Alessio Ribaudo, Corriere della Sera 09/08/2011, 9 agosto 2011
IL SOCIAL NETWORK DELLE FOTOGRAFIE. L’IDEA DI MASSIMO
Chiedetemi tutto ma non di andare lento». Si chiama Massimo Scarpis, vive a Vittorio Veneto, nel Trevigiano, ha 26 anni. Occhi vivaci dietro a grandi occhiali neri, abiti casual e una passione per i go-kart. Ma non va veloce solo in pista. È già un piccolo imprenditore grazie a Corso12, un’applicazione che ha ideato per iPhone. In quattro settimane è stata scaricata, gratuitamente, oltre 100 mila volte sui melafonini di tutto il mondo. Un successo che ambisce ad essere la risposta italiana a Instagram, il social network basato solo su immagini che ha 7 milioni di utenti. Ci si scambiano foto, si seguono gli amici attraverso le immagini che scattano nel mondo o gli altri utenti che si trovano nella stessa città, nella stessa via, allo stesso concerto, per esempio.
«Sono appassionato di Internet sin da bimbo — spiega Massimo Scarpis — e ho sempre avuto il bernoccolo per l’impresa. Mi sono guardato intorno mentre progettavo Corso12. C’erano diversi competitor, li ho analizzati per capire i punti di forza e di debolezza. Poi ho pensato a qualcosa che non disorientasse gli utenti capace di farli "sentire subito a casa". Ad esempio, abbiamo sviluppato impostazioni sulla privacy più avanzate rispetto ai concorrenti come il nostro "Paparazzi", in cui gli utenti possono decidere di condividere determinati scatti solo con questa speciale lista di amici».
Già, gli amici che Massimo, per via di questo boom, sta trascurando. «È difficile spiegargli perché rimango barricato da settimane in ufficio o a casa. Loro non capiscono che non ho molto più tempo per la discoteca, il nuoto o le partite di calcetto. Siamo solo in due in azienda e dobbiamo fare di tutto. Anche evitare che vengano pubblicate foto a sfondo sessuale. Facciamo i turni, 24 ore al giorno, con solo dei micro riposi di una-due ore». Internet per via dei fusi orari non dorme mai e Corso12 sta andando forte in Paesi lontani come il Giappone, Taiwan e l’Australia. «Malgrado l’internazionalità del software ho puntato forte sul made in Italy: dal nome dell’app sino a quello dei filtri fotografici (Magnifico, Brillante, Fumetto, ecc) per il fotoritocco e questo è stato determinante». Il successo può far girare la testa. «Per me è stato scioccante vedere arrivare prima poche decine, poi centinaia e ora migliaia di immagini al giorno. La mia intenzione era quella di partire in sordina per crescere gradualmente». Niente da fare. «È come se fosse partita un’onda che quasi mi ha travolto».
Una storia che ricorda quella di Mark Zuckerberg, il ventisettenne cofondatore di Facebook. «Lui è uno dei miei miti — spiega Massimo — e ha avuto la fortuna di nascere negli Usa dove esistono imprenditori che credono nelle idee e finanziano le idee nuove con milioni di dollari». Massimo ha potuto contare su 100 mila euro ricevuti dalla società H-Farm (il fondatore è Riccardo Donadon) che ha sede a Ca’ Tron, in provincia di Treviso e poi a Seattle, Londra e Mumbai. Un «incubatore di aziende» che ha investito in una trentina di idee, diventate altrettante società operative legate al mondo di Internet.
«Navigando nella Rete mi sono imbattuto in H-Farm. Ho proposto Corso12. Mi hanno dato fiducia ed eccomi qui. I soldi basteranno fino a dicembre e mi fa rabbia che nella mia regione ci siano centinaia di imprenditori che investono solo nei capannoni e non in start up come la mia. Lo dico da figlio di un loro "collega"». I genitori di Massimo lavorano nel settore dell’abbigliamento, orgogliosi di lui ma con un cruccio: la mancata Laurea in Economia e commercio a Ca’ Foscari di Venezia. «Mi mancano due esami ma ho promesso a mamma di prendere il pezzo di carta appena consoliderò la ditta. Mi sostengono ma è difficile spiegare anche a loro che cosa esattamente faccio. Ho iniziato a lavorare con mio padre, ma il capannone non fa per me. Nel 2006 ho provato a lanciare un portale di negozi di moda (iltrovamoda.com). Ho girato l’Italia per raccontarlo ma ero in anticipo sui tempi e nessuno capì».
Oggi, il successo con Corso12. «Mai sedersi, devo spingere sugli aggiornamenti. Vorrei assumere degli sviluppatori di app, finire il sito che permetterà a chiunque di iscriversi e consultare le foto in Rete. Quindi, pensare alle versioni per iPad e Android. Ce la farò». Il sogno? «Arrivare a un milione di download così la quotazione dell’azienda salirebbe sui 20 milioni di euro e a quel punto vendere tutto a un colosso come Facebook». Per godersi i soldi nella vita «1.0»? «Macché così potrei rilanciare l’idea del portale di moda perché non mi è mai andato giù il fallimento». Perché Massimo non va lento.
Alessio Ribaudo