ro. bur., Corriere della Sera 08/08/2011, 8 agosto 2011
QUANDO IN AULA DIFESE LA RAGAZZA CHE RIFIUTO’ LE NOZZE —
«Il ratto a scopo matrimonio è un’usanza barbara, da combattere finché non si decideranno a smetterla». Così, Ludovico Corrao, avvocato e parlamentare, difendeva l’«onore» di Franca Viola. Una ragazza di 18 anni di Alcamo (Trapani), la prima donna in Sicilia a spezzare la tradizione del matrimonio riparatore, l’unico modo fino ad allora, per il costume siciliano, per lavare il «disonore» della perduta illibatezza.
Il 26 dicembre del 1965, la giovane viene rapita e violentata da un pretendente respinto, Filippo Melodia, 21 anni, spalleggiato da 11 complici armati. Liberata dopo otto giorni e tornata a casa dei suoi genitori, si rifiuta di sposare il suo rapitore. Melodia finisce in carcere, non potendo avvalersi dell’articolo 544 del Codice penale, che estingueva il reato di «corruzione di minorenne» in caso di successivo matrimonio con il consenso della ragazza e della sua famiglia. Lei si costituisce parte civile al processo (1966). L’opinione pubblica si divide: «Svergognata» da un lato, «eroina» dall’altro. Ludovico Corrao, anche lui di Alcamo, è uno dei suoi avvocati. Diventa un caso politico. «Io non sono proprietà di nessuno, l’onore lo perde chi fa certe cose, non chi le subisce», afferma la ragazza in aula. Melodia viene condannato a undici anni di reclusione (tredici in appello). E quando Franca si sposa con un ragazzo di qualche anno più vecchio di lei, con l’abito bianco e nella sua cittadina, a farle da testimone è ancora Corrao, a cui lei giura «di dovergli la felicità».
(ro. bur.)