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 2011  agosto 07 Domenica calendario

“SONO VIVO GRAZIE AI MEDICI E ALLA CHIMICA”

Assumo (da tempo) un cocktail di antidepressivi, psicofarmaci, ansiolitici, vitamine e altro, studiato da una équipe di medici, che mi mantiene in questo ‘equilibrio’ accettabile», scrive Vasco sulla sua pagina di Facebook. Segue elenco dettagliato con nomi, cognomi e hobby personali della pattuglia di specialisti che si curano di lui. Al termine della presentazione, la confessione più dolorosa: «Se sono vivo lo devo a loro e a tutta questa valanga di chimica che assumo». Firmato V.R., solo con le iniziali, perché sia chiaro che quella voce viene da dentro, non appartiene semplicemente al mal de vivre delle rockstar.

Ma Vasco? Vasco per tutta risposta alzava il dito medio contro il mondo già trent’anni fa, quando elevava il suo inno alla «generazione di sconvolti che non han più santi ne eroi» e che «vi fregano sempre» perché «siamo solo noi». Erano i primi anni Ottanta, le grandi illusioni erano state appena seppellite e Vasco Rossi schizzava ritratti di giovane provincia italiana che «fra demonio o santità è lo stesso, basta che ci sia posto».

Dal vivo poi sollevava di peso il chitarrista Massimino Riva, compaesano di Zocca e amico fraterno che sarebbe morto di overdose, e lo scaraventava di peso sul pubblico delle prime file. Dietro gli occhiali scuri di Vasco però, dietro quello sguardo azzurro cielo c’era l’animo inquieto di uno che aveva trovato nel rock l’arma di difesa, e di chi sa cantare l’inquietudine dei suoi coetanei perché se la porta addosso da sempre anche lui.

D’altra parte per reggere la «Vita spericolata» serve benzina, per esporsi davanti a migliaia di persone servono barriere, per affrontare i mass media serve la pelle dura che un artista per sua natura spesso non ha. E allora giù di cocaina e superalcolici, i guai con la giustizia, la fama di ribelle e fottuto che cresce. Storie vecchie, storie degli anni Ottanta, ma intanto il tempo corre, siamo nel 2004 e la maturità sembra raggiunta: il grande successo che lo consacra unica rockstar italiana si accompagna all’apparente sensazione di un nuovo equilibrio personale, eppure il senso di tutta la vicenda continua a sfuggire se Vasco sente il bisogno di cantare: «Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha».

Vasco la sua depressione non l’ha mai nascosta, ma di recente dev’essergli successo qualcosa di serio per aver sentito il bisogno di spiegarsi non con una canzone, ma con una lettera su Facebook. Come scrive lui stesso, ha colto l’occasione di «questo periodo in cui l’argomento delle mie condizioni di salute è salito così prepotentemente alla ribalta» e, appena uscito dalla clinica dov’è rimasto per ben due settimane, ha vuotato il sacco.

Sempre su Facebook, il signor Rossi ha anche dichiarato «felicemente conclusa la mia straordinaria attività di rockstar», per poi tranquillizzare i fan sulla possibilità di un ritiro, subito precisando “non smetterò di scrivere canzoni e di cantarle e neppure smetterò di fare concerti, non vado in pensione, voglio trovare nuove maniere, nuovi modi, cambiare le vecchie regole”.

Dodici ore dopo la pubblicazione di questi messaggi, avvedutosi che le sue confessioni stavano provocando un pandemonio, ha voluto spiegarsi ancora, sempre su Facebook: «Non sono depresso… Come non mi sono dimesso!», intendeva solo «godere della condivisione dell’esperienza e delle sensazioni. Non ho paura di parlare delle mie debolezze visto che, paradossalmente, sono la mia forza». Gioco di parole finale: «D’altronde chi-mica…pisce è bravo». Ecco.