Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 08 Lunedì calendario

Corrao Ludovico

• Alcamo (Trapani) 26 giugno 1927, Gibellina (Trapani) 7 agosto 2011 (assassinato dal domestico bengalese). Politico • «[...] è stato un siciliano anomalo per quella sua invincibile vocazione all’utopia. Perseguita ad ogni costo e sotto molteplici vesti, avvocato di parte civile della prima donna a ribellarsi alle nozze riparatrici, politico capace di scelte coraggiose ma non senza qualche ombra di troppo, il motore della ricostruzione post-terremoto nel Belice, grande uomo di cultura e mecenate. Una sorta di anti Gattopardo che credeva davvero di poter ridisegnare una Sicilia indipendente dai poteri forti e di costruire bellezza sulle macerie. “L’arte rappresenta il sogno e la bellezza della vita – diceva – Il grande merito di Gibellina è stato quello di portare l’arte per strada”. Una vita da testimone della storia, la sua, che ha incrociato il suo percorso con quello di Giorgio La Pira, Nikita Kruscev e papa Giovanni XXIII, e vissuta con quell’aria da signore eccentrico che lo ha sempre distinto. Difficile ricordare Corrao senza il suo cappello a larghe falde e le sciarpe colorate. Il senatore, come lo chiamavano tutti dopo i dieci anni e più passati prima alla Camera e poi al Senato sui banchi del Pci, rimarrà per sempre il sindaco del terremoto, l’uomo che volle ricostruire la sua Gibellina, nel segno dell’arte e della cultura. Un’operazione che trasformò il paese distrutto dal terremoto del ’68 in un museo a cielo aperto ma che fu criticata dai tanti detrattori per aver snaturato l’identità di un paese contadino. Originario di Alcamo, attivista delle Acli, alla fine degli anni Cinquanta fece parte di quella schiera di democristiani delusi da un partito ostaggio dei grandi ras. E da deputato all’Assemblea regionale siciliana diventò uno dei “ribelli” che si intestò lo strappo del “milazzismo”, una giunta guidata da Silvio Milazzo che mise assieme una fetta di Dc, Pci, Msi e monarchici lasciando all’opposizione l’ala conservatrice della Dc. “Rappresentavamo l’opposizione ai poteri forti”, disse Corrao ricordando quell’esperienza per ribadire il sogno di un’autonomia siciliana sganciata dalle industrie del nord e delle multinazionali. Da assessore ai lavori pubblici della giunta anomala incontrò il leader sovietico Kruscev che, come racconta nel suo libro-intervista “Un sogno mediterraneo”, gli affidò un messaggio di disgelo con l’Occidente e con la Chiesa. Ma l’esperimento del milazzismo era destinato a durare poco: e così nel febbraio del 1960, insieme a un altro “ribelle”, Corrao effettua una missione segreta all’Hotel delle Palme di Palermo per convincere un deputato dc, Carmelo Santalco, a sostenere Milazzo col suo voto. Scoppia lo scandalo: Santalco registra il colloquio e lo accusa di tentativo di corruzione sbandierando la promessa di una ricompensa milionaria e un posto da assessore. Nella vita di Corrao trovano posto la difesa di Franca Viola, la prima donna a ribellarsi alla legge tutta siciliana del matrimonio riparatore dopo la “fuitina”, l’incontro con papa Giovanni, che gli confida come la madre ritenesse il suo anello di cardinale meno prezioso della sua fede da sposa, e l’elezione nel 1963 a deputato come indipendente nelle liste del Pci. “Non sono mai stato comunista ma è stato un partito di cui condividevo le idee che portava avanti”. E da deputato eletto nel collegio del Trapanese vive l’esperienza del terremoto del ’68: i paesi sbriciolati, la ricerca dei sopravvissuti tra le macerie e la pagina nera della ricostruzione. “Ho vissuto con la gente nelle baracche – raccontava – d’estate le lamiere si arroventavano, d’inverno i bambini si ammalavano di reumatismi”. La Gibellina di cui è sindaco si stacca dal gruppo degli altri comuni e inizia una ricostruzione, anomala anch’essa, che trasforma la città nuova in un percorso di opere d’arte commissionate a Pietro Consagra, a Mimmo Paladino, ad Alberto Burri che fanno del paese un punto di riferimento dell’arte contemporanea» (Mario Di Caro, “la Repubblica” 8/8/2011).