollari in asset europei. Nell’ultima settimana di luglio sarebbero fuoriusciti 65,7 miliardi di dollari, andati in parte a gonfiare i depositi delle banche Usa. Il paradosso è che questi miliardi di dollari che circolano da un capo all’altro dell’Atlantico non sembrano essere ben accetti dagli istituti americani: con poche opportunità di investimento che assicurino una profittabilità adeguata, l’unica alternativa è lasciarli sui conti correnti. Una iattura per le banche che non sanno come utilizzare questa enorme liquidità, rischiando di erodere i margini: i nuovi depositi, infatti, dovranno essere remunerati a un tasso più basso di quelli già in bilancio. La prima risposta è venuta da Bank of New York Mellon che ha introdotto una commissione per chi tiene sul conto corrente cifre superiori ai 50 milioni di dollari. Una quantità di liquidità generata dagli acquisti di titoli effettuati dalla Federal Reserve attraverso il Quantitative Easing che, se da un lato ha aiutato a tenere bassi i tassi di interesse, ha però riempito i forzieri delle banche americane. Dall’inizio dell’anno, i depositi di Jp Morgan sono aumentati del 13% quelli di Bank of America del 3%, andando a rafforzare la patrimonializzazione di istituti già adeguatamante capitalizzati. In un sistema finanziario globalizzato, spostare flussi di denaro è un gioco da ragazzi. Se il timori sull’Europa e sul debito di Paesi come l’Italia e la Spagna si accentueranno, si continuerà ad assistere alla fuoriuscita di fondi verso le banche americane, costrette loromalgrado ad aumentare il costo dei depositi.