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 2011  agosto 07 Domenica calendario

LA CINA SI ARRICCHISCE CON IL “MADE IN TIBET”

Tibet Acqua Magica, Banca del Tibet, Tibet Airlines, Tibet 5100, St. Regis Lhasa: con la commercializzazione massiccia del Tibet, l’altopiano diventa ormai un brand. E nella foga di sviluppare sempre più l’economia e il turismo, i funzionari locali e gli imprenditori non stanno facendo troppo caso a quale possa essere l’impatto delle ultime idee lucrative su un ecosistema fragile come quello tibetano. Il solo nome, «Tibet», o «Xizang», nel suo corrispettivo mandarino, profumano di esotico, di spiritualità e di mistero, e sono delle vere galline dalle uova d’oro. Il contributo imprenditoriale tibetano scarseggia, ma la «Xizang re», la «febbre del Tibet», che già da diversi anni colpisce molti nuovi ricchi nelle principali città cinesi, non si ferma. Le librerie del Paese, a Pechino come a Guangzhou (Canton), sfoggiano intere sezioni sul buddhismo tibetano, molti milionari hanno ormai il loro guru tibetano di fiducia che li aiuta a meditare e ripulirsi l’anima dell’eccessiva materialità delle loro esistenze, e i negozi di souvenir tibetani sono cosa comune, che sia a Shanghai o a Xian. Tanta spiritualità ha risvolti commerciali interessanti, ancora tutti da sfruttare.

Nel giro di poche settimane, infatti, ecco che è stata approvata la creazione di una banca regionale, la Banca del Tibet per l’appunto, che darà il via alle operazioni il prossimo novembre, e che si presenta già alla nascita con un grosso investimento da parte della Banca di Shanghai. Il resto del capitale sarà elargito dal governo regionale, e il compito principale del nuovo istituto bancario sarà quello di investire nell’altipiano e fornire prestiti agli imprenditori che vogliono sviluppare attività in Tibet.

Poi, c’è la neonata Tibet Airlines, di cui il 31% è detenuto dalla Air China, la compagnia di bandiera cinese. Per il momento la compagnia detiene solo due aerei (con un terzo in arrivo), bianchi e con un ricciolo colorato e la scritta Tibet Airlines in inglese, cinese e tibetano – ma ha già l’ambizione di cominciare a volare fino in Europa di qui al 2015. Il manager della compagnia aerea è Liu Yanping, e all’inaugurazione, il 26 luglio scorso, davanti ai quadri di Partito cinesi e alle montagne innevate c’erano un gruppo di danzatrici tibetane «etniche», pronte a rallegrare la nuova operazione con i loro grembiuli a righe colorate e le loro trecce svolazzanti, che saltavano entusiaste sulla pista di atterraggio.

Per quanto riguarda l’acqua, invece, l’operazione è un po’ più complicata, dal momento che il surriscaldarsi del pianeta che porta al fondersi dei ghiacciai, insieme ai problemi ambientali più specifici della zona, stanno rendendo molto scarsa l’acqua sull’intero altipiano, e imbottigliarla per spedirla in tutto il Paese, o magari anche all’estero, non sembrerebbe una buona trovata, se non che è una delle idee più lucrative che siano venute a degli imprenditori recatisi in Tibet di recente. Il caso della Tibet 5100 (il numero rappresenta l’altitudine della fonte a cui quest’acqua minerale attinge, che si chiama Nyainqentanlha e si trova nella provincia di Damxung) è il più significativo: l’azienda ha forti legami con le ferrovie cinesi (che, come si ricorda, dal 2006 collegano Lhasa, la capitale del Tibet, a Pechino, garantendo un influsso costante di turisti), ed è riuscita nel giro di pochi anni a rendere l’acqua Tibet 5100 un marchio di lusso dell’acqua minerale in bottiglia, al punto da essere chiamata «l’Evian cinese». Lo scorso giugno, l’azienda si è quotata a Hong Kong, portando il brand Tibet in borsa con notevole successo (177 milioni di dollari Usa al lancio), annunciando l’intenzione di utilizzare i fondi sollevati per «ingrandire l’impianto di imbottigliamento», e continuare dunque a pompare via acqua dai fiumi che nascono sull’Himalaya cinese. Per poter sfruttare la fonte per i prossimi 50 anni, la Tibet 5100 ha solo dovuto pagare poco più di 150mila euro al governo locale di Damxung, e da allora può imbottigliare e smistare sulle ferrovie nazionali la scarseggiante acqua dei ghiacciai.