Eva Cantarella, Corriere della Sera 06/08/2011, 6 agosto 2011
TUTTI I COLPI DI FULMINE DEL GELIDO BOREA. IL VENTO SEDUTTORE CHE RIDAVA LA VITA
Di Borea, il gelido vento del Nord, abbiamo già raccontato un amore, quello per Orizia, la giovane figlia del re di Atene ( Corriere , 30 luglio): un colpo di fulmine, che l’ indusse a rapirla. Ma la sua vita amorosa non si limitò certo a questo. A quanto pare Borea si innamorava molto facilmente. Come racconta Omero, il re Erittonio, il più ricco degli uomini mortali, possedeva tremila cavalle, dalla cui bellezza Borea fu fulminato, guardandole «mentre pascevano / e giacque con loro, sembrando un cavallo criniera azzurra; / esse rimasero pregne e fecero dodici puledre / Queste, quando saltavano per la pianura dono di biade, / correvano sopra le cime delle spighe e non le rompevano; / e quando saltavano sul dorso largo del mare / correvano sopra la cima dell’ onde del mare canuto» (Iliade, XX, 219-229). Ma sarebbe sbagliato, sulla base di quanto sin qui detto, dedurne che la principale attività di Borea fosse quella di sedurre donne e giumente (o forse, meglio, di violentarle). Borea era un vento che correva in soccorso dei morenti, e con il suo soffio consentiva loro di sopravvivere. Sempre nell’ Iliade ad un certo punto Sarpedonte, un semidio figlio di Zeus e di Laodamia e alleato dei guerrieri troiani, smette di respirare: «Lo lasciò allora il respiro - scrive Omero -, scese sugli occhi una nebbia. / Ma poi respirò ancora, e il soffio di Borea / vivificava il respiro ansimante, aleggiandogli intorno». (Iliade, V, 696-698). Nel bene e nel male, Borea era un vento che dava la vita.
Eva Cantarella