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 2011  agosto 09 Martedì calendario

QUANTO VALE CAPOTE AL METRO QUADRO?

Lo scorso marzo, in un intervento sul «Corriere della Sera» intitolato «Il corpo dello scrittore», Alessandro Piperno rifletteva sul carisma degli scrittori a partire «dall’invenzione romantica del genio» fino all’odierna società dell’immagine («L’Autore non ha mai goduto di tanta salute. Mai la sua presenza ingombrante aveva contribuito in maniera così decisiva all’emozione estetica»). Anzi, nel mondo anglosassone e americano la suggestione della figura dell’«Autore» è sempre più forte, lo mostra anche un fenomeno che sta assumendo di recente dimensioni notevoli: è la «vendita di case di scrittori», quasi un settore a sé nel mare magnum delle vendite immobiliari, con l’apparizione sul mercato di cottage, ville e ranch che alle caratteristiche immobiliari consuete (l’esposizione, i servizi, gli arredi o le ristrutturazioni) aggiungono quella, insolita, d’essere stati abitati da celebri autori. Proprio in questi mesi, anzi, i casi si sono moltiplicati al punto che la ricerca di una casa di prestigio diventa un viaggio affascinante e curioso nella storia della letteratura otto-novecentesca, da Dickens fino alla Rowling, dall’inglese Du Maurier all’americana Anne Rice.
Per cominciare dagli inglesi, fa quasi tremare i polsi il pensiero che nella villetta turrita, afflitta da un esubero di finestre e da un’eccessiva vicinanza alla strada, in vendita a Broadstairs nel Kent per l’equivalente di «soli» 2,3 milioni di euro, Charles Dickens abbia trascorso le vacanze per 22 anni: ci si domanda perché non sia diventata un museo, come un’altra delle sue case a Londra, visto che proprio qui l’autore inglese scrisse David Copperfield e ospitò un altro scrittore, l’amico Wilkie Collins, il quale forse ne trasse alcune delle sue atmosfere gotiche. E stupisce che a Fowey, in Cornovaglia, sia in vendita il cottage Readymoney in cui visse Daphne Du Maurier: lì si consumò la relazione tra la Du Maurier e Christopher Puxley, almeno fino al ritorno del marito della scrittrice, ferito in Nord Africa nel 1943. Inoltre, anche se in seguito l’autrice de Gli uccelli e Rebecca, la prima moglie (da cui Hitchcock trasse i celebri film) lasciò il cottage, non lasciò mai quei paraggi: le sue ceneri sono sparse infatti nei terreni intorno a Kilmarth, la sua ultima casa in Cornovaglia.
È come se l’ispirazione letteraria dei luoghi, l’atmosfera, l’ambiente originario di tanti capolavori, potesse diventare un cimelio da collezione, seguendo la sorte di tanti «memorabilia» d’autore sempre più spesso in vendita accanto a inediti o manoscritti autografi. Sembra il caso dell’abitazione di Shiplake, in Oxfordshire, in vendita a 1,2 milioni di euro, in cui George Orwell bambino annunciò alla vicina di casa e futura poetessa Jacintha Buddicom, allora tredicenne, che sarebbe diventato uno scrittore. Mentre grazie al genio di J. G. Ballard, i suburbi metropolitani delle sue narrazioni futuristiche possono ben avere avuto quale centro la modesta villetta di Shepperton (Londra) in cui lo scrittore visse per 49 anni, da poco venduta a una famiglia per circa 360 mila euro, nonostante i fan dello scrittore chiedessero di farne un museo. E sulla dimora di famiglia del giovane William S. Burroughs a St. Louis nel Missouri, in vendita a poco più di 410 mila euro, sembra incombere, con l’austero esterno da cattedrale e gli interni carichi di suppellettili, il destino agitato dell’autore visionario de Il pasto nudo.
Forse è proprio per questo che una proprietà pur lussuosa come quella di Anne Rice in California, a Ranch Mirage, è stata ritirata dal mercato dopo essere stata proposta in vendita a 2,3 e poi giù giù fino a 1,9 milioni di euro: è verosimile che i lettori — possibili acquirenti — non abbiano riconosciuto nella placida piscina e nel patio aperto le atmosfere gotiche dell’autrice dell’Intervista con il vampiro. Oppure, la differenza sta nel fatto che Anne Rice è un’autrice vivente, e può darsi che la fortuna della proprietà di un mito vivente sia ancora esposta all’andamento del mercato immobiliare più che a quello della sua fama letteraria mondiale. Lo capiremo quando sarà venduta la casa in cui un’altra autrice di bestseller ha trascorso l’infanzia, e che delle incursioni fantastiche di quell’età ha fatto la saga sulla magia dell’infanzia più famosa al mondo: è in vendita infatti a Chepstow il cottage in cui è cresciuta J.K. Rowling, la «mamma» di Harry Potter; sempre che il prezzo («appena» 460 mila euro) sia considerato appropriato dai «babbani».
Diverso il caso in cui le dimore siano anche testimonianze di un’epoca. L’esempio più straordinario in questo senso è la residenza di Truman Capote a Brooklyn Heights, attribuita all’architetto Calvin Pollard e arredata da Minard Lafever. Sebbene il prezzo sia sceso dai 12,6 milioni di euro dell’anno scorso agli 11,2 milioni di quest’anno, la casa di cui Capote stesso descrisse gli interni magnifici, la scala ellittica «come un cigno» e il portico «come pensato sotto un lago di foglie», resta una testimonianza spettacolare del periodo newyorkese di Capote, quello in cui scrisse Colazione da Tiffany e in cui frequentò il jet set della metropoli. Ma anche la «casa-galeone» di Norman Mailer, in vendita sempre a Brooklyn Heights per 1,75 milioni, dà il polso di uno stile: disegnata dallo scrittore, è concepita come un open space con piani comunicanti e grandi vetrate, quasi come una nave che scorre sull’East River accanto al panorama mozzafiato di Manhattan («mio padre amava scrivere con una "vista"», ha spiegato il figlio Michael). Quel che è compreso nel prezzo, insomma, è un mondo intero, magari alla ricerca di illuminazioni, intelligenza del reale e suggestive frequentazioni interiori: per esempio, nel prezzo di vendita della villa di William Styron in Connecticut, 1,5 milioni, non c’è solo la casa del Pulitzer autore di Le confessioni di Nat Turner, con campo da tennis, piscina e parco con cascata, ma anche l’eco delle conversazioni che proprio nella sua dimora appartata l’autore intratteneva con i suoi amici, tra tutti Philip Roth.
Ida Bozzi