Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 06 Sabato calendario

IL GENERALE SGRIDA LA RUSSA: «VESTE TROPPO CASUAL»

Sarà pure vero che l’ abito non fa il monaco, ma certo a volte spiazza tantissimo e fa inorridire la gente comune. Com’ è successo a Giuseppe Lenzi, napoletano, 68 anni, generale dell’ aeronautica in pensione, ex paracadutista e già speaker delle Frecce Tricolori. Un mese fa, ricevendo in abbonamento la sua rivista prediletta, «Folgore», notò una foto in borghese del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, durante una cerimonia in Afghanistan col tricolore in mano. Indignatissimo, il generale Lenzi ha preso carta e penna: «Illustrissimo signor ministro, la Sua camicia azzurrina, sportivamente slacciata, ed il Suo scuro maglioncino a "V", oltre ai pantaloni troppo abbondantemente ricadenti sui talloni, certamente appropriati per presenziare ad uno scambio di gagliardetti fra bocciofile, non hanno conferito all’ evento quell’ importanza ch’ esso si proponeva di raffigurare». Il ministro La Russa, ieri, ci scherzava su. Ma fino a un certo punto: «Io troppo casual? Si arrabbierà mia moglie, è lei che pensa al mio look... Che devo dire? Quando vado in Afghanistan e indosso la tuta mimetica i giornali mi criticano, mi chiamano Rambo e così via. Quando in passato l’ hanno messa i vari Parisi, Casini, Schifani, Fini, anche loro in visita alle truppe, invece neppure un commento. La prossima volta indosserò lo smoking: contento, il generale?». Battute a parte, non è un mistero che il look dei politici - quando non vestono il solito gessato oppure la grisaglia d’ ordinanza - possa lasciar sgomenti. Campione di stravaganza, glissando per una volta sulle camicie hawaiane di Formigoni (per lui è nata addirittura una pagina su Facebook con le mise più sconcertanti), può dirsi il deputato dell’ Italia dei valori, Francesco Barbato. Mercoledì scorso, mentre Silvio Berlusconi aveva già iniziato a parlare alla Camera sulla crisi, Barbato l’ hanno visto arrivare tra i banchi trafelato con uno zainetto in spalla. L’ onorevole, dalla folta capigliatura e le basette king size, osa spesso accostamenti improbabili. Un giorno entrò a Montecitorio così combinato: pantaloni arancioni su scarpe da tennis nere, polo a strisce orizzontali verdi, gialle, rosse e blu e giacca color petrolio con stemma sabaudo sul taschino. «Perché mi sono vestito in questo modo? Perché sapevo che da Berlusconi ne avrei sentite di tutti i colori», provò a schermirsi. Il Barbato del centrodestra, ugualmente sensibile alle tinte forti, è invece senza dubbio il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, che ai raduni del Carroccio usa presentarsi vestito di verde mela ma anche a Palazzo Chigi, per le sedute del Consiglio dei ministri, non indugia ad arrivare senza calze (d’ estate) o con ai piedi le scarpe da ginnastica, alternando jeans e pantaloni blu cobalto o rosso carminio secondo l’ umore. Una volta il ministro leghista concesse un’ intervista in giacca blu mare, cravatta verde smeraldo e short di tela bianca a mezza gamba. Quasi meglio del pinocchietto esibito ad Ansedonia da Gianfranco Fini. O di Casini e Rutelli senza cravatta all’ incontro dell’ altroieri con le parti sociali. E che dire della giacca a vento, sempre la stessa, indossata per dieci anni di fila in montagna dall’ ex premier Romano Prodi fino al giuramento solenne: «Rinnoverò il mio guardaroba»? O ancora del colbacco sfoderato da Berlusconi ospite di Putin in mezzo alla foresta di Zavidovo? D’ accordo il casual, ma tutto ha un limite. Perché il politico in vacanza può diventare pericoloso.
Fabrizio Caccia