Monica Guerzoni, Corriere della Sera 06/08/2011, 6 agosto 2011
PAOLA CONCIA, NOZZE GAY IN GERMANIA
Una storia d’ amore come tante, ma con una differenza sostanziale. Per coronare il sogno di una vita insieme gli sposi - anzi le due spose - hanno dovuto pronunciare il loro sì lontano dall’ Italia. Ieri nel municipio di Francoforte Anna Paola Concia, 48 anni, esponente del Pd e unico parlamentare italiano dichiaratamente omosessuale, è convolata a nozze con la sua compagna tedesca. Lei si chiama Ricarda Trautmann, o meglio questo era il suo nome da «ragazza». Perché d’ ora in avanti la criminologa di Colonia, 44 anni, porterà il cognome della moglie: Concia, appunto. È una vicenda privata e al tempo stesso politica e come tale merita di essere raccontata, col suo corollario di polemiche. Ma prima vengono le fedi, il bacio, i brindisi e il taglio della torta, come nei matrimoni della tradizione. L’ istantanea che passerà alla storia delle battaglie per i diritti civili, e che evoca le atmosfere dei film del regista turco Ferzan Ozpetek, immortala Paola e Ricarda con identico bouquet di rose bianche e identico abito color avorio, solo che la Concia è in gonna e la Trautmann in pantaloni. «È stato bellissimo, commovente, autentico - racconta uno degli invitati, il vicepresidente del Pd Ivan Scalfarotto - Peccato che un cittadino italiano omosessuale debba andare fino in Germania per vedere riconosciuto il proprio diritto alla normalità... Trovo insostenibile che Ricarda, in Italia, dovrà rinunciare al suo stato civile. Lei si chiama Concia e poiché il nostro Paese non riconosce la sua scelta, si creerà un caso». Gli auguri ufficiali dei vertici del Pd tardano ad arrivare, ma Scalfarotto rivendica «in modo orgoglioso» la sua carica e la sua presenza a Francoforte: «Il fatto che il Pd abbia un vicepresidente gay non è certo un caso». Il coming out di Paola Concia, tennista e maratoneta, risale al 2002, proprio l’ anno in cui a Roma, al consolato di Francia, due imprenditori di Pisa si scambiarono le fedi per suggellare il loro amore e lanciare una provocazione politica: le prime nozze gay d’ Italia sulla base della legge francese. Da allora l’ onorevole Concia ha legato il suo impegno politico alle lotte parlamentari contro l’ omofobia e presentato tre proposte di legge sulle unioni tra persone dello stesso sesso, dai «pacs» alle nozze vere e proprie. «Le coppie omosessuali che scelgono di sposarsi all’ estero sono sempre più numerose - denuncia il portavoce del Gay center, Fabrizio Marrazzo -. Un Paese che costringe i suoi cittadini a questo turismo matrimoniale diventa ogni giorno meno civile». Un primato ben triste concorda il presidente del Circolo Mario Mieli, Rossana Praitano: «Noi semplicemente non esistiamo, non esistono le nostre vite, le nostre relazioni, i nostri affetti». E Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, lamenta la «medievale arretratezza dello Stato italiano». Ma Paola, che nel pomeriggio al ricevimento sfoggia un abito turchese uguale a quello della consorte, è raggiante. Ha ricevuto tantissimi regali e «il dono più grande» sono per lei gli amici arrivati a festeggiarla (comprese le ex fidanzate di entrambe), tra cui i deputati del Pd Sandro Gozi e Susanna Cenni. Il padre è anziano ed è rimasto a casa, ma le ha inviato una lettera struggente. Eppure il suo giorno più bello è venato di «tristezza». E non solo perché il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia, Carlo Giovanardi, osserva che il «vincolo affettivo» tra le due neospose «non ha nulla a che fare con il matrimonio, così come è disegnato nella nostra Costituzione». A rattristare Paola, o meglio a farla infuriare, è il pensiero di aver dovuto varcare il confine per sposare la sua compagna, alla quale è legata da oltre tre anni: «È sgradevole pensare che in Germania siamo una famiglia e in Italia due perfette sconosciute. Qui avrò la cittadinanza, i diritti e i doveri, qui pagheremo le tasse e tutto quello che ne consegue...». I figli? Paola e Ricarda continueranno a battersi perché anche i gay italiani possano averne: «Ma noi no, non lo faremo».
Monica Guerzoni